Ho ripreso in mano i volumi di Fortebraccio che raccolgono i corsivi pubblicati dalla fine degli anni Sessanta fino all’Ottantatré su l’Unità; una miniera di dettagli, ironie, informazioni che utilizzo spesso, leggendoli al presente, per descrivere scelte, opportunismi e ambiguità di protagonisti del nostro tempo. Fortebraccio come guida, perché il suo sguardo coglie caratteristiche comuni, allora come oggi, di molti politici italiani. Leggendo questi corsivi, tuttavia, non è solo la lucida intelligenza di Mario Melloni a saltare agli occhi: emerge, è questo il punto, volume dopo volume, il quadro di un’epoca, letta attraverso la lente particolare dell’ironia, che, mentre dissacra, coglie lo spirito del tempo, e lo mette a nudo, al di là delle ricostruzioni ufficiali. L’ironia svela. E mostra ciò che negli anni di Fortebraccio all’Unità i giornali dei potenti occultavano.

Non è cambiato molto in verità oggi, e il libro di Marco Travaglio, Bugiardi senza gloria (PaperFirst, Euro 13,20), ne è la prova evidente col racconto di “10 anni di storia d’Italia attraverso le balle dei giornali dei padroni”.

E’ interessante, lucido, ironico, il testo del direttore del Fatto. Soprattutto, è ricco di logica, documenti, risconti – 571 pagine dense – che mettono a nudo le bugie, oggi le chiamano fake news, di politici e giornali al seguito. Ricordate “Scajola e gli insaputi?” E’ una delle migliori “tragicommedie della politica italiana”, leggiamo; il ministro giura che “l’appartamento con vista al Colosseo… gli fu pagato a sua insaputa”. Ridicolo. Ma più vergognoso è che l’indomani i giornali di B, “impermeabili ai fatti, santifichino Scajola come un martire” della malagiustizia (pp. 300-302). E il caso Consip? Il titolo del capitolo è pirandelliano, “Consip è se vi pare”, ma i fatti sono tragici per la democrazia italiana, trattandosi di “una clamorosa inchiesta della Procura di Napoli, che ha scoperto le manovre di personaggi del giro renziano per pilotare gare miliardarie”. Anche in queste pagine emergono i silenzi della grande stampa (“Zero tituli”), le omissioni, e “l’inchiesta sull’inchiesta” visto che a un certo punto s’indaga sulla Procura partenopea che ha scoperto la truffa (pp. 465-493). “Tutti i nodi vengono al pettine – dice Sciascia – Quando c’è il pettine”. Ecco: il libro evidenzia, come fa da anni MicroMega, che il pettine non c’è, che certa stampa occulta, molta politica è collusa, parte della magistratura non fa il suo dovere.

La verità è che Bugiardi senza gloria raccoglie un’infinità di casi che, dal 2009 al 2017, sono stati denunciati sul Fatto, fin dal primo numero col titolo in prima pagina “Indagato Letta”: poiché la notizia era nota da dieci mesi e nessuno ne parlava, scriverne significò svelare l’esistenza degli intoccabili (pp. 23-26). Molti sono i capitoli dei quali vorrei dire – “La sai quella della nipote di Mubarak?” (p.198); “Bottino Craxi” (p. 100); “Berlusconi e le stragi: che sarà mai” (p. 513) – ma lo spazio non lo consente. Travaglio mostra l’esistenza di due storie d’Italia: “La storia vera, che tutti afferiamo per un attimo… e poi dimentichiamo. E la storia falsa, riveduta e corrotta a suon di balle dai giornali e dalle Tv dei padroni” (p. 12). Tra queste storie taroccate, mi piace ricordarne una minore (“Sallusti si arresta da solo”, p. 192), anche perché sul direttore del Giornale scrissi un pezzo particolare in quegli anni, per tratteggiare il carattere dell’uomo (“Sallusti svegliati non sei Montanelli”, il Fatto, 5-9-2013). Non è cosa secondaria, per la democrazia, lo stravolgimento della realtà operato dai giornali “mainstream”, tanti esempi lo dimostrano.

Uno è molto significativo: ricordate Andreotti? Il modo in cui certi giornali raccontarono il processo confuse le acque. Scientificamente. S’è mentito sapendo di mentire. Il libro lo spiega ponendo una domanda. Secca. Precisa. “Perché la maggioranza degli italiani s’è fatta l’idea che Andreotti, salvato dalla prescrizione per associazione mafiosa, reato ‘commesso fino alla primavera del 1980’, sia stato assolto e dunque perseguitato?” Certi giornalisti inclini alla servitù – “La servitù volontaria passa oggi attraverso i media”, dice Flores d’Arcais nell’introduzione a La Boétie (Chiarelettere) – hanno le loro responsabilità: “In Italia il problema numero uno non è la politica, né l’economia, né la giustizia – ricorda Travaglio: è l’informazione”. Significativa la frase di Kant posta in esergo: “L’essere umano è l’unico animale che ha bisogno di un padrone per vivere”. Quanto a chi tira le fila: “C’è chi, come prezzo del proprio misfatto, ebbe la forca, chi la corona.” Non è il Caimano, oggi, il politico più vezzeggiato nei palazzi del potere? La stampa è tenuta in piedi dai padroni anche coi bilanci in rosso “perché condizionano la percezione della realtà, dunque l’opinione pubblica, quindi la politica, l’economia, la magistratura”, fino alla spudoratezza: “Vi siete mai domandati -leggiamo – perché i Benetton, con tutti i disastri che hanno combinato… sono tabù per l’informazione?”.

Bugiardi senza gloria è il primo volume di una “Controstoria” che mostra cos’è accaduto davvero negli ultimi 10 anni in Italia. Denuncia le falsità: “B. e Dell’Utri innocenti: l’ha detto la mafia” (p.78); “Schifani santo subito” (p. 96); “Viva viva la trattativa” (p.125); eccetera. “Insider Renzing”, per la lucidità di certe pagine, è uno dei capitoli più significativi: “Tutto comincia a metà gennaio del 2015. In quei giorni la Consob… notò un’improvvisa fibrillazione attorno ai titoli della banche popolari proprio nei giorni che precedevano il decreto Renzi-Padoan che le avrebbe trasformate in Spa (…)”. “Cosa induceva tanti investitori a comprare azioni di quelle banchette decotte? Qualcuno sapeva qualcosa che i comuni mortali ignoravano?”. Sì, lo sapeva Carlo De Benedetti perché glielo disse il premier. E’ De Benedetti stesso a svelarlo: il decreto “passa, ho parlato con Renzi ieri, passa” (pp.559-568). Il punto è che i giornali quasi ignorarono l’intercettazione e fu accusato solo il Broker Bolengo. Il testo è pieno di storie simili e mostra come vanno le cose in Italia.

Lor signori non mi piacciono, diceva spesso Fortebraccio: “Io sono un giornalista d’élite: e infatti scrivo per i metalmeccanici”. Ecco, anche Travaglio è un giornalista d’élite: scrisse per anni su l’Unità (2002-2009) e per dire la verità, anche ai metalmeccanici, oggi pubblica Bugiardi senza gloria. E’ ironico e divertente e nello sesso tempo serissimo: leggerlo è una goduria e aiuta a capire in che Paese viviamo.

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