La definisce una “tappa di quella strategia della tensione di matrice neofascista”. Un momento che suscità “un’unità di popolo determinante per sconfiggere violenza, terrorismo, eversione”. Sono le parole usate cinquantuno anni dopo da Sergio Mattarella per ricordare la strage di Piazza Fontana. Il 12 dicembre del 1969 una bomba esplose alla banca dell’Agricoltura di Milano facendo 17 morti e 88 feriti: è l’inizio della strategia della tensione, prologo dei cosiddetti anni di piombo che insanguinarono il Paese. “La strage di piazza Fontana ha interpellato in maniera esigente l’identità della Repubblica, suscitando un’unità di popolo determinante per sconfiggere violenza, terrorismo, eversione. Una riserva di valori etici che fu centrale e seppe porsi a fianco dei familiari delle vittime. Il terrorismo tentò di inserirsi nelle fratture della società per disgregarne le basi: gli italiani non lo consentirono”, scrive il Capo dello Stato Sergio Mattarella nel suo messaggio per l’anniversario della strage.

“A Milano, in piazza Fontana, cinquantuno anni or sono, fu sferrato un attacco feroce al popolo italiano, alla Repubblica, alla convivenza civile del Paese. Morirono persone inermi, le loro famiglie vennero gettate nel dolore, molti feriti portarono a lungo i segni di quel vile, sanguinario attentato. Vite spezzate al cinico scopo di seminare paura, spingere la opinione pubblica a inseguire una sicurezza purchessia, sottrarre al popolo, con una spirale di violenza, la sovranità duramente conquistata con la lotta di Liberazione, azzerando il patto di cittadinanza che da essa ha avuto origine”,continua il Capo dello Stato.

Mattarella sottolinea che quella alla banca dell’Agricoltura “fu tappa di quella strategia della tensione di matrice neofascista, alla quale si aggiunse ben presto il terrorismo sedicente rivoluzionario delle organizzazioni brigatiste rosse. A vent’anni dalla Costituzione repubblicana la società italiana comprese che si trattava di un’aggressione alla nostra stessa civiltà, che erano in gioco i valori e i principi del patrimonio comune. Milano – con la sua concorde fermezza democratica – fu di esempio e divenne il paradigma della risposta civile”. Con il primo atto della strategia della tensione, prosegue il presidente della Repubblica, “il terrorismo tentò di inserirsi nelle fratture della società per disgregarne le basi: gli italiani non lo consentirono. Lavorare per la coesione e la sicurezza, per il rispetto dei diritti dei cittadini, per il superamento dei divari, sono i doveri che avvertono, anche oggi, quanti, nelle istituzioni e nella società civile operano per la libertà e l’unione delle coscienze del nostro Paese”.

Anche il presidente della Camera, Roberto Fico, ha scritto un messaggio, ricordando che “la ricostruzione giudiziaria” per individuare i responsabili della strage “è stata ostacolata pesantemente da ritardi, reticenze, ambiguità, deviazioni sia sul piano politico che dei servizi segreti. Sono stati faticosamente delineati solo i contorni di una vicenda rimasta ingiustamente impunita. Gettare ombra su questa, come su altre stragi compiute in quella fase storica, ha rappresentato un oltraggio per le vittime, per i loro familiari, ma anche per chi crede nella capacità dello Stato di diritto di garantire ai propri cittadini trasparenza, verità e giustizia”. Per Fico “non dobbiamo mai considerare quei fatti come dinamiche storiche di fronte alle quali ci si debba rassegnare. Per questo la Camera dei deputati prosegue nell’azione di declassificazione e pubblicazione sul portale inchieste.camera.it di tutti gli atti formati o acquisiti dalle commissioni parlamentari di inchiesta. A distanza di più di cinquant’anni dalla strage di piazza Fontana resta immutato il dovere dello Stato di dare segnali concreti per rispondere alle legittime aspettative di comprendere pienamente quanto avvenne durante la stagione del terrorismo e della strategia della tensione in Italia”.

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