Nei prossimi anni la Brexit avrà un impatto notevole sulla vita dei residenti europei nel Regno Unito e dei cittadini britannici all’estero. Un motivo tra gli altri: la sostituzione del progetto Erasmus+ con il programma di mobilità “Alan Turing” (uno schema da 100 milioni di sterline), che cambierà il percorso universitario e professionale di un’ampia gamma di cittadini britannici ed europei.

Infatti alcuni dati possono già mostrarci la portata di tale cambiamento: 16.561 cittadini del Regno Unito sono andati all’estero grazie al programma Erasmus nel 2017, e 31.727 europei sono venuti in Gran Bretagna nello stesso anno. Io ero tra quei 31.727 europei nel Regno Unito e ho frequentato i corsi dell’università del Kent a Canterbury, durante il semestre primavera-estate.

Ho presentato la mia domanda Erasmus lo stesso giorno del voto Brexit (23 giugno 2016): le coincidenze hanno reso il mio Erasmus particolarmente significativo e la mia esperienza ha influenzato profondamente il mio percorso di vita complessivo. I beneficiari del programma Erasmus non sono solo gli studenti, ma anche lavoratori e docenti universitari: nel mio caso, ho avuto l’opportunità di lavorare come giornalista tirocinante a Bruxelles presso le istituzioni dell’Ue, grazie ad una borsa di studio Erasmus (la mia prima esperienza lavorativa all’estero), e ho partecipato a due incontri di formazione all’estero, organizzati sempre grazie a fondi Erasmus.

L’ideologia “nostalgica” dietro l’Alan Turing Scheme (per una “Global Britain”) promuove un’idea “esclusiva” di istruzione e carriera lavorativa per i cittadini britannici. Quest’ultima fa parte della narrativa Brexit; infatti, abbiamo spesso sentito, da parte di molti Brexiters, frasi del tipo: “Non vogliamo dare soldi all’Ue, perché li spendiamo meglio per conto nostro”.

Sebbene il “mondo Erasmus” sia perfettibile, credo che questa sostituzione sia una scelta ideologica che alla fine impedirà ai cittadini Ue di recarsi facilmente nel Regno Unito, e agli inglesi di beneficiare di un programma in grado di fornire opportunità di studio e di lavoro. Vediamo perché.

È il Comitato dell’Ue della Camera dei Lord ad allertare il governo del Regno Unito con un rapporto pubblicato nel febbraio 2019, dal quale risulta che un programma nazionale difficilmente sostituirà tutti i vantaggi del programma Erasmus. Non solo Alan Turing molto probabilmente non includerà personale universitario e progetti di formazione, ma “limiterà in maniera sproporzionata la partecipazione di persone provenienti da contesti svantaggiati e quelli con esigenze mediche o disabilità” spiega il rapporto.

È interessante notare che l’annuncio del governo del nuovo schema nazionale del 26 dicembre 2020 afferma che “il nuovo schema si rivolge anche a studenti provenienti da contesti svantaggiati e aree che in precedenza non avevano molti studenti beneficiari di Erasmus+”. Questa frase è discutibile: da un lato, l’Unione Europea ha aumentato notevolmente i fondi per il programma Erasmus, come dichiarato a febbraio 2019, in particolare per le persone provenienti da contesti svantaggiati, e dall’altro fornisce ulteriori fondi per i beneficiari con disabilità (aspetto che non è nemmeno menzionato nell’annuncio di “Alan Turing” del 26 dicembre).

Questa scelta rappresenta un’enorme perdita anche per le università del Regno Unito, che già a breve potrebbero non ricevere più fondi dall’Ue, e molto probabilmente subiranno una diminuzione del numero di studenti e studentesse europei/e.

Quando ho fatto il mio Erasmus a Canterbury, non ho pagato le tasse dell’Università del Regno Unito (poiché pagavo già quelle dell’Università italiana) e ho avuto accesso a un nuovo sistema universitario che mi ha preparato, per gli anni successivi, ad entrare come studentessa di master presso la School of Oriental and African Studies (Soas) dell’Università di Londra. Come me, molti studenti e studentesse Ue vogliono studiare nel Regno Unito, dove ci sono molte università di alto livello; il programma Erasmus ha rappresentato una grande opportunità per far accedere i giovani europei a una nuova cultura accademica.

Nel post “Brexit-Britain” sarà sempre più difficile e costoso per gli europei stabilirsi e studiare nel Regno Unito, soprattutto a causa delle nuove regole sull’immigrazione e del probabile aumento vertiginoso delle tasse universitarie per il prossimo anno. La cosa che rende questa scelta particolarmente strana è la seguente: diversi paesi extra-Ue partecipano al programma Erasmus come “paesi partner“, anche quelli al di là dell’oceano. Sorgerebbe spontaneo chiedere al governo di Boris Johnson perché la Gran Bretagna non possa aderire al programma come paese extra-Ue, come hanno già fatto e fanno molti altri stati.

Per questi motivi, credo che questa sostituzione sia principalmente una scelta ideologica, e vi è il rischio non solo di ridurre le opportunità per i cittadini europei e del Regno Unito, ma anche di isolare i giovani britannici da un punto di vista accademico e lavorativo. L’ideologia alla base dell’Erasmus è promuovere un’idea di cittadinanza orientata a livello continentale e globale.

L’“Alan Turing” sembra essere più una promozione della cittadinanza nazionale britannica all’estero. I prossimi anni daranno maggiori chiarimenti sui vantaggi e gli svantaggi di tale sostituzione, ma già da adesso molte perdite sono abbastanza evidenti.

Articolo della stessa autrice tradotto dall’inglese dalla sezione “Oltre Manica” del sito di Medium

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