Potrei parlarvi di almeno tre casi di persone che conosco bene e lavorano nel mondo della scuola esposte in modo irresponsabile al pericolo di venire contagiati dal Covid-19. Hanno rischiato poi di contagiare persone vulnerabili (anziani, persone con malattie affette da malattie del cuore, ipertensione, diabete o persone esposte a terapie che indeboliscono il sistema immunitario). Ma le storie personali ve le risparmio. E vi risparmio pure la mia opinione. Lasciamo parlare l’evidenza.

Premessa: mercoledì abbiamo avuto 993 morti e raggiunto la cifra di 58mila decessi. La seconda ondata potrebbe essere peggiore della prima in termini di mortalità. Quale proporzione di decessi sarà stata causata dai contagi generati dall’apertura delle scuole (incluse le attività annesse ai viaggi da e verso le scuole)? Nessuno lo sa e nessuno studio lo ha stimato in modo preciso – almeno in Italia. Si sono sentiti molti slogan, dichiarazioni alla stampa e uno studio mai pubblicato in letteratura scientifica peer-reviewed che garantiva sulla sicurezza delle scuole.

Cosa dice invece, almeno per ora, la letteratura scientifica peer-reviewed?

Un nuovo articolo che aveva lo scopo di valutare le politiche di contenimento Covid-19 pubblicato su Nature Human Behaviour conferma l’evidenza raccolta precedentemente e pubblicata sulla rivista Lancet rispetto al ruolo chiave delle scuole nella prevenzione e trasmissione del Covid-19. Gli autori di questo studio concludono che gli interventi non farmacologici più efficaci includono: a) coprifuoco; b) blocchi e restrizioni rispetto a luoghi in cui le persone si riuniscono per un lungo periodo di tempo (es. negozi, ristoranti, raduni di persone, lavoro a domicilio) e c) chiusura di istituzioni educative.

Questa evidenza sembra corroborare non solo l’analisi quantitativa pubblicata su Lancet precedentemente, ma numerosi altri studi sull’argomento. Ad esempio, si è scoperto che le chiusure delle scuole negli Stati Uniti hanno ridotto l’incidenza e mortalità Covid-19 di circa il 60%. Questo risultato è in linea con uno studio di ricerca dei contatti della Corea del Sud, che ha identificato gli adolescenti di età compresa tra 10 e 19 anni come più propensi a diffondere il virus rispetto agli adulti e ai bambini in ambito domestico. C’è poi evidenza dall’Inghilterra: l’analisi mostra che le scuole sono state i luoghi più pericolosi in termini di nuove malattie respiratorie acute assieme alle case di riposo.

Nessuno nega il sacrosanto diritto alla scuola e l’impatto negativo della chiusura delle scuole sulla vita e istruzione degli studenti. C’è ampia evidenza sugli effetti negativi della chiusura delle scuole citata nello stesso studio qui analizzato. Tuttavia, trovare delle strade alternative per garantire l’istruzione agli studenti e non uccidere i loro nonni e le persone vulnerabili al Covid-19 era priorità doverosa. Se qualcuno pensa di promuovere il diritto alla scuola e all’istruzione, al prezzo di decine di migliaia di morti è meglio che ci ripensi. Ci sono altre vie. E all’estero abbiamo rilevato esempi di paesi che hanno tenuto le scuole aperte senza provocare una strage di anziani e persone vulnerabili al Covid-19. Basta leggere la letteratura invece di sparare slogan evidence-free.

Secondo un altro contributo su Lancet, la misura più importante per riaprire le scuole in modo sicuro non è certo avvalersi di banchi con le rotelle o altre misure del genere. In questo paper, le conclusioni sono chiare e puntano ancora una volta su un efficace sistema di testing and tracing: “senza… test e tracciamento dei contatti, la riapertura delle scuole insieme al graduale allentamento delle misure di blocco possono indurre una seconda ondata. Per prevenire una seconda ondata Covid-19… la riapertura delle scuole… deve essere accompagnata da test su larga scala, a livello di popolazione, di individui sintomatici e tracciamento efficace dei loro contatti, seguito dall’isolamento degli individui diagnosticati”.

Il nostro sistema di testing and tracing non solo è saltato ormai da tempo, ma non è mai stato pianificato in modo rigoroso. E infatti i risultati si vedono. Miozzo invece di andare in piazza con gli studenti avrebbe dovuto chiamare Crisanti a costruire un efficace piano tamponi e tracciamenti tempestivi per mettere davvero le scuole e tutto il paese in sicurezza. Affermare che “la scuola è sicura” senza un efficace sistema di testing and tracing timely è affermazione evidence-free. Ci mostrino i dati. Altrimenti il sospetto che l’apertura delle scuole abbia ucciso migliaia di nonni, ammalati e persone deboli rimane forte e plausibile.

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