Max Casacci è chitarrista e mente dei Subsonica, ma il suo nuovo album solista non c’entra niente con l’elettronica della band di Torino. Anzi, ha poco da spartire con tutta la musica che sentiamo di solito. Earthphonia, che esce l’11 dicembre, è costruito solo con suoni della natura: versi di uccelli che diventano linee di basso, lo scorrere dell’acqua che si fa percussione, vulcani che dettano il “ritmo della terra”. E poi raffiche di vento, ghiacciai che si spezzano, rumori dai fondali degli oceani. Grazie alla tecnologia, questi campionamenti prendono il posto di chitarre, bassi e batterie.

“È un progetto che vuole creare empatia fra noi e la natura: solo così possiamo trovare le soluzioni più adatte all’emergenza climatica”, racconta il musicista a FQMagazine. Non a caso, insieme al disco c’è anche un libro scritto con Mario Tozzi, geologo e divulgatore primo ricercatore del CNR, con contributi di esperti e ambientalisti. “E nel volume abbiamo inserito anche pagine in cui sono gli stessi ecosistemi a parlare, raccontando di come l’opera di noi uomini gli faccia del male”. Perché Earthphonia è un album di visioni e simbolismi, ma anche di ecologia, sostenibilità, allarmi per il surriscaldamento globale.

E quindi, un album politico.
Questo disco è un’azione. Che poi si trasforma in messaggio politico, e quindi in messaggio alla politica. Ognuno deve dare il massimo per salvare l’ambiente dalla catastrofe, ma i problemi si risolveranno solo con l’intervento di chi prende le decisioni. Quindi ho pensato che lo stupore che genera Earthphonia, che con suoni della natura compone sinfonie vere e proprie, possa essere l’arma per sensibilizzare all’ambiente. Che dobbiamo guardare con occhi diversi, sentire “vicino”. Spesso ignoriamo le storie che nasconde, il suo mistero. Inoltre, ci tenevo rispondere al lavoro puntuale e trascinante dei giovanissimi di Fridays for future, per cui ho anche suonato. E diverse volte ho accompagnato mia figlia di dieci anni ai loro cortei.

Però Greta Thunberg è messa in cattiva luce soprattutto da chi è più grande di lei. Come mai?
Per invidia: molti detrattori sono stati parte di analoghe mobilitazioni, che però non hanno avuto lo stesso successo. Poi perché agli adulti, Greta, mostra una cosa che loro hanno perso per sempre: la giovinezza. E infine a causa della disinformazione di stampo negazionista che c’è in giro. Non scordiamoci che dopo l’abbandono di Trump degli accordi di Parigi, il web è stato insozzato da gente che ritiene che il surriscaldamento globale non esista. Una volta, a un corteo, una giornalista mi ha chiesto se non pensassi che dietro Greta ci fossero “i poteri forti”. “Certo che sì”, le ho risposto. “Ci sono i poteri più forti che una persona può desiderare: una famiglia che ti sostiene“.

Qual è il rapporto fra musica e natura?
Molti strumenti sono nati proprio per imitare la natura: i fiati in base al soffiare del vento nelle canne, le maracas pensando al verso delle cicale. Io a “suonare” l’ambiente ci sono arrivato per caso, qualche anno fa, quando a Gozo ho percosso le pietre di una grotta. Riascoltando la registrazione a casa, ho scoperto che erano davvero “strumenti di un’orchestra naturale”. E ne è venuto fuori un brano (TA’CENC – sound of stones, nda) che è presente in Earthphonia e che Michelangelo Pistoletto ha utilizzato in un’installazione. Da lì, ho deciso di approfondire il tema, incontrando anche esperti che poi ho coinvolto nel libro. Libro che, ci tengo a dirlo, è una sorta di iper-oggetto: contiene codici QR, interventi di Mario Tozzi strettamente scientifici, grafiche. Però senza il lockdown non sarebbe mai nato.

Perché?
Osservavo la natura che si riprendeva i propri spazi e, a livello emotivo, ero “amplificato”, come tutti. Quindi ho sfruttato il ruolo di musicista per scrivere canzoni buone per il mondo che verrà, per quando tutto si rimetterà in moto. In quel momento avevo pronti solo quattro brani, e considera che Earthphonia ne ha otto. Poteva sembrare pretenzioso (sai: i suoni dei fiumi, suonare le pietre…), e poi navigavo a vista perché nessuno aveva mai fatto un disco simile: non è stato facile.

Parli del “ruolo di musicista” durante la pandemia, però in questo periodo le istituzioni non hanno tenuto conto degli artisti.
Il covid ha mostrato cose che facevamo finta di non vedere. Per esempio abbiamo “scoperto” che musicisti che non siano lirici o sinfonici non sono contemplati dalle istituzioni. Per non parlare dei lavoratori dello spettacolo, completamente dimenticati. È assurdo: l’Italia ha un patrimonio artistico enorme, eppure c’è ancora chi non è convinto che di cultura si possa “mangiare”. E poi si guarda sempre con più attenzione a ciò che riguarda il passato, trascurando un contemporaneo che invece avrebbe bisogno di tutele. Per dire: i locali di musica dal vivo sono regolamentati da norme irrazionali, rispetto a quelle che ci sono all’estero. Scontiamo una classe dirigente vecchia: se ci fossero più giovani a prendere decisioni, molti problemi sarebbero risolti. Le nuove generazioni conoscono meglio il panorama internazionale, riuscirebbero a sprovincializzare questo Paese. Quelli più vecchi di loro si stanno ancora chiedendo se l’Europa debba esistere o meno, quando è un processo ineluttabile ed è ovvio che bisogna andare verso un’Unione sempre più coesa. E i ragazzi lo sanno, questo.

L’assenza di giovani nelle istituzioni determina anche la loro scarsa di sensibilità alle questioni ambientali?
Sì, credo che l’immobilismo delle istituzioni in tema ambientale dipenda dalle consuetudini che vengono tramandate. Banalmente: per una serie di rapporti di potere, l’energia fossile è ancora in voga fra la nostra classe dirigenti; fosse per i giovani, sarebbe già bandita.

Come immagini il futuro?

Se non fossi ottimista, non avrei scritto un disco così, però tutto dipenderà dalle scelte. Gli artisti hanno la possibilità di giocare un ruolo importante. E con Earthphonia sento di fare la mia parte.

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