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Pornhub denunciato per truffa da 40 donne: in una settimana è passato da 13,5 milioni di video disponibili a 2,9

Dopo l’inchiesta scandalo del New York Times, e l’autocancellazione di oltre sette milioni di video “sospetti” da account non verificabili, il più grande portale di porno gratuito online deve affrontare anche la causa di una quarantina di donne vittime della truffa perpetrata ai loro danni dal sito hard Girls Do Porn

di Davide Turrini

Altre grane per Pornhub. Dopo l’inchiesta scandalo del New York Times, e l’autocancellazione di oltre sette milioni di video “sospetti” da account non verificabili, il più grande portale di porno gratuito online deve affrontare anche la causa di una quarantina di donne vittime della truffa perpetrata ai loro danni dal sito hard Girls Do Porn. In pratica circa un anno fa questo venne chiuso e il Tribunale di San Diego condannò per traffico sessuale e frode i suoi proprietari, Michael Pratt e Matthew Wolfe. All’epoca 22 ragazze trai 18 e i 25 anni, quindi non minorenni (l’inchiesta del New York Times riguarda video caricati su Pornhub come revenge porn di ragazze minorenni ndr) vennero risarcite per 13 milioni di dollari.

Il sito operava pubblicizzando lavori da modella prima di spiegare alle ragazze che avevano presentato domanda che si trattava, in realtà, di un video pornografico per adulti. Secondo quanto riporta la BBC per convincerle a partecipare è stato detto loro che il lavoro sarebbe stato anonimo e che i loro video non sarebbero stati pubblicati su Internet, ma stampati su dvd per il rilascio in mercati non statunitensi. In realtà questo non è mai avvenuto e i video sono stati pubblicati sul mercato statunitense e ricaricati in clip o quasi per intero su Pornhub. Inoltre il personale di Girls Do Porn – secondo i giudici californiani – ha costretto diverse donne a firmare documenti senza leggerli, minacciandole di azioni legali contro di loro. Ad altre “non è stato permesso di lasciare i luoghi delle riprese fino a quando i video non sono stati realizzati”, mentre altre sono state “costretti a compiere alcuni atti sessuali che si erano rifiutate di fare, altrimenti non sarebbero stati pagati o non avrebbero potuto andarsene”.

Insomma, le accuse poi giudicate reali contro Girls Do Porn sono state di truffa, aggressione e violenza sessuale. Wolfe è in attesa di processo, mentre Pratta risulta a tutt’oggi latitante. A questo punto entra gioco Pornhub. Fino all’ottobre 2019, ovvero fin quando il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti non ha chiuso il sito web, Girls Do Porn è rimasto tra gli account accreditati nelle liste di Pornhub. Da quel momento in avanti la società canadese Mindgeek, che supporta Pornhub, ha cancellato dalle proprie piattaforma di porno gratuito ogni materiale di Girls Do Porn. Molte delle vittime però sostengono di aver cercato di parlare con Pornhub fin dal 2009 e fino a 2016, ma questi non avrebbero mai risposto e nemmeno sollevato dubbi sull’origine di quei video. Qualche vittima accuse che i video che li riguardava sono rimasti su Pornhub fino al 12 dicembre 2019. Proprio per queste “lentezze” e “ritardi” nella cancellazione Pornhub è stato accusato da 40 vittime di Girls Do Porn di non avere cancellato celermente i video di violenza che le vedeva loro malgrado protagoniste. Per questo chiedono, ognuna, un milioni di dollari di risarcimento. Pornhub, ad oggi, ha cancellato qualche altra milionata di video ed è arrivato a 2milioni e 900mila, partendo una decina di giorni fa da quasi 13 milioni e mezzo. Infine l’unico mezzo di pagamento per i servizi a pagamento di Pornhub è la cripto valuta in BitCoin, in quanto MasterCard e Visa hanno sospeso ogni servizio con il portale incriminato.

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