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Cortina, focolaio all’hotel De la Poste dopo i tre eventi ospitati nel mese di febbraio. Tra questi anche i mondiali di sci

La struttura, celebre anche per essere stata set dei cinepanettoni, ha accolto parte dei partecipanti a un evento di Polo e del premio "Car of the Year". Proprio un atleta di Polo è risultato positivo alla variante inglese il 2 marzo all'aeroporto di Venezia: da lì sono partite le verifiche
Cortina, focolaio all’hotel De la Poste dopo i tre eventi ospitati nel mese di febbraio. Tra questi anche i mondiali di sci
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Il celebre hotel De la Poste di Cortina epicentro di un focolaio di Covid. La struttura ha accolto nel mese di febbraio buona parte dei partecipanti ai Mondiali di sci, poi Cortina è stata teatro di un evento di Polo e del premio “Car of the Year”. Il due marzo la scoperta: uno dei giocatori di polo che alloggiava nell’hotel è risultato positivo alla variante inglese in seguito a un controllo all’aeroporto di Venezia. Gli accertamenti hanno restituito diversi casi tra il personale.

La struttura gestita da Gherardo Mainago è uno dei più importanti approdi a ridosso degli impianti sciistici del Veneto, noto ai più per essere stato set dei cinepanettoni dei fratelli Vanzina. Durante i Mondiali di sci, il De la Poste per tutta la durata dell’evento è stato la sede di Casa Veneto, il quartiere generale della Regione: nell’hotel alloggiavano gli inviati di quotidiani e tv. Secondo il Corriere della Sera, una decina di quei giornalisti sono poi risultati positivi proprio alla variante inglese.

Ora la struttura dovrà restare chiusa: “In realtà – dice Mainago – avevamo già deciso di chiudere, per mancanza di clientela. Con l’entrata in zona arancione del Veneto molti avevano disdetto, restare aperti era impossibile. Poi è uscito anche questo focolaio. Non so dire da dove o come possa essere successo”.

Negli scorsi giorni il titolare della struttura era già stato molto critico nei confronti della gestione della stagione sciistica: “Il discorso è molto più ampio del piccolo focolaio scoppiato in struttura. O danno i vaccini anche a noi o diventa difficile andare avanti. È come mandare la gente in trincea senza elmetto e senza armi”, denuncia parlando a Il Gazzettino. E’ lo stesso imprenditore a ricalcare la proposta che in estate era già stata lanciata dai governatori di Sardegna e Sicilia “Noi albergatori – prosegue – siamo attenti all’osservanza di tutte le regole, ma senza l’obbligo di un passaporto sanitario come facciamo a sapere chi arriva nella nostra struttura?”.

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