Perché il Pd non abita più qui se lo chiedono in tanti. Se lo chiede Nino Daniele, assessore al quadrato alla Cultura del Comune di Napoli (poi rimpastato in giunta), ex sindaco di Ercolano. Ma soprattutto filosofo, pupillo dell’emerito Aldo Masullo, professore di Filosofia Morale. Come il maestro, entrambi della vecchia scuola Pci, ma apprezzati a destra e a sinistra. Daniele ha inventato il festival Spinacorona, ha portato Piano City a Napoli, ha promosso teatro e cinema e ha fatto rinascere Napoli città libro. Adesso l’era anti-Covid ci sembra preistoria.

“L’epilogo tempestoso dell’esperienza del Sindaco Luigi De Magistris e i tormenti del Pd, posto tutto d’un tratto e senza mediazioni e diplomatismi di fronte aduna crisi strategica, non sono fenomeni di categorie ed ambiti diversi e distanti della politica e del pensiero. Sono la stessa regione: quella del loro deficit. Sono l’Italia di oggi in cui il vecchio sta morendo ed il nuovo stenta a nascere. Sono l’Italia della Sinistra-Babele senza più una lingua comune”, spiega Daniele che ha appena scritto con Antonio Di Florio Ercolano una Storia Antiracket (Guida Editori), con all’interno il glossario della malavita di Tano Grasso. Una storia simbolo di riscatto sociale.

Se il nuovo è rappresentato da Fico e il vecchio che avanza da Bassolino preferisco il secondo o no? Daniele, politico navigato e colto, ottocentesco col baffo, riprende il suo fil rouge. “La città si trova in uno dei suoi punti più alti e drammatici di una lunga crisi che la pandemia aggrava e squaderna squarciando il velo di Maia. Speriamo che questo svegli dal letargo e si traduca in una opportunità conoscitiva. Si cominci a vedere il mondo come realmente è”.

De Magistris non è riuscito a dare uno sbocco politico generale a importanti intuizioni e innovative concezioni che avevano fatto guardare a Napoli per una lunga fase con grande interesse. Ha esitato e si è ritratto innumerevoli volte. Ma Napoli isolata nei suoi confini nega se stessa. Napoli è una città-mondo e le relazioni sono il suo più grande patrimonio, il suo più spendibile capitale. “Il Pd ha ritenuto che addossare a De Magistris non solo insufficienze ed errori ma i mali storici della città lo ponesse al riparo da un bilancio politico autocritico su una lunga stagione di sconfitte e di vuoto di rappresentanza del Sud”.

La città si chiede se la candidatura di De Magistris in Calabria può essere dannosa per Napoli. Per Daniele dipende dall’impostazione che De Magistris darà a questa operazione. Tra Napoli e la Calabria c’è un legame storico speciale e particolare. Daniele viene dal quartiere S. Giovanni a Teduccio nel quale si è scritta una pagina di storia nazionale ed europea: quella del Fortino di Vigliena. I difensori della Repubblica Napoletana del 1799 vi apprestarono le ultime difese. Quando stavano per soccombere l’Abate Toscano e il suo drappello di giovani patrioti calabresi decisero di farsi saltare per aria per bloccare le truppe del Cardinale Ruffo e degli imperi della Russia e della Turchia.

Amiamo Pietro Micca ma penso a quanto dovremmo amare quei giovani. Tra parentesi: il Forte è in deplorevole abbandono, andrebbe salvato e riconsegnato all’Italia e al mondo. “Purtroppo come testa di ponte di quelle truppe vi erano altri giovani calabresi. Direi che come monito può servirci. Le elezioni in Calabria, in cui finalmente lo Stato sembra all’offensiva, costituiscano occasione di un grande dibattito sul Mezzogiorno e l’Italia”. Daniele conta molto su Mimmo Lucano. Che il rinvio delle elezioni non danneggi oltre misura Napoli.

Per ora la candidatura a sindaco di cui più si discute, come dicevamo, è quella di Antonio Bassolino. “Bassolino appartiene a quelle generazioni, di cui la mia è forse l’ultima, in cui la politica è ben più di una passione. È una scelta di vita. Essendo un totus politicus vede che partendo da Napoli si può riaprire un discorso su una stagione nuova per l’Italia. Può ridarla lui questa novità? Vedremo le risposte. La sua e degli altri. Devo dire che fino ad ora Bassolino ci parla solo di Bassolino. Aspettiamo ancora il ‘per che cosa’ e il ‘con chi’. A Bassolino non può sfuggire che attardarsi troppo in questo limbo fa emergere un rischio della sua candidatura. Un dibattito retrospettivo, tutto rivolto all’indietro, mentre Napoli ha bisogno di un grande dibattito sul futuro”.

Manca a Napoli, all’Italia, all’Europa una Grande Sinistra di tipo nuovo. E ricorda Daniele l’urlo drammatico di Gerardo Marotta, fondatore dell’Istituto per Gli Studi Filosofici: la Finis Europae, la fine dell’Europa. Ci siamo arrivati vicini a un millimetro. “Aver ceduto armi e bagagli alla cupa e orribile ideologia del neoliberismo con l’immane trasferimento di ricchezza pubblica (le privatizzazioni in Italia come esempio) alla rendita finanziaria privata ha favorito i rischi di dissoluzione dell’Europa. Occorre una Sinistra che salvi il liberalismo dai neoliberisti. Intransigentemente liberale e conseguentemente socialista”.

I 5S sembrano evolvere verso un partito modello Verdi tedeschi. Con una priorità ambientalista ma post-ideologica e pragmatistica. Che non spinge lo sguardo a ”i limiti del capitalismo” e agli “imperi”. Il Pd deve rispondere ad altro e ritornare alle radici dell’europeismo. Tocca al Pd rileggersi Ronchey e il suo ultimo libro su I Limiti del capitalismo. Chiamare, per andare oltre se stesso, tante forze ed esperienze di cui pullula l’Italia ad una operazione “Bad Godesberg”, suggerisce Nino Daniele. Insieme ad un Programma Fondamentale di idealità e valori ed un progetto a medio termine che abbia al centro formazione, cultura, ricerca. Al Sud in primo luogo.

“È questo il ruolo che un’inedita alleanza civica e politica deve svolgere nella mia Città e per la mia Città. Costruire legami. Tra Pd, 5S, sinistra, militanza civica ed intellettuale, giovani generazioni. Vincerà chi avrà più coraggio e dimostrerà che si spende per generosità. Nessuno ora è già sufficientemente grande o troppo piccolo”.

Napoli ha bisogno di Sicurezza (antimafia dei diritti) e di nuove Speranze. È la ”Città del Sole“: una definizione che non è più un‘utopia ma un progetto di nuova modernità e della “ricerca del diritto” alla Felicità. Per rifondare la presenza dello Stato moderno che si è ritirato. Saper dispiegare l’apporto operoso di tutti gli interessi dentro l’interesse generale. Senza regole e servizi efficienti non attrarremo gli investimenti possibili e necessari ben oltre il Recovery.

pagina Facebook di Januaria Piromallo

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