Arrivano le nuove regole anti-Covid e altre 9 regioni finiscono in zona arancione, mentre Lombardia, Sicilia e Provincia di Bolzano da domenica saranno le prime zone rosse del 2021. È ufficiale la nuova stretta decisa dal governo per evitare un nuovo lockdown nazionale, come sta avvenendo in Gran Bretagna e Germania. Le ultime modifiche al Dpcm valido dal 16 gennaio – con la firma definitiva di Giuseppe Conte e Roberto Speranzasono state illustrate dall’esecutivo nella riunione con le Regioni, i Comuni e le Province, precedute da una premessa del ministro della Salute: “La situazione non può essere sottovalutata, lavoriamo insieme tempestivamente ad anticipare le restrizioni per evitare una nuova, forte ondata” del virus. Nessun passo indietro, dunque, con il rinnovo di tutte le misure già in vigore a partire dal coprifuoco dalle 22 alle 5 e l’inasprimento delle soglie per accedere alle zone con restrizioni, introdotte con il decreto approvato mercoledì: con Rt 1 o con un livello di rischio ‘alto’ si va in arancione, con Rt a 1,25 in rosso. La nuova regola sulle scuole prevede che gli alunni delle superiori delle Regioni gialle e arancioni torneranno a scuola lunedì 18 gennaio almeno al 50% della presenza, salvo ordinanze regionali più restrittive.

Anche perché gli esperti già conoscono i dati che la cabina di regia: tutti gli indicatori sono peggiorati nella settimana che si sta per concludere. Con le modifiche introdotte dal decreto, solo 6 regioni rimarrebbero gialle: Basilicata, Campania, Sardegna, Toscana, Molise e Provincia di Trento. Tutte le altre finiscono in arancione, con Lombardia, Sicilia e Provincia di Bolzano in zona rossa. Se però a mandare in rosso la Lombardia sono i numeri, a far scattare le restrizioni più dure in Sicilia è la richiesta del presidente Nello Musumeci, che promette di procedere autonomamente se da Roma non dovesse arrivare il via libera.

Le regole sugli spostamenti – Il divieto di spostamento tra le regioni, comprese quelle gialle, sarà in vigore fino al 15 febbraio e non più al 5 marzo, come era previsto in una prima bozza del decreto. Fino a inizia marzo sarà invece valida la regola che consente una sola volta al giorno ad un massimo di due persone (oltre ai minori di 14 anni conviventi) di andare a trovare parenti o amici nella regione, se questa è in zona gialla, o nel comune se è in zona arancione o rossa. E sempre fino al 5 marzo sarà possibile spostarsi nelle regioni arancioni dai comuni con una popolazione non superiore ai 5mila abitanti, per una distanza non superiore ai 30 chilometri e mai verso i capoluoghi di provincia. Tutte misure già sperimentate durante le festività natalizie.

I divieti: dall’asporto allo sci – Resta il divieto della vendita da asporto per i bar dalle 18, fortemente criticato dalle Regioni, ma saranno esclusi i “bar con cucina” che potranno continuare con l’asporto solo per il cibo. Il provvedimento non interessa ristoranti e pizzerie che quindi potranno, come accaduto finora, continuare con l’asporto fino alle 2 e il delivery senza limiti. Il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia ha garantito, nonostante la crisi di governo, “massima priorità” per i ristori a tutte le attività costrette a fermarsi. Tra queste c’è lo sci: gli impianti rimarranno chiusi fino al 15 febbraio. Potranno poi aprire gli impianti “solo subordinatamente all’adozione di apposite linee guida da parte della Conferenza delle Regioni e delle province autonome e validate dal Comitato tecnico scientifico, rivolte ad evitare aggregazioni di persone e, in genere, assembramenti”. Chiuse anche palestre e piscine – anche se si continua a lavorare per consentire la ripresa almeno agli sport individuali nelle zone gialle – così come cinema e teatri.

I musei e la zona bianca – È confermata, invece, l’apertura dei musei, ma solo nelle regioni gialle e solo nei giorni feriali, salvo modifiche dell’ultimo minuto. “È un servizio ai residenti – ha sottolineato il ministro Dario Franceschini – è un primo passo, un segnale di riapertura” per il futuro. Non l’unico. Con il decreto viene infatti introdotta la ‘zona bianca’, in cui le uniche restrizioni sono il distanziamento e l’uso della mascherina. Ma i parametri per entrarci – 3 settimane consecutive di incidenza di 50 casi ogni 100mila abitanti e un rischio basso – fanno sì che ci vorranno mesi prima che una regione possa farcela.

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