Continua il braccio di ferro tra il colosso cinese dell’e-commerce Alibaba e le autorità di Pechino. Uno scontro che tritura miliardi. Da quando è iniziata la guerriglia la capitalizzazione di Alibaba è diminuita di 260miliardi di dollari, con il valore delle azioni tornato ai livelli dello scorso luglio. L’ultima seduta si è chiusa da Hong Kong con un tonfo dell’8% dopo che, nel weekend, Pechino ha convocato i vertici della fintech Ant Group, controllata da Alibaba specializzata in finanziamenti on line, la cui quotazione è saltata lo scorso novembre, proprio per l’opposizione delle autorità. Il forte calo di Borsa è avvenuto nonostante Alibaba abbia annunciato l’aumento da 4 a 10 miliardi di dollari degli stanziamenti per il suo programma di riacquisto di azioni proprie. Un’operazione che ha l’effetto si spingere verso l’alto la quotazione dei titoli.

In particolare la Banca centrale cinese (Pboc) ha chiesto ad Ant di limitare l’utilizzo di tecnologia per suoi servizi finanziari. Secondo il regolatore Ant Group dovrebbe tornare alle origini ossia come fornitore di servizi di pagamento online, eliminando la concorrenza sleale e tutelando la privacy dei clienti. La banca centrale ritiene che Ant abbia usato il proprio predominio per escludere i rivali e colpire gli interessi di centinaia di milioni di consumatori. Giovedì scorso le autorità antitrust cinesi hanno avviato un’indagine su Alibaba per “sospette pratiche monopolistiche”. Va detto che oggi giorno una vendita su cinque di tutte quelle che avvengono in Cina transita attraverso il portale Alibaba. In passato il governo cinese ha sostenuto e difeso il gruppo contribuendo a tenere Amazon fuori dall’immenso mercato cinese. Ma qualcosa ora si è rotto, il patron Jack Ma probabilmente sta osando troppo.

Alla fine dello scorso ottobre il patron di Alibaba, e fino a poco tempo fa uomo più ricco della Cina, Jack Ma aveva criticato le autorità e il sistema del credito cinese, a suo dire gestito ancora come se fosse un banco dei pegni. Il sistema del credito cinese è praticamente gestito interamente da banche a controllo pubblico. Sino ad ora Pechino ha esercitato una sorta di repressione finanziaria sui risparmi dei cittadini, pagano interessi inferiori a quelli di mercato. In questo modo le aziende, a loro volta direttamente o indirettamente a controllo pubblico, posso accedere a fondi per i loro investimenti a tassi particolarmente vantaggiosi.

E’ principalmente per questo motivo che nel paese sono fiorite attività di shadow banking ossia soggetti che concedono credito pur restando fuori dalle regolamentazioni bancarie grazie alla loro strutture e ad alcuni accorgimenti tecnici (es non raccolgono direttamente il risparmio dei consumatori). Una fintech come Ant, che offre prestiti on line e ha alle spalle un soggetto dalla spalle grossissime come Alibaba, rischia di incrinare questo sistema.

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