Dicono che la storia si ripeta sempre due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa. Vale sicuramente per il calcio italiano. Credevamo che le scene di Juventus-Napoli, il big match che non si è mai giocato (dovremo aspettare il 17 marzo), l’ammuina tra Asl e club per non partire, la buffonata bianconera delle formazioni annunciate sui social, il surreale riscaldamento prepartita allo Stadium, fosse un unicum irrepetibile nel suo genere pietoso. Invece no. La Serie A è riuscita a rifarlo.

Cinque mesi dopo siamo punto e a capo. Lazio-Torino come Juve-Napoli: un focolaio diffuso in una squadra (con tanto di variante inglese), l’intervento dell’Asl, la partita che non si può disputare, i club che litigano. Una dinamica quasi normale, se consideriamo la situazione epidemiologica, il calendario intasato e gli interessi in ballo. Assurdo invece tutto ciò che è successo, o meglio non è successo, in questi cinque mesi: da ottobre a marzo il calcio italiano non ha fatto assolutamente nulla per risolvere la questione. Ha solo nascosto la polvere sotto al tappeto, facendo finta che niente fosse cambiato, sperando che il problema non si ripresentasse più (cosa che invece puntualmente è successa, ma non ci voleva un virologo né un veggente per prevederlo). Si è fatto trovare di nuovo impreparato, ancora più colpevole di prima.

In questo caso, il Torino di Urbano Cairo, che ha un contagio importante in corso e ha già visto rinviata la partita col Sassuolo, a rigor di norma avrebbe dovuto o giocare con gli effettivi rimasti o perdere a tavolino. Peccato che la Asl avesse messo in quarantena i granata da tempo, impedendo oggettivamente la trasferta. E che intanto sia intervenuta la sentenza del Collegio di garanzia del Coni, che ha già dato ragione al Napoli e ordinato la ripetizione della gara con la Juve, sancendo il principio che le disposizioni sanitarie vengono prima di quelle calcistiche.

In teoria la Lega calcio aveva ragione ad opporsi al rinvio: è l’unica maniera per salvare il campionato e anche per garantire equità di trattamento, considerando che altre squadre coinvolte nella lotta per la retrocessione, dal Genoa al Cagliari al Parma, sono già state costrette a giocare in condizioni precarie perché nessuna Asl è intervenuta a salvarle. Nulla da dire sulla Lazio, che ha solo preteso l’applicazione del protocollo. Il punto però è che oggi quel protocollo è cartastraccia, cancellato dal precedente di Juve-Napoli e dalla sentenza Coni, ed è da stupidi far finta che non sia così.

L’errore probabilmente è a monte, aver inserito la postilla sugli “eventuali provvedimenti delle Autorità statali o locali”, che già all’epoca fece infuriare Lotito e altri patron, e che è stato poi il grimaldello con cui i giudici hanno scardinato il protocollo. Ancor più grave è stato non intervenire dopo: post Juve-Napoli i vertici della Lega calcio avrebbero dovuto far sedere tutti i presidenti al tavolo, sottoscrivere un accordo per cui chi non può giocare (ed è normale che la Asl abbia l’ultima parola su questo) semplicemente perda a tavolino, per il bene del campionato. Non è stato fatto e oggi i nodi vengono al pettine, con Lazio-Torino e poi chissà quante altre partite, col rischio concreto di sforare la data del 23 maggio, termine ultimo entro cui si deve chiudere la stagione (poi ci sono gli Europei).

Il mancato rinvio, per quanto giusto in linea di principio, a questo punto è solo inutile e controproducente. Inutile, perché tanto col precedente stabilito già si sa come finiranno gli eventuali ricorsi (cioè con la ripetizione della gara). Controproducente, perché prendendo atto subito della situazione sarebbe stato più facile riprogrammare il match, mentre ora c’è il rischio di dover aspettare tre gradi di giudizio (e almeno due mesi). Forse non andrà così, il giudice sportivo dato il precedente e la tempestività della comunicazione dell’Asl, potrebbe non dare il 3-0 e portare subito la Lega al rinvio (ammesso che non sia Lotito a quel punto a fare ricorso), risolvendo almeno questo problema. Resterà comunque un forte punto interrogativo sul finale di stagione. E il danno d’immagine, per un campionato che pretende centinaia di milioni dai diritti tv e poi si fa due volte lo stesso autogol in mondovisione.

Twitter: @lVendemiale

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