“Sa dove si trova Gallera? Su un piano inclinato che presto dovrebbe portarlo fuori dalla giunta”. Per molti consiglieri di maggioranza al Pirellone il destino dell’assessore al Welfare della Lombardia è segnato. Su quel piano inclinato in cui s’è infilato poche settimane dopo l’inizio dell’emergenza Covid, Gallera sta inanellando scivoloni da mesi. Difficile possa salvarsi dall’ultimo, cioè l’aver tirato in ballo le ferie dei medici per giustificare la partenza a rilento delle vaccinazioni anti Covid proprio nella Regione più colpita dalla pandemia. “Le cose vanno nella direzione di un rimpasto, questa volta dovremmo esserci”. Chi parla nel centrodestra chiede di rimanere anonimo, nel timore che dichiarazioni ufficiali possano mutare un quadro che ormai si sta componendo da sé. E nel timore che Gallera riesca a ritardare la sua capitolazione come a novembre, quando in molti lo davano per spacciato: il vertice di centrodestra convocato per discutere della sua testa doveva rimanere segreto, ma la notizia uscì e così Gallera si salvò.

Nemmeno il leader della Lega Matteo Salvini oggi entra nel merito. Alle domande su un eventuale rimpasto, risponde in maniera evasiva: “Nei prossimi giorni si corre. Quando le cose saranno fatte, lo saprete”. Ma la nota con cui ieri la Lega ha scaricato l’assessore per la prima volta in modo esplicito (“Le sue dichiarazioni non sono state condivise e non rappresentano il pensiero del governo della Lombardia”) è stata diffusa dallo staff dello stesso Capitano, benché sia stata attribuita a generiche “fonti del partito”. Da lì altre dichiarazioni han messo nero su bianco il malcontento covato da settimane nel Carroccio per la gestione della pandemia. “Non sta né in cielo né in terra la scusante dei medici in ferie”, ha detto il capogruppo in consiglio regionale Roberto Anelli. “Le sorti di Gallera sono nelle mani di Fontana, affinché prenda le decisioni più utili alla regione guida del Paese”, ha aggiunto il consigliere Gianmarco Senna. E questa volta il governatore Fontana non sembra intenzionato a spendersi perché Gallera resti, come invece ha fatto in passato temendo che sconfessare Gallera volesse dire sconfessare l’operato di tutta la giunta e quindi sconfessare se stesso. “Se ci potranno essere condizioni per migliorare la squadra, verranno sicuramente prese in considerazione”, ha detto qualche giorno fa al Tgr. Poi ieri la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso: Gallera, per giustificare la sua gaffe sulle ferie dei medici, ha parlato di “comunicazione concordata con la presidenza”. E Fontana – dice più di una fonte – non l’ha presa bene.

“È questione di giorni, massimo una o due settimane”, l’opinione diffusa tra i consiglieri di maggioranza. Il rimpasto probabilmente porterà all’uscita dalla giunta anche dell’assessora alla Famiglia Silvia Piani e la collega allo Sport Martina Cambiaghi, mentre l’assessora al Turismo Lara Magoni è considerata a rischio. Al posto di Gallera dovrebbe arrivare un tecnico, tra i nomi che circolano quello del preside della facoltà di Medicina della Statale di Milano Gianvincenzo Zuccotti. Nemmeno nel suo partito, Forza Italia, c’è qualcuno che si sia alzato per una sua difesa di rito. Tutti zitti anche in Fratelli d’Italia, possibile approdo futuro di Gallera che, nonostante i pasticci da assessore, è pur sempre quello che alle ultime regionali ha fatto il record di preferenze. Il suo avvicendamento era già dato per scontato da molti, previsto prima di Natale. Poi entro fine gennaio. Di segnali ne sono arrivati parecchi dalla maggioranza, al di là del voto compatto di un mese fa che ha salvato Gallera dalla mozione di sfiducia dell’opposizione. Poco dopo, in fase di verifica dei vertici della commissione Sanità, Gregorio Mammì del M5S è stato confermato segretario con 55 voti, mentre Simona Tironi, consigliera di Forza Italia molto vicina a Gallera, ne ha presi solo 39 a fronte di una maggioranza che sulla carta ne ha 48: un messaggio chiaro dei consiglieri di centrodestra per dire che la misura era ormai colma.

L’ultima sortita sul vaccino anti Covid ha impresso l’accelerazione definitiva: “Difficile pensare di tornare in Aula il 19 gennaio con Gallera ancora assessore”, dice un consigliere di maggioranza. “Ormai verso Gallera manca non solo la fiducia politica, ma anche ‘la fiducia a porte chiuse’. Nemmeno con noi ha mai ammesso che il contact tracing è saltato a Milano o che la campagna vaccinale antinfluenzale ha avuto problemi”. Ne esce l’immagine di un assessore che vive ostinatamente nel suo mondo. Ed è proprio questo il principale ostacolo alla sua defenestrazione: la soluzione più semplice sarebbero le sue dimissioni, ma Gallera tira la corda da settimane, per avere come contropartita un altro posto in giunta. Ci sta lavorando anche in queste ore, con una serie di telefonate ad alcuni esponenti di maggioranza per chiedere il loro appoggio. Ma questa soluzione sarebbe stata accettabile qualche mese fa, oggi non più. Perché un Gallera ancora in giunta cozzerebbe con l’idea di rilancio della Lombardia che Lega e alleati vogliono vendere ai media. E porterebbe voti a un’eventuale mozione di sfiducia contro di lui: questa volta la voterebbe anche chi siede tra i banchi di centrodestra.

@gigi_gno

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