Nessun contagiato. Ovvero: fare cultura al tempo del Covid è possibile e persino non rischioso. Basta predisporre le giuste condizioni, ovviamente. A dirlo sono i risultati del trial clinico PRIMA-CoV a Barcellona, vale a dire l’evento pilota organizzato lo scorso 12 dicembre nella storica sala concerti Apolo per verificare da una parte l’efficacia dei test rapidi e dall’altra, soprattutto, l’effettivo rischio di contagio da Covid19 che comporta un evento in uno spazio chiuso.

Ebbene, i risultati aprono uno spiraglio di luce all’alba del Veglione di Capodanno più morigerato di sempre: nessuno dei 463 spettatori del concerto tenutosi all’Apolo ha contratto il coronavirus.

Certo, non è stato un evento stravissuto e straviziato come quelli a cui eravamo abituati pre-pandemia, ma il dato è assai rincuorante se si pensa da un lato a un settore letteralmente in ginocchio e dall’altro al bisogno che ognuno di noi sente di ritornare a quel sano e vitale svago essenziale alle nostre vite.

Sono entrate 463 persone quella sera alla sala Apolo, che è omologata per un massimo di 900 presenti. Qualche ora prima dell’ingresso, sono state sottoposte a un test antigenico rapido la cui negatività ha staccato il loro lasciapassare. Hanno assistito a un concerto-dj set indossando una mascherina FFP2, fumando in apposite zone all’aperto con accesso contingentato, consumando bevande al bar e cantando e ballando senza dover mantenere alcun distanziamento sociale.

Il giorno dopo l’evento, un tampone naso-faringeo ha convalidato la veridicità dell’esito negativo dei test antigenici rapidi pre-evento mentre otto giorni dopo il concerto le 463 stesse persone sono state sottoposte a un nuovo test, che è risultato per tutti negativo. Gli spettatori (volontari) avevano un’età compresa tra i 18 e i 59 anni, nessuna malattia cronica, non convivevano con persone anziane e non erano risultate positive al Covid nei 14 giorni precedenti all’evento.

A decretare il felice esito dell’esperimento sono il dottor Josep Maria Llibre e il dottor Boris Revollo, responsabili dello studio clinico denominato PRIMA-CoV sostenuto dal festival Primavera Sound, dalla Fundación Lucha contra el Sida y las Enfermedades Infecciosas (Fondazione per la lotta contro l’Aids e le malattie trasmissibili) e dall’ospedale universitario Germans Trias i Pujol (Can Ruti): “Lo studio permette di dichiarare che un evento che si svolge con queste stesse condizioni è sicuro”.

Rincuoranti anche le conferme sull’efficacia dei test antigenici rapidi, altro obiettivo dello screening: oltre alle 463 persone entrate al concerto, è stato infatti testato un altro gruppo-campione di 496 persone che però non ha preso parte all’evento. Di queste – che, ripetiamo, non sono entrate nella sala Apolo – solo due sono poi risultate positive al tampone naso faringeo di conferma.

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