C’è in giro una voglia di imporre questo e quello. In particolare ora l’imposizione adombrata riguarda il vaccino anti-Covid. Premetto che io sono già vaccinato come medico da gennaio perché sono convinto della sua utilità, sono contento di essere protetto e spero di non trasmettere ai miei pazienti la malattia. Devo ugualmente usare mascherina, distanziamento e precauzioni, ma mi sento più libero di interagire con le persone che curo.

Pur essendo stato fra i primi a vaccinarmi però non ritengo corretto voler imporre l’obbligo di vaccino a nessuno, neppure ai sanitari. Credo sia più corretto convincere le persone, soprattutto con l’esempio positivo: toccando con mano che le infezioni diminuiscono nella categoria dei vaccinati, molti si ricrederanno e aderiranno alla vaccinazione. Ritengo che l’obbligo sia sbagliato perché, per reazione, scatena ancora maggiormente le paure e gli istinti no-vax. La domanda che alcuni si pongono è: “Perché una prestazione che può ledere la mia salute (anche se raramente) mi è imposta? Perché io, che sono sano devo iniettarmi qualcosa di potenzialmente nocivo?”. In modo assolutistico molti politici ritengono sia giusto imporre la loro convinzione agli altri, senza credere nella possibilità di convincerli. A mio avviso sono poco fiduciosi nella bontà della loro idea.

Per quanto riguarda il vaccino secondo me emergono diverse perplessità rispetto a un obbligo diretto o surrettiziamente imposto tramite la perdita dello stipendio. La prima riguarda la possibilità pratica di imporre la vaccinazione. Come si fa? Si fanno liste di proscrizione in barba alla privacy? Mandiamo i carabinieri che a forza portano la persona? Non mi pare fattibile. Ancora di più, ora che ci sono milioni di persone che vorrebbero vaccinarsi, obbligare qualcuno che non vuole a farlo mi pare veramente assurdo. Togliere lo stipendio a un infermiere o a un medico non vaccinati per legge è possibile, ma apre la strada a contenziosi legali infiniti, oltre che a pericolose derive autoritarie.

A questo punto in futuro si potranno licenziare coloro che non vogliono somministrare quel tipo di antipertensivo? O quell’antitumorale? La cura non sarà più decisa dai medici, ma dai politici? Saranno i comitati tecnico-scientifici a decidere le cure o le decideranno, in accordo col loro paziente e in autonomia, i medici che li seguono e li visitano? In un momento in cui mancano medici e infermieri possiamo permetterci licenziamenti di questo tipo?

La seconda perplessità è inerente all’utilità di questa imposizione. Il sanitario vaccinato, come il sottoscritto, rimane possibile portatore di infezione, per cui deve ugualmente indossare mascherina, attuare il distanziamento e tutte le norme di precauzione. Per il paziente cambia poco, in quanto il rischio di incontrare un medico che lo infetti permane. Il miglioramento della sicurezza deriva dalla vaccinazione di massa della popolazione e non dallo scovare il singolo operatore no vax a cui imporla.

La terza e più rilevante perplessità riguarda la spinta autoritaria, sottesa a una decisione di imposizione. Si abbandona l’idea di essere autorevoli e di riuscire con l’esempio e il convincimento a far penetrare il messaggio corretto per ricercare la facile strada dell’autoritarismo. Prendersi il diritto di imporre un qualsivoglia tipo di intervento sul corpo di un altro essere umano mi pare un messaggio troppo grave per essere derubricato a semplice provvedimento amministrativo. Dal 1200 l’Habeas Corpus sancisce i diritti inviolabili della persona di fronte alle pretese del potere politico o giudiziario.

Per concludere ritengo, come medico psicoterapeuta, che queste spinte autoritarie devono essere analizzate. Si tratta di proiezioni di fronte all’angoscia che la malattia ci trasmette. Trovare un colpevole, in questo caso il sanitario no-vax, è un modo per scaricare il malessere sociale su un capro espiatorio e proiettare le pulsioni aggressive conseguenti all’angoscia che viviamo.
In realtà per fronteggiare l’angoscia, invece di dividere i buoni dai cattivi da ostracizzare, occorre puntare sull’unità e sulla spinta a fare il prima possibile tutto quello che possiamo per uscire da questa malattia. Fortunatamente la maggioranza degli italiani sembra volersi vaccinarsi. Invece di pensare a provvedimenti autoritari antistorici prodighiamo i nostri sforzi per somministrare quanto prima tutti i vaccini che arrivano, senza tenerne milioni in frigorifero.

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