I sei italiani fermati a Barcellona negli scorsi giorni non potranno tornare liberi su cauzione. Questa notte un giudice catalano ha emanato un provvedimento di custodia cautelare per i manifestanti fermati lo scorso sabato. L’accusa nei loro confronti è di tentato omicidio, attentato ad agenti e appartenenza a un gruppo criminale, oltre che di danni, disordini pubblici e manifestazione illecita.

Delle otto persone fermate, cinque ragazzi e una ragazza sono italiani compresi tra i 28 e 35 anni. La Catalogna è in piazza da giorni ormai per manifestare contro l’arresto del rapper Pablo Hasél, finito in cella per i tweet che attaccavano la monarchia spagnola e le forze dell’ordine e, dicono i manifestanti che affrontano la polizia, per le sue denunce e rivendicazioni sociali. Assieme agli italiani, sono state fermate anche una giovane francese e un’altra spagnola.

Secondo i media spagnoli i Mossos d’Esquadra, gli agenti della polizia catalana, attribuiscono al gruppo la responsabilità di diverse azioni violente. Il capo d’accusa comporta la reclusione fino a 20 anni: i manifestanti avrebbero appiccato l’incendio a un furgone della Guardia urbana di Barcellona al cui interno si trovava un agente, poi sfuggito alle fiamme.

Secondo i media locali gli italiani fermati sarebbero parte di movimenti anarchici di Italia, Francia e Germania. Nelle prossime ore la Farnesina potrebbe chiedere il rimpatrio dei sei italiani. Tuttavia, la convenzione di base del Consiglio d’Europa del 1957 rende più agevole il rimpatrio tra paesi della comunità europea ma non è vincolante.

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