Sono entrata a metà corsa, un cavallo si è azzoppato e hanno chiamato me per sostituire la puledra, l’ex “Papi Girl”, Noemi Letizia, che comunque non gode più tanto della benedizione del Berlusca. Io e Noemi siamo lontane anni luci, come formazione, età, interessi, motivazioni…Più di una volta mi sono chiesta: “Ma che ci faccio qui”. Stavo per mollare tutto. Invece sono rimasta e alla fine sono contenta della mia scelta perché l’immagine che buca lo schermo è di una Napoli splendente. Napoli, in tutta le sue meraviglie e sfaccettature, è protagonista. Noi tutte, RHW ( acronimo per Real HouseWives) davanti a tanta bellezza, siamo solo sbiadite comparse.

Volevo che passasse lo spirito della mia partecipazione: rilancio di Napoli e del Sud post covid… Il Sud ha bisogno del Nord (troupe e piglio imprenditoriale milanese che fa capo alla lady della televisione italiana Fatma Ruffini). Ma è sopratutto il Nord ad aver bisogno del Sud. Provate a immaginare un Real Housewives grigio come la nebbia padana? Mi viene da sbadigliare solo a pensarci. Il messaggio è: “Venite a Napoli, che è più splendente che mai”. Napoli, un set perenne che non ha bisogno di regia.

Napoli che mescola l’alto e il basso, il sopra e il sotto, alta e bassa portineria. Proprio come facciamo noi, a mo dì casalinghe disperate.
I nomi delle mie compagne di avventura sono Daniela Sabella, Simonetta De Luca (siamo anche mezze parenti, abbiamo una cugina in comune), Raffaella Siervo, Stella Giannicola, la new entry come me Alessandra Parlato, ognuna di loro ha il suo stile che non passa inosservato.
E poi c’è lei, l’Innominata, la gallina coccodè… Scoprirete chi è vedendo il reality.

Tra mariti inutili, toy boy, la mia tetta è più rifatta della tua, il mio pelo è più pregiato del tuo (intendo quello della pelliccia)… Il mio abito è più scintillante del tuo. E il mio lo era davvero, addobbata dal mio stilista preferito Antonio Riva. Sullo sfondo, una Napoli da che qualsiasi angolo la vedi è sempre una cartolina. A Napoli si vive dentro ‘na jurnata ‘e sole anche quando piove (oddio sembro De Luca/Crozza). A me, altra gallina coccodè, il ruolo di acculturare un po’ il pollaio: loro mi invitavano a fare shopping e io le invitavo alla prima al San Carlo.

Loro insistono con lo shopping compulsivo e collezionano “I must have”. Io ci provo con i “must to be”… vernissage alle gallerie d’arte. Loro tutte champagne e bollicine, io tisane e vongole veraci. Ha visto in anteprima le prime due puntate e abbiamo avuto la sua benedizione del sociologo Sergio Brancato ( insegna alla Federico II, si diletta a raccontare storie tra letteratura, televisione e fumetto e sceneggia anche per Maurizio De Giovanni). L’ultimo suo fumetto si chiama per l’appunto Vipera. Oops, che coincidenza.“Come tutti i reality RHW offre uno scorcio interessante e rivelatore delle realtà antropologiche messe in scena. Il trash non è categoria negativa perché illumina modelli sociali che fanno parte della vita quotidiana. I contrasti stridenti delle protagoniste sono la prova che ai comportamenti ritenuti di “basso tono” si alternano istanze più colte. Non solo lo shopping è un bene primario ma anche la fruizione di beni culturali”, Brancato docet.

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