Si è aperto un certo dibattito social in un ambito di sinistra milanese su quella che è stata la figura di Marco Formentini, sindaco di Milano dal 1993 al 1997. Alcuni hanno voluto ricordare che Formentini è stato un leghista, vincitore di una campagna elettorale in cui erano stati usati argomenti razzisti e che concentrò contro il centro sociale Leoncavallo sforzi degni di miglior causa. Suppongo che questi post e interventi contro Formentini siano stati fatti non per la sua morte, ma per criticare il ricordo molto positivo che ne ha fatto Beppe Sala.

Chi reagisce a questa dichiarazione di Sala paventa la rimozione degli aspetti reazionari che erano presenti nella Lega degli anni ’90 o addirittura una sorta di abbassamento della guardia nell’attuale momento politico. Formentini è stato candidato nella lista Ulivo alle Europee del 2004: se si considera “imperdonabile” la sua precedente esperienza di sindaco, era quello il momento di reagire.

La polemica sui social mi spinge a scrivere qualcosa, anche se vorrei evitare di alimentarla. Si tratta solo di definire un po’ meglio cosa è successo, e di difendere una esperienza politica, la mia, che ero in Consiglio Comunale e soprattutto tra il 1995 e il 1997 ho dialogato con la Giunta Formentini.

Dire che Formentini “chiese e ottenne l’appoggio della sinistra per concludere il suo mandato” non è esatto, la vicenda fu ondeggiante e controversa. Si aprì per ragioni politiche nazionali la rottura tra Bossi e Berlusconi, che portò al passaggio alla destra di un gruppo di consiglieri eletti con la Lega. Persa la larga maggioranza di cui disponevano in Consiglio, Formentini e i consiglieri comunali leghisti furono più disponibili alle istanze della sinistra comunale, soprattutto alle istanze ambientaliste che erano presenti nella Lega di allora (sono passati 25 anni, le cose sono molto diverse, ma se proprio si volesse attualizzare il discorso potrei dire che assomigliavano più ai 5stelle che alla destra di oggi. Lo stesso giovanissimo Salvini era così).

Personalmente come consigliere comunale indipendente di sinistra, senza appartenenze di partito, mi lanciai più di altri in quel dialogo, per cercare di ottenere più “cose” possibili in materia di mobilità urbanistica, rifiuti e apertura ai gay (allora il tema era soprattutto la lotta all’Aids, però ci fu anche un abbastanza clamoroso incontro Formentini-ArciGay nel 1995, primo pronunciamento di un sindaco di Milano per le Unioni Civili). Ma sto rischiando di parlare di me, non di Formentini. In alcuni casi “topici”, tipo votazioni del bilancio, i dialogatori si ridussero a due, Piero Bassetti e il sottoscritto.

Sarebbe interessante ri-guardare da oggi le decisioni di contenuto prese allora. Ma non so chi lo farebbe, forse un ricercatore. Sicuramente il primato di Milano nella raccolta differenziata nacque con l’ingresso in giunta Formentini dell’assessore ambientalista Walter Ganapini. Per il resto le esperienze e i ricordi politici di noi che fummo i consiglieri di sinistra negli anni di Formentini sindaco probabilmente non coincidono completamente. Ma sue due cose credo coincidano: rispetto e anche un po’ di simpatia per l’uomo Formentini e politicamente la constatazione che all’epoca vincere le elezioni a Milano era impossibile.

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