La bozza del Recovery recapitata al Parlamento dal governo Draghi è (per ora) quella del governo Conte. “Tutti i ministri stanno lavorando su queste schede per integrarle, ove del caso rinnovarle e svilupparle – aveva spiegato il ministro Daniele Franco in audizione lo scorso 8 marzo – quindi è un lavoro in progresso, ma pensiamo che rendere disponibile la fotografia effettuata a gennaio costituisca un punto di partenza per lavorare tutti assieme”. Il documento si compone di 486 pagine redatte in inglese. Viene spiegato con precisione come si arriva alla determinazione degli stanziamenti (sostanzialmente tutti confermati) e, per alcuni capitoli, indicato il cronoprogramma da qui al 2026 con le tappe intermedie come chiesto da Bruxelles. Qualche indicazione anche sul “chi fa che cosa” ossia l’attribuzione dei vari progetti tra i diversi ministeri. Vengono inoltre stimati alcuni impatti in termini di ricadute “green” e di digitalizzazione. Non mancano i “work in progress” e i “to be completed”, che rimandano a valutazioni su implementazione obiettivi e tempistiche che verranno definite in seguito.

Tra le “milestones” con le scadenze più significative ci sono il “piano nazionale per le nuove competenze” e un “programma nazionale per garantire l’impiegabilità” da completare entro dicembre 2021 per rafforzare le politiche attive del lavoro incentrate su skill digitali e lavoro professionale. Lo sviluppo di un’infrastruttura digitale “per fornire servizi cloud alla pubblica amministrazione” entro il secondo trimestre 2022. La selezione di progetti e start up per la digitalizzazione e gli investimenti nei microprocessori entro il 2023.

Per ospedali, medici e assistenza rimangono a bilancio 19,7 miliardi di euro. Essendo sparito dal dibattito l’ipotesi di un ricorso ai prestiti del Mes, difficile che ci saranno cambiamenti in futuro. Invariati anche gli stanziamenti per il turismo (8 miliardi, già rivisti rispetto ai 3 delle primissime versioni) a cui pure Italia Viva aveva suggerito di dirottare i 20 miliardi della sanità che sarebbero stati rimpiazzati dal ricorso al Meccanismo europeo di stabilità.

Il capitolo più corposo rimane quello della “Rivoluzione verde e transizione ecologica” che nella nuova bozza diventa “Green revolution and ecological transition”. Qui andranno 69,8 miliardi di euro, 900 milioni in più rispetto alla precedente bozza. Salgono infatti da 6,3 a 7 miliardi i soldi destinati alla voce impresa verde ed economia circolare. Restano 18,2 i miliardi per energia rinnovabile, idrogeno e mobilità sostenibile. Mini ritocco (200 milioni in più) ai fondi per la riqualificazione verde degli edifici che ora ammontano a 29,5 miliardi, previsto un ruolo dell’Anci nella definizione dei progetti che interessano immobili pubblici. Restano 15 i miliardi per la tutela del territorio. Tra i tanti interventi per la riduzione di traffico ed emissioni c’è anche la funivia Casalotti di Roma.

Il secondo capitolo per importanza e fondi è quello dedicato a “Digitalizzazione, innovazione, e competitività del sistema produttivo” a cui vanno complessivamente 46,18 miliardi di euro, 100 milioni in più della precedente versione. Salgono di 300 milioni a 11,4 miliardi i fondi per la digitalizzazione della Pubblica amministrazione, voce in cui si inseriscono i 2 miliardi per la velocizzazione dei processi civili. Limati da 26,7 a 26,5 i fondi per la digitalizzazione del sistema produttivo mentre restano inchiodati a 8 i miliardi per il turismo.

Trentadue miliardi di euro sono attribuito allo sviluppo di infrastrutture per la mobilità sostenibile. Il grosso (28,3 miliardi) andrà alla rete ferroviaria ad alta velocità, altri 3,6 miliardi sono destinati a intermodalità e logistica integrata. Cifre integralmente confermate anche per Istruzione e ricerca (28,5 miliardi). Al potenziamento delle competenze e del diritto allo studio vanno 16,7 miliardi. Al capitolo “dalla ricerca all’impresa” 11,8 miliardi. Non cambiano di un centesimo neppure gli stanziamenti per “Educazione e ricerca” (28,5 miliardi) così come per “Inclusione e coesione” (27,6 miliardi) che comprendono i 12,6 miliardi da usare per il sostegno all’occupazione. Infine restano 19,7 i miliardi per la salute e il rafforzamento dei sistemi ospedalieri ed assistenziali.

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