Cosa c’è di più soporifero delle partite della Nazionale di Roberto Mancini? Le telecronache Rai delle partite della Nazionale di Roberto Mancini. E cosa c’è di più soporifero delle telecronache Rai delle partite della Nazionale di Roberto Mancini? E che ne sappiamo. La telecronaca di Bulgaria-Italia, incontro valido per la qualificazione ai campionati di calciobalilla, ci ha conciliato il sonno più del Filtrofiore Bonomelli. Un sussurrio lieve, un filo di voce appena accennato, una morbida ipnotica nenia distesa verso il conteggio delle pecore. Una, due, tre, quattro, cinque… Chiesa… ancora sulla destra verso Florenzi… al centro verso Sensi (e chi è?)… ancora Chiesa.

Sei, sette, otto, nove, dieci… Chiesa per Belotti… di nuovo all’indietro per Bonucci. Undici, dodici, tredici, quattordici. Chiesa di nuovo per Florenzi… ancora per Bonucci… Sensi (e chi è?). Ed ecco la prima apparizione: San Pietro sulla traversa della porta di Donnarumma. Ci si stropiccia gli occhi. Ci si ridesta dal conteggio delle pecore. Intorpiditi. Imbambolati. Sarà un raccattapalle bulgaro che conosce tutte le mosse dei gemelli Derrick. Da capo. Manovrano gli avversari. Brotozov… indietro per Antonov… ancora Brotozov… di destro per Protozov. E le pecore ricominciano: una, due, tre, quattro, cinque… Fermi tutti: c’è il commento tecnico di Antonio Di Gennaro. L’ex centrocampista di Fiorentina e Verona ha la parlantina sciolta. Si capisce che è abituato a disegnare diagonali e a spiegalle davanti all’orto dei Getsemani con Fra Massimiliano Allegri da Livorno. Peccato che usi un tono da navata laterale di San Pietro. Voce bassissima. Un sottilissimo tono da te lo dico all’orecchio. “La palle deve avere più velo…”.

Eh? Cosa? Cos’ha detto? Non abbiamo capito. “Passa la palla die…” Eeeehh? Ma che ha detto? DiGe fa evaporare tutte le ultime sillabe come un abile Silvan dell’abbecedario. Così ricomincia placido il conteggio delle pecore. Una, due, tre, quattro, cinque, sei… Palo di Belotti! Come? Cosa? “Scusi, chi ha fatto palo?”. Niente. La telecronaca si ammutolisce. Vediamo le immagini di una palla che rotola tronfia alla base di un palo e poi subito dopo scorgiamo dei bulgari, alle spalle del loro commissario tecnico, che confabulano fitti fitti. Saranno quelli dei servizi segreti “che sparavano al Papa”. A breve al posto di Iliev entrerà il Pippero. Vitalov che passa a Galabinov, indietro per Ostragov, avanti per Oblomov… Sette, otto, nove, dieci, undici… Rigore! Un difensore italiano sembra aver colpito la palla con la mano scivolando. Le immagini sono confuse.

Il torpore ha già immobilizzato collo e braccia. Giusto gli occhi si riaprono di un soffio per qualche istante. Dai microfoni Rai qualcuno, sovrastando per un attimo le tipiche bestemmie da porto di Varna sul Mar Nero a bordo campo, sussurra: “Ci vuole la classica lente della moviola”. Dodici, tredici, quattordici, quindici, sedici, diciassette… DiGe fa un ultimo sforzo. Conclude le parole con l’ultima sillaba, ma sono carezze lievi alla guancia dello spettatore già da un’ora oltre il muro del sonno, pastore tra i pastori, pecoraio tra i pecorai: “Il portiere ha piedi educati… Vedi li abbiamo stimolati…” Ventinove, trenta, trentuno… P.s. e il telecronista della partita chi è? Mica andrete a cercarlo su Google? Comodo eh? (Quarantuno, quarantadue, quarantatre…).

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