di Alessandra Ungaro*

Da oltre un decennio assistiamo alla spettacolarizzazione di alcuni fatti di cronaca. Intere serate televisive sono dedicate all’informazione minuziosa di notizie e fatti di cronaca, sovente tra le pagine più crude e inverosimili della quotidianità. L’infotainment che coniuga l’informazione con l’intrattenimento risparmia gli scandali giudiziari e politici, nonostante il dibattito venga delegato ad alcuni opinion leader e giornalisti, ospitati in circoscritti palinsesti tv.

Per fortuna un ottimo giornalismo d’inchiesta accompagna questi ultimi anni, generosi di scandali al sole di ogni foggia, ambito e professione, regalandoci spaccati di realtà che in diversi casi superano, e di molto, ogni fantasia. In questo scenario complesso e variegato dell’informazione tv, alcune trasmissioni di qualità resistono, parlano di scandali, facendo scandalo e rischiando la censura. Casi isolati che restano tali: non fanno breccia tra i competitor dell’informazione, non creano un solco in cui altri possano procedere con nuovi approfondimenti.

Due recenti cattivi esempi, inoltre, hanno dimostrato quanto si possa derogare non solo all’etica e alla deontologia ma soprattutto alle norme che presiedono la salvaguardia dello stato di diritto e sulle quali la libertà e la continuità di informazione sconta quasi un declassamento rispetto a diversi, sebbene ugualmente importanti, fatti di cronaca.

Il primo caso, ribattezzato Magistratopoli, ha visto coinvolto l’ex presidente dell’Anm (Associazione Nazionale Magistrati) che ne ha decretato l’espulsione e sospensione dallo stipendio a causa dei condizionamenti nelle nomine dei Procuratori Generali, per i quali pende un processo penale unitamente al procedimento disciplinare dinanzi al Csm che, forse, dovrebbe estendersi anche agli altri magistrati impegnati via chat nella ricerca di nomine e incarichi, in violazione di specifiche norme di condotta e di quelle previste per i concorsi pubblici.

Nonostante il putiferio sollevato, c’è chi invoca la legittimità dei rapporti tra magistrati e politici, caratterizzata da inevitabili spartizioni correntizie, e chi la liquida come attività di autopromozione evidenziando che la sede disciplinare non sarebbe luogo di valutazione di condotte moralmente condannabili, ma solo di quelle sanzionate dalla legge.

Dunque, fa decisamente paura cosa potrebbe emergere dall’analisi delle circa 60.000 chat, estratte dal cellulare del dottor Luca Palamara, al punto che probabilmente null’altro emergerà.

Un altro scandalo, due anni dopo la maxi inchiesta sui fondi dei rimborsi elettorali per 49 milioni di euro, ha reso note le operazioni effettuate da alcuni commercialisti della Lega, coinvolti in operazioni immobiliari a valori gonfiati, probabilmente transitati sui conti di una fiduciaria panamense, con sede in territorio elvetico; tutte attività che – va detto – chiamano in causa diverse e molteplici figure professionali nonché meccanismi della res publica evidentemente inadeguati. Oltre alle operazioni finanziarie, significative sono apparse agli inquirenti le ramificazioni del partito e i numerosi incarichi di rilievo, le parcelle esagerate, il peculato e la sottrazione al pagamento di imposte.

Eppure, anche in questo caso il clamore scema, quasi come se parlare o scrivere di debacle della classe dirigente debba fare meno rumore possibile. Non vi sono trasmissioni speciali sul tema, non c’è sufficiente seduzione dell’audience né l’interesse, a tratti morboso, di alcune forme di infotainment.

Un tronco che cade farà sempre più rumore di una foresta che cresce e forse sarebbe infinitamente più utile intrattenere il pubblico da casa con quell’esercito di persone per bene, magistrati, professionisti, giornalisti e cittadini onesti che, senza ipocrisia, sono i protagonisti sconosciuti (ai più) della ricerca e ricostruzione di quelle verità scomode. E chissà che ciò non porti ad una didattica seduttiva per i giovani e per la società, innescando la moral suasion non più procrastinabile e i suoi attesi frutti.

*Commercialista e Revisore Legale, con esperienza nel Controllo di Gestione, valutazione dei Rischi e modelli di Compliance 231/2001. Consulente tecnico del Tribunale di Milano e della Procura della Repubblica

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