Brexit è fatta: dopo mesi di trattative, è stato raggiunto un accordo sulla separazione tra Gran Bretagna ed Unione europea, che ha fatto così dimenticare il rischio del no deal commerciale. Un’accelerazione iniziata da quando il premier Boris Johnson e la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen hanno preso direttamente in mano la complicata trattativa. “Abbiamo finalmente trovato un accordo, è buono, equilibrato e la cosa più responsabile da fare per entrambe le parti”, ha dichiarato von der Leyen in conferenza stampa con Michel Barnier. “I negoziati sono stati difficili”, ha aggiunto, ma “era un accordo per cui valeva la pena di battersi. Ci possiamo lasciare alle spalle la Brexit“.

Johnson, soddisfatto per il risultato che è “un buon deal per tutta Europa“, ha dichiarato che l’accordo aiuterà la Gran Bretagna a “difendere i posti di lavoro” nel Regno Unito e allo stesso tempo consentirà di “riprendere il nostro destino nelle mani” uscendo dal mercato unico e dall’unione doganale dal primo gennaio 2021 per “prosperare” facendo fruttare nuove opportunità, oltre che per concentrarci nella battaglia contro il Covid che è al momento “la nostra priorità numero uno”. Da Downing Street Johnson ha inoltre dichiarato, rivolgendosi agli altri Paesi europei, che “continueremo a essere vostri amici, vostri alleati, vostri sostenitori e non ultimo il vostro principale mercato”. L’accordo sarà votato dal Parlamento britannico il 30 dicembre e successivamente dovrà anche ricevere il via libera di Consiglio europeo ed Europarlamento anche se il suo presidente David Sassoli ha specificato che il voto non sarà entro fine anno.

Ma il deal fra Ue e Regno Unito sul dopo Brexit non basta ai secessionisti scozzesi dell’Snp, la cui leader, Nicola Sturgeon, first minister del governo locale di Edimburgo, reagisce all’annuncio giunto da Bruxelles rilanciando la sua sfida per l’indipendenza: “È tempo” che la Scozia diventi uno Stato sovrano, “una nazione europea indipendente”, ha twittato Sturgeon a caldo. Plauso per l’accordo invece dagli ex premier Tory britannici David Cameron e Theresa May: il primo si congratula con il team negoziale del governo di Boris Johnson, mentre la seconda si riserva comunque di valutare nel dettaglio le 500 pagine dell’intesa.

L’intesa – L’accordo consiste in tre pilastri principali. Anzitutto c’è un accordo di libero scambio, che riguarda gli scambi di merci e servizi, ma anche altre aree di interesse dell’Ue, come investimenti, concorrenza, aiuti di Stato, trasparenza fiscale, trasporti, energia, pesca, protezione dei dati e coordinamento sulla previdenza. E c’è anche il capitolo Erasmus, che Londra ha deciso di abbandonare perché “era estremamente costoso“. “Ora – ha aggiunto Johnson – potremo mettere a punto un programma che consentirà agli studenti britannici di andare a studiare in tutto il mondo e non solo nelle università europee”.

L’intesa prevede zero dazi e zero quote su tutte le merci che rispettano le regole di origine. Entrambe le parti si impegnano a mantenere “un elevato livello” di tutela ambientale, lotta al cambiamento climatico, diritti del lavoro, trasparenza fiscale e aiuti di Stato, con un enforcement efficace, un meccanismo per dirimere le controversie e “la possibilità per entrambe le parti di adottare misure per rimediare” alla violazione della concorrenza equa.

È previsto un nuovo meccanismo di gestione delle risorse ittiche nelle acque britanniche e di in quelle dell’Ue. Le flotte pescherecce dell’Unione europea dovranno rinunciare a un quarto del loro pescato nelle acque britanniche nei prossimi cinque anni e mezzo. Dopo questo periodo di transizione l’accesso alle sue ricche zone di pesca verrà negoziato su base annuale. Tuttavia si precisa che esiste un meccanismo per garantire che le flotte Ue continuino ad avere un accesso stabile anche dopo, con ritorsioni possibili se il Regno non concederà all’Ue un buon accesso alle acque britanniche.

I collegamenti aerei, su gomma, marittimi e ferroviari continueranno, proteggendo la sicurezza dei trasporti. Sull’energia, sono previste garanzie per la concorrenza equa, inclusi standard per la produzione delle energie rinnovabili. Sul coordinamento nel campo della previdenza, l’accordo mira ad assicurare diritti ai cittadini, sia a quelli Ue che a quelli britannici.

Infine, l’accordo consente la partecipazione del Regno Unito ad una serie di programmi dell’Ue nel 2021-27, come Horizon Europe. È previsto un quadro per l’enforcement delle leggi e per la cooperazione giudiziaria. Per quanto riguarda la governance, viene creato un consiglio congiunto, che controllerà l’applicazione dell’accordo e che risolverà le controversie.

Meccanismi vincolanti e di risoluzione delle dispute assicureranno il rispetto dei diritti delle imprese, dei consumatori e degli individui. Questo garantirà il level playing field, impedendo che le parti possano sfruttare l’autonomia normativa per sussidiare le proprie aziende e distorcere la concorrenza. Entrambe le parti possono adottare misure di rappresaglia in caso di violazione dell’accordo, in tutte le aree di cooperazione economica.

L’accordo non copre la politica estera, la sicurezza e la difesa, per volere di Londra: pertanto, dal primo gennaio 2021 non ci sarà un meccanismo per coordinarsi in questi campi. In ogni caso, dal primo gennaio 2021 il Regno Unito lascerà il mercato unico e l’unione doganale, come pure gli accordi internazionali e le politiche dell’Ue: terminerà la libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali tra Regno Unito e Ue. Avranno due mercati separati, come pure due aree regolatorie diverse. Questo, sottolinea la Commissione, creerà barriere al commercio in beni e servizi e agli scambi che oggi non esistono, in entrambe le direzioni.

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