Fa rumore sì. Fa rumore il silenzio a Sanremo. Il rumore quest’anno non c’è, il colore latita a parte le sfumature da zona gialla. L’atmosfera è straniante, da day after più che da vigilia. Una viglia surreale, scandita da nuovi ritmi che hanno stravolto la consueta liturgia pre festivaliera. In dodici mesi siamo passati dai balconi affollati a Diodato che canterà davanti a una platea tristemente vuota, che avrà il sapore di uno schiaffo in faccia di quelli emozionanti – dal resto come dimenticare la sua esibizione nell’Arena di Verona completamente vuota.

Intanto, quello che salta subito all’occhio è che il circo Barnum non c’è più: che fine ha fatto il sosia di Pavarotti? Disoccupato. Le signore dello struscio domenica in Corso Matteotti? Sparite. Le folle di fan a caccia di selfie davanti agli hotel? Stroncate sul nascere dai DPCM. Così al massimo ci si si dà di gomito per capire chi è l’influencer Milf – una sosia di Lorella Landi – in posa prima sulle scale davanti al Casinò e poi all’Ariston: ed è subito I soliti ignoti.

Mentre dentro il teatro, più blindato del set del film Gucci con Lady Gaga, Amadeus e Fiorello continuano a provare, dal foyer spunta il direttore di Rai1 Stefano Coletta, alle prese con una serie infinita di telefonate. La prima vera novità? Niente transenne, niente palco esterno, niente glass room: al massimo si passa ma non si sosta, l’ha deciso il Comune, ma il rischio non si corre perché di cantanti, starlette e aspiranti tali non si vede nemmeno l’ombra. Amadeus e Fiorello? Al massimo percorrono i cinquanta metri che separano il teatro dall’Hotel Globo.

Così gli unici volti semi noti sono gli inviati dei programmi del day time di Rai1, in coda con tutti gli addetti ai lavori ai gazebo dei tamponi in piazza Borea d’Olmo, che hanno sostituito il camper dei live di Radio2, la radio ufficiale del Festival (che ora ha una nuova postazione nel controcampo della sala dell’Ariston). La procedura è netta: prima il ritiro del pass, che si attiva però solo dopo la negatività al tampone rapido. Venti minuti per capire le proprie sorti. E l’operazione va ripetuta ogni 72 ore.

La sera della domenica ci si addormenta in zona arancione rafforzata e il lunedì mattina ci si sveglia in zona gialla, ma non si sa per quanto durerà. Me ne frego, per dirla alla Lauro, i ristoratori non possono dirlo: le multe ci sono, gli strascichi del caso pure. Meglio non rischiare. Così la Rai, con l’ok del Comune, aggira l’ostacolo e si attrezza per i suoi lavoratori con mense convenzionate che però fanno storcere il naso agli esclusi. Il risultato? Camminando per la città, le strade sono deserte, nei dehors di alcuni ristoranti si notano pochi tavoli occupati per cena. Un’inezia rispetto ai fasti del passato, con le tavole piene fino alle quattro del mattino e le prenotazioni chiuse con settimane d’anticipo. Per il resto, c’è chi si affida alle cucine degli hotel dove alloggiano – come quasi tutti i cantanti – e chi invece mangia a casa puntando sul delivery. Il coprifuoco scatta alle 22 ma già alle sette di sera regna uno straniante silenzio.

Tra tanti riti saltati, c’è almeno una granitica certezza: la colazione ligure con focaccia e cappuccino. Ma anche in mattinata niente assembramenti e folla festivaliera: i ritmi sono lenti, in giro ci sono al massimo pochi addetti ai lavori e i sanremesi, compresa la signora dei carruggi scesa di casa in ciabatte per comprare pane per il pranzo. È la vita di provincia, bellezza. In strada non rimbomba la musica delle radio, costrette ad affidarsi a streaming e interventi in remoto. Le prove del lunedì, un must per giornalisti e addetti ai lavoro, si seguono a distanza dalla sala stampa. Il Sanremo che fu, il Sanremo che sarà. Se il silenzio fa rumore, domani ci penserà il pubblico a casa a riempire il vuoto. Non dai balconi ma dai più comodi di divani. Sanremo, fai rumore.

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