Cinque sorelle e tre fratelli, tutti nomi inizianti per emme: Marcella, Margherita, Mirella, Marna, Milena, Mario, Marcello, Mauro. Milena è mia mamma, Marcella è la primogenita ed è nata il 2 febbraio del 1921.

Tanto per farvi capire, il 1921 è l’anno in cui nasce il Partito Comunista d’Italia e il Partito Nazionale Fascista. In alcune zone del mondo è ancora attiva la pandemia di spagnola e Coco Chanel presenta il 5 maggio il suo celebre profumo Chanel No.5, quello che si posava sul corpo di Marilyn Monroe. L’uomo è ancora lontanissimo dal calpestare il suolo lunare, le Torri Gemelle non ci sono, come ai nostri giorni del resto, la Nutella non esiste, e Pippo Baudo non è ancora nato. Marcella invece nasce dal corpo di Elvira e dal seme di Cencio. E dato che ho il dono della sintesi arriviamo al 2 febbraio del 2021.

Nonostante i miei 100 chili e passa, portati con disinvoltura incosciente, monto sulla bici del mio amico Marco Profeti e con la videocamera in mano mi lancio all’inseguimento della carrozza dove zia Marcella si gode il giro di Firenze in 100 anni, dono dei figli Mery e Giancarlo, immagino il walzer dei ricordi a ritmo di trotto, ma il cavallo Tango è più veloce di me e mi semina.

Annaspo sulla bici con la risata dei gabbiani che volteggiano sull’Arno, il fiato è corto ma resisto, devo farlo per zia Marcella, arrivo finalmente in piazza della Signoria, qui Cosimo I, appassionato di scienze, espose una carcassa di capodoglio sotto la Loggia dei Lanzi, come in un film in bianco e nero di Béla Tarr (Le armonie di Werckmeister).

Ma oggi 2 febbraio, il bianco e nero non esiste, e con tutto il rispetto per Béla Tarr è una splendida giornata di sole incastonata tra due giornate di pioggia, il giorno prima e il giorno dopo pioggia torrenziale.

Ma oggi c’è Marcella e i suoi 100 anni portati con inaudita leggerezza, i suoi occhi luccicanti penetrano il cuore di chi la osserva stupito, Marcella ha un appuntamento col sindaco Dario Nardella, il Palazzo Vecchio si inchina davanti alla fanciullina del secolo, anche la troupe de L’amica geniale che sosta placida all’interno del palazzo, avverte la presenza di qualcosa che va oltre la serie televisiva, il mar rosso dell’attrezzatura di una serie internazionale si apre al passaggio di Marcellina detta Marcella, e io dietro con la mia piccola videocamera e il panama in testa.

Lo staff del sindaco è di una gentilezza squisita, ci fanno accomodare nella sala di Cosimo I, una sala d’attesa dove l’attesa si tinge di arte pittorica, Marcellina al centro, con la vivacità del suo secolo negli occhi, al fianco destro la figlia Mery, delicata di precipizi sorridenti, e al fianco sinistro il figlio Giancarlo, con la sua vociona rassicurante, Giancarlo detto Il Bugetti, vigile del fuoco e caposquadra del primo intervento dopo l’attentato di via dei Georgofili.

Il sindaco non si fa attendere, e immagino che tra le varie incombenze di un sindaco, questa di accogliere una simpatica e arzilla centenaria, non sia una delle più misere, anzi, lo capisco dallo stupore di Nardella, non ci si crede che questa donna così fresca, così floreale, così viva di vita “propria”, non ci si crede che abbia 100 anni da sfoggiare con eleganza inarrivabile, l’eleganza semplice delle persone umili e oneste, ed ecco che sento dire a Marcellina detta Marcella: “Ha visto? Prima di ‘partire’ sono voluta venire qui a salutare il sindaco…” Prima di partire.

Ho intitolato il mio piccolo omaggio filmico Il viaggio di Marcella, ma per fortuna Marcella non è ancora partita, è ancora tra noi, tanto che ieri mia mamma, la “piccola” delle sorelle Vitali, mi ha detto: “Marcellina è tanto felice del tuo film, lo ha fatto vedere a Margherita, mi ha preso da parte, mi ha chiesto di ringraziarti, voleva darti anche 50 euro per il disturbo, ma io le ho detto di no, le ho detto che questo era il tuo regalo, ho fatto bene, Ricky?” Sì mamma, hai fatto bene.

Qui non mi paga nessuno per quello che faccio, e secondo voi mi faccio pagare da zia Marcella? Marcellina, per me è stato un onore, un piacere, una gioia, e so che partirai un giorno col sorriso negli occhi perché sei bella, bellissima.

E si vede che nella vita hai fatto solo il bene, e il male lo hai visto attraversare la Storia, con le sue fanfare e i suoi cannoni, con le sue guerre e le sue stragi, ma non ha avuto la forza di offuscare il tuo sorriso che ha la lieve regalità delle persone semplici e oneste.

Che c'è di Bello - Una guida sulle esperienze più interessanti, i trend da seguire e gli eventi da non perdere.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Un anno di Covid: non dimentichiamo che tutto ciò che ci sembrava scontato ora non lo è più

next
Articolo Successivo

Giorgia Meloni, la solidarietà è il segno distintivo del femminismo

next