Lo scorso 21 marzo è stato siglato un accordo che sta creando subbuglio nell’intricatissimo mondo degli acquisti della pubblica amministrazione. Asmel, associazione per la sussidiarietà e la modernizzazione degli enti locali, che raggruppa 3.500 piccoli comuni italiani, ha siglato un accordo con Amazon prime business per procedere direttamente agli acquisti per gli enti locali. Si tratta di acquisti per cifre relativamente ridotte, fino a 5mila euro, che quindi non richiedono gara pubblica ai termini di legge. Ma si tratta anche di una sorta di insubordinazione nei confronti di Consip, la centrale nazionale degli acquisti pubblici, che fa capo al ministero del Tesoro. Asmel utilizza la sua piattaforma Mepal e anticipa il pagamento al sito di e-commerce. Questo perché, per le regole sugli acquisti pubblici, l’ente pubblico deve prima verificare la conformità del prodotto che riceve alle sue necessità e successivamente procedere al pagamento.

Per ora la replica di Consip è stata piuttosto morbida. In un comunicato dello scorso 2 aprile vengono ricordate le cifre degli acquisti effettuati da soggetti pubblici attraverso la sua piattaforma. Lo scorso anno hanno sfiorato i 15 miliardi di euro, con un incremento del 6% rispetto all’anno prima. Più pungente la contro replica di segretario generale di Asmel, Franceso Pinto secondo cui con i risparmi che riesce a strappare l’associazione rispetto ai prezzi pagati da Consip (circa il 30%) si sarebbero potuti risparmiare 4,5 miliardi di euro.

Ieri il deputato di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera, ha presentato un’ interrogazione parlamentare al ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta sulla vicenda. “Mentre si cerca di rilanciare in tutti i modi il commercio di vicinato e le attività commerciali locali, scrive Rampelli al ministro, il comune di Borgofranco d’Ivrea va controcorrente, decidendo di avvalersi di Amazon per gli acquisti necessari agli uffici; come si legge in un comunicato stampa dell’amministrazione, il Comune piemontese acquisterà dalla piattaforma americana grazie ad un accordo tra il colosso del commercio on-line e Asmel, che ha consentito di superare i tanti vincoli propri della pubblica amministrazione, oltre che quelli del sito di e-commerce, come la richiesta del saldo anticipato della merce e la non accettazione dello split payment, il pagamento senza Iva, cui sono obbligati gli enti pubblici italiani. A dir poco sorprendente che si consenta ad Amazon, già beneficiaria di condizioni fiscali vantaggiose e di accordi contrattuali opachi in materia di orari di lavoro e diritti dei lavoratori, la possibilità di incrementare ulteriormente profitti, già miliardari, più volte oggetto di indagini da parte delle autorità statunitensi ed europee per una lunga serie di comportamenti nocivi per la concorrenza e i consumatori, infiltrandosi anche negli uffici pubblici”.

Asmel replica a sua volta che non è compito dell’associazione vigilari sul trattamento dei dipendenti e sul comportamento fiscale del gruppo statunitense. Asmel non è comunque nuova a battaglie di principio e di diritto. Nel settembre 2019 una delibera dell’Anac (autorità nazionale anti corruzione) aveva espresso dubbi sulla legittimità di diverse pratiche adottate da Asmel e sono stati presentati diversi ricorsi ai Tribunali amministrativi regionale per alcune operazioni gestite dall’Associazione. Nelle varie sentenze e pronunce non mancano comunque interpretazioni contrastanti.

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