Le squadre falliscono, a volte persino prima di scendere in campo (vedi l’incredibile caso del Trapani). La tv si vede e non si vede, il bilancio si tiene in piedi con i cerotti. Il Covid ha fatto il resto, fra protocolli col buco, arbitri mandati in campo senza tamponi (come rivelato dal Fatto Quotidiano) e calciatori a volte fatti giocare proprio da positivi, con la figuraccia della Casertana che ha fatto il giro del mondo. Insomma, la Serie C non sta decisamente vivendo la sua stagione migliore. Traballa, ma non cambia: la Lega Pro ha deciso di confermare come presidente Francesco Ghirelli, dirigente di lungo corso, che se ha un merito è quello di saper navigare fra mille difficoltà. E le società sperano che sappia anche traghettare il campionato fuori dalla crisi.

Quella della Serie C è una storia che si ripete. I club si lamentano sempre, ogni anno minacciano rivoluzione, poi non succede quasi mai nulla. Era così già nell’era Macalli, quando ci vollero scandali e inchieste per far dimettere l’ex presidente. Ghirelli veniva da mesi di voci su presunti ribaltoni ma è stato rieletto praticamente all’unanimità: 49 voti a favore su 59 totali. Il rivale, Andrea Borghini, ha raccolto appena 3 preferenze, le schede bianche, la traccia più evidente di dissenso, si sono ridotte a sei. Quelli che avrebbero dovuto sfidarlo per davvero hanno fatto un passo indietro: il giornalista Marcel Vulpis si è lasciato convincere dalla sua proposta ed è entrato nella squadra (farà il vicepresidente); il dirigente Luigi Barbiero ha preferito non correre dopo aver verificato che mancavano i numeri.

L’alternativa mancava anche perché, va detto, non è facile da trovare. La crisi della Serie C è profonda e non dipende certo solo da chi la governa: è un campionato economicamente insostenibile, che ha già vissuto una riforma significativa (nel 2014, quando è passata da 90 a 60 squadre, per mano proprio di Ghirelli) e oggi ne avrebbe bisogno di un’altra (non solo lei). Ghirelli, umbro, 72 anni, un passato anche ai vertici della FederCalcio (prima di Calciopoli) e poi sempre impegnato in Lega Pro, rappresenta la continuità, ma evidentemente per i presidenti costituisce anche una garanzia per trovare risorse per sopravvivere all’emergenza, tra governo (già ottenuta negli scorsi mesi la cassa integrazione, ora si punta ai ristori) e Federazione. Non a caso al voto era presente anche il n. 1 della FederCalcio, Gabriele Gravina, che in Serie C ha ancora tanti legami e anche dalla Serie C è appena stato ricandidato alla presidenza federale.

Quella è la grande partita politica che il pallone giocherà di qui al 22 febbraio, data delle urne. La notizia di oggi, oltre alla conferma di Ghirelli in Serie C, è la decisione di Cosimo Sibilia di presentarsi ai nastri di partenza: il n. 1 dei Dilettanti, già vice in Figc, ha deciso di sfidare l’attuale presidente Gravina. La sua candidatura è ufficiale. Partirà dal 34% dei suoi Dilettanti, anzi, qualcosa meno, visto che la rielezione di Tavecchio in Lombardia (appoggiato proprio da Gravina) ha eroso la sua base. Gravina ha invece dalla sua il sostegno (almeno, quello dichiarato) di Serie A, B, C, calciatori e allenatori. Avrà però anche un avversario.

Twitter: @lVendemiale

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