È di pochi giorni fa la notizia che negli Stati Uniti la Food and Drug Administration (Fda) ha autorizzato il “Galsafe”, un maiale geneticamente modificato, sia per uso alimentare che farmaceutico. Ciò che è stato modificato nel Dna del maiale è l’eliminazione della molecola galattosio-alfa-1,3-galattosio o alfa Gal, uno zucchero che può dare allergia a chi soffre della sindrome “alfa Gal”.

Secondo la Fda, dal maiale si potrà ottenere l’eparina, un diffuso anticoagulante, ma potenzialmente anche tessuti e organi per trapianti. Un portavoce della United Therapeutics Corp, lo sviluppatore di suini geneticamente modificati, ha però affermato di non avere intenzione di vendere direttamente la carne. L’obiettivo più immediato, ha detto, è di concentrarsi su trapianti di organi senza alfa Gal per i pazienti allergici.

Questa notizia avrà ricordato a qualcuno le immagini dei maiali “Hulk” in un allevamento cambogiano, modificati geneticamente per avere una massa superiore al normale, grazie anche all’uso di steroidi. Negli allevamenti intensivi europei, invece, anche se il loro Dna non viene modificato, i maiali vengono selezionati geneticamente per ingrassare nel minor tempo possibile, anche grazie al supporto di un’alimentazione basata su farine e cibi altamente proteici.

Negli allevamenti intensivi, infatti, gli animali sono lontani dall’essere allevati “secondo natura”: i loro corpi vengono piegati alle necessità della produzione e lo dimostrano non solo le mutilazioni e le violenze che subiscono, ma anche gli effetti della selezione genetica a cui sono sottoposti. Anni di incroci e selezioni genetiche ci hanno permesso di adattare le loro caratteristiche fisiche alle nostre esigenze, a discapito del loro benessere e della loro stessa sopravvivenza. In altre parole, li abbiamo trasformati in macchine.

Polli broiler

Uno degli esempi di selezione genetica più eclatanti è quella del “pollo broiler“, il cui tasso di crescita è superiore del 400% rispetto al suo predecessore allevato nel 1950. Tramite un processo di selezione genetica, i polli broiler riescono a sviluppare un petto molto grande in brevissimo tempo, ma venendo meno la proporzione con gli arti, in alcuni casi le zampe non riescono a reggere il loro peso.

Una volta pronti per andare al macello, dopo circa 40 giorni, questi ibridi faticano a muoversi e presentano deformazioni gravi, malattie cardiovascolari, respiratorie, anemie e un indebolimento delle difese immunitarie. Quest’ultimo aspetto è molto importante, perché si ricollega all’ampio uso che si fa all’interno degli allevamenti intensivi di farmaci antibiotici.

Questo avviene per garantire la sopravvivenza di animali già debilitati in ambienti molto insalubri e sovraffollati. Somministrare antibiotici in via preventiva a tutti gli individui allevati — e non esclusivamente a quelli malati — è una prassi che va a esacerbare il già preoccupante fenomeno dell’antibiotico resistenza. La resistenza ai farmaci antibiotici uccide in Italia almeno 10.000 persone ogni anno ed è stato definito dall’Onu “una minaccia globale alla salute pubblica”. Oggi, il 90% del pollo per la produzione di carne, in vendita in tutto il mondo, è di tipo broiler.

Mucche e galline

Mucche e galline vengono spinte a produrre latte e uova a ritmi innaturali e deleteri per la loro salute, tanto che la loro aspettativa di vita negli allevamenti intensivi è quattro volte più bassa. Come per il pollo broiler, anche in questi due casi le richieste di mercato hanno portato a selezionare esemplari sempre più produttivi e più fecondi.

Nel caso della mucca frisona, dal 1972 a oggi la sua produzione giornaliera di latte è passata da 18 a 33 litri, con picchi di 40. L’aspettativa di vita però è bassissima: se in natura una mucca può vivere fino a 20 anni, negli allevamenti intensivi i ritmi di produzione hanno un impatto talmente deleterio sulla loro salute che vengono mandate al macello entro i cinque anni e la loro carne venduta a basso costo.

Analogo è il destino delle galline allevate per la produzione di uova, selezionate per produrre quasi un uovo al giorno, il triplo di quanto avverrebbe in natura. La loro aspettativa di vita sarebbe di otto anni, ma negli allevamenti intensivi vivono fino a un massimo di due anni e, una volta ridotta la loro capacità produttiva, vengono sostituite con esemplari più giovani.

Oche e anatre

Le tecniche per gestire i corpi degli animali non hanno a che fare solo con la selezione genetica, ma anche con procedure dolorose come ad esempio il gavage. Conosciuto in Italia come alimentazione forzata, il gavage avviene tramite l’inserimento di un tubo nella gola degli animali fino all’esofago. Le anatre e le oche vengono stipate in minuscole gabbie in cui non possono muoversi e ingozzate di cibo grasso diverse volte al giorno.

L’obiettivo del gavage è di rendere il loro fegato 10 volte più grande del normale, causando la lipidosi epatica, una vera e propria patologia al fegato. Questa pratica è vietata nella maggior parte dell’Ue, inclusa l’Italia, dove tuttavia ne è concessa l’importazione e la vendita.

È necessario tutto questo?

Qualche anno fa, Yuval Noah Harari ha scritto: “Il destino degli animali negli allevamenti intensivi è una delle questioni etiche più urgenti del nostro tempo. Decine di miliardi di esseri senzienti, ciascuno con sensazioni ed emozioni complesse, vivono e muoiono su una catena di montaggio”.

Trattati come merce, queste decine di miliardi di animali non vengono soltanto picchiati, rinchiusi in gabbie e mutilati. Il loro stesso corredo genetico è sottoposto a manipolazione, seguendo un processo difficile da invertire e le cui conseguenze impattano sulla nostra stessa salute.

Ma tutto questo non è necessario. La letteratura scientifica ha ampiamente dimostrato che i nutrienti di cui l’uomo ha bisogno possono essere recuperati dai vegetali — tranne la B12, vitamina di cui tutte le diete sono carenti e che gli animali negli allevamenti intensivi assumono tramite integratori.

Se tutto questo non è giustificabile, allora perché non provare a cambiare? Il prossimo gennaio unisciti a Veganuary e prova anche tu quanto può essere facile e gustoso mangiare vegetale.

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