Sono del 1951 e ho vissuto gli anni ’60 e ’70 all’età in cui si pensa di aver capito tutto. Contestazione delle generazioni precedenti, rottura degli schemi, capelli lunghi, vestiti trasgressivi. Un periodo esaltante. Il primo concerto a cui ho assistito è stato quello dei Beatles. Volevamo cambiare il mondo, senza aver ben capito come fare, e le nostre “lotte”, con sit-in, occupazioni, cariche della polizia, volantinaggi di foglietti ciclostilati, manifestazioni, erano di classe. Contro la guerra e lo sfruttamento delle masse lavoratrici. Ho persino manifestato contro la meritocrazia, strumento di oppressione di noi figli della classe operaia.

Nessuna sensibilità per le questioni ambientali, allora: concentrati su noi stessi, volevamo godere del miracolo economico, avere la nostra fetta. L’abbiamo avuta, a spese della natura. All’università ho cominciato a occuparmi di ambiente. mi sono reso conto dell’insostenibilità dei sistemi economici e ho cominciato a denunciare altri tipi di ingiustizia e di sfruttamento: quelli nei confronti dell’ambiente. Ma le generazioni che hanno seguito la mia non hanno ingaggiato grandi battaglie, e la mia si è “imborghesita”, come si diceva allora. Le ideologie sono tramontate, la foga delle discussioni si è stemperata. Forse è stata la vittoria della Coppa del Mondo nel 1982 a fare da spartiacque.

Finiti gli anni di piombo iniziano gli anni ’80, il benessere è alla portata di tutti e non c’è più bisogno di lottare per un ideale. Mani Pulite, dieci anni dopo, spazza via il sistema corrotto dei partiti, ma gli italiani si innamorano di Silvio Berlusconi e dell’evasione fiscale. Le sue televisioni propongono lotterie, quiz, calcio, tette, culi, telenovele e reality show. Vuoto ideologico pneumatico, tuttora imperante. Ma i tempi stanno cambiando, direbbe Bob Dylan. Mi hanno cercato i ragazzi di “Fridays for Future” e di “Extinction Rebellion”, chiedendomi di partecipare ai loro eventi. Ragazzi come lo ero io tra gli anni ’60 e ’70. Arrabbiati, con la voglia di cambiare il mondo. Solo che ora non lottano per motivi sociali, come facevano “noi” alla loro età, ma si oppongono a uno stile di vita che sfrutta l’ambiente e lo distrugge. “Gretini”, li chiamano i cretini, rifacendosi a Greta Thunberg.

Mi sono rivisto in quei ragazzi. Anche loro, come me allora, convinti di aver capito tutto. Anche loro con una voglia matta di cambiare tutto. Cerco di spiegare la differenza tra ecologisti (sensibili alle questioni ambientali) e ecologi (competenti in questioni ambientali), diventando subito paternalista. Mi trattengo dal dirgli che devono studiare. Mi hanno cercato loro, dopotutto. Negli anni ’70 lessi un’intervista a Frank Zappa che mi cambiò la vita. Parlava della rivoluzione, e diceva che le rivoluzioni di solito sostituiscono una tirannia con un’altra. Zappa proponeva di entrare nel sistema, cercare di andare più in alto possibile, e cercare di scardinarlo dall’interno. Non per niente, se non l’avesse fermato il cancro alla prostata, avrebbe corso a Presidente degli Usa.

E quindi: non dovete solo fare manifestazioni in piazza, dovete arrivare nelle stanze dove si decide, e dovete imporre lì le vostre rivendicazioni. Arriva uno di 70 anni e spiega a quelli di 20 come si fa. Un classico. Ovviamente non mi daranno retta, sarebbe contro natura. Ho acquisito una forte dose di cinismo, e sono consapevole dell’impossibilità di cambiare il mondo con l’“impegno”, ma ritengo che valga la pena di continuare a cercare di cambiarlo.

Questi ragazzi (e ragazze… come direbbero i Monty Python) si impegnano con un obiettivo ideologico, per un’idea. Vogliono un mondo che non dilapidi le ricchezze della natura per un benessere effimero. I vecchi li guardano con supponenza, come guardavano noi quando avevamo 20 anni. I vecchi non capiscono. Hanno capito le donne al potere: Ursula, Angela, Sanna, Jacinda e altre hanno innescato proposte politiche che mirano alla transizione ecologica, che chiedono il rispetto di biodiversità ed ecosistemi. Ma in Italia si stenta a capire. I soldi del Recovery Fund arriveranno per realizzare il progetto delle donne arrivate nelle stanze dove si decide. Ma, da noi, chi sta scrivendo il progetto non dimostra di aver capito. Quelli che hanno capito sono giovani e sono nelle piazze. Quelli che non lo hanno capito sono vecchi e sono nelle stanze dei bottoni.

Questi ragazzi (e ragazze) devono riuscire ad arrivare lì, per far valere le loro istanze. Ma devono studiare molto, e passare da essere ecologisti a diventare ecologi, altrimenti non avranno gli strumenti culturali per capire se li stanno prendendo in giro con un ministero della Transizione ecologica senza l’ecologia. Con un modello di sostenibilità che si basa solo sulle tecnologie e non mette l’ambiente al centro. Noi vecchietti abbiamo costruito un po’ di conoscenza su queste questioni. Nel mio piccolissimo ho scritto un libretto, per esempio, intitolato Economia senza natura. La grande truffa in cui cerco di spiegare in modo semplice l’errore fondamentale di progettare un’economia senza tener conto della natura. Potrebbe dare qualche idea. Ma tutti devono fare la propria esperienza. E questi sono sulla buona strada. I giovani sono tornati ad avere 20 anni, era ora. Il progetto si chiama Next Generation Eu, devono essere loro a realizzarlo.

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