Twittava come una ragazzina. “Guardate il film di Cassavetes ora in tv”. “Non fate mica finire Montalbano, ve ne prego”. Spirito d’artista, libero, giocoso, quello di Daria Nicolodi, morta a 70 anni. A darne notizia è stato l’ex marito Dario Argento. La loro fu una coppia mitica degli anni settanta. Con il regista che si innamora della sua attrice. E lei a raccontare come di quel corteggiamento non se ne fosse mai accorta. Al centro il set di uno dei più grandi thriller insanguinati di tutti i tempi: Profondo Rosso. Dopo una brillante carriera prima nelle opere di Luca Ronconi e poi nelle commedie teatrali di Garinei&Giovannini, Nicolodi è dapprima la crocerossina nell’ospedale che accompagna l’irregolare Mark Frechette davanti al collega ufficiale in fin di vita in Uomini contro di Rosi, poi coprotagonista con Tognazzi nel film di Petri, La proprietà non è più un furto, e ancora assieme a Nino Castelnuovo nel 1974 prima donna nello sceneggiato Rai, Ritratto di donna velata.

Il grande salto arriva nel 1975 quando Argento la vuole nel ruolo della disinvolta giornalista Gianna Brezzi in Profondo Rosso. L’aveva ricordato più volte Nicolodi quel provino assurdo con lei e le altre pretendenti giunte davanti a regista e produttori con un acconciatura improbabile e Argento che la costringe a lavarsi i capelli e poi la sceglie. “Lessi la sceneggiatura di Bernardino Zapponi tutta d’un fiato in una notte nella casa di famiglia a Roma e provai una gran paura”, aveva sempre raccontato l’attrice. Occhi azzurri e frangetta, Daria mostra in scena uno charme e una sicurezza nel prorompere in mezzo ai maschi del set da farsi ampiamente notare. La prima battuta al Teatro Carignano di Torino che Argento le fa recitare ben 18 volte. Poi e chiacchierate notturne tra canne, cinema Edgar Allan Poe e H.P. Lovercraft. E ancora: Nicolodi che ha sempre sostenuto di aver voluto lei i Goblin, dopo aver sentito “un vento elettronico” tra diverse tracce proposte alla produzione de film: “affianchiamoli a Gaslini”, disse a quello che sarebbe diventato il suo compagno fino al 1985. Dalla loro relazione nacque Asia, seconda figlia della Nicolodi, dopo Anna avuta dal precedente compagno, lo scultore Mario Ceroli. Con Argento interpreterà in nemmeno quindici anni altri cinque film: Suspiria (di cui fu anche cosceneggiatrice), Inferno, Tenebre, Phenomena, Opera. Infine nel 2007 il ritorno con il vecchio compagno che la lanciò ne La terza madre, capitolo conclusivo della saga delle Tre Madri. Nicolodi seppe giostrare registri differenti: quello più vicino alla classica cattiva modello Bette Davis nei thriller/horror (riguardatela in Phenomena con una giovanissima Jennifer Connelly); l’ambivalente ed algida doppia identità di vittima/killer come in Paganini horror; oppure seppe districarsi in film come Maccheroni di Ettore Scola, in una parte alla Nathalie Baye, quando in una celebre scena bacia Jack Lemmon.

Recentemente le chiesero se avesse mai provato la necessità di fare altri ruoli oltre quelli nei thriller di Argento, Bava, Soavi. “Sì, ne ho fatti, soprattutto a teatro. Però il cinema è un artigianato che è anche un’industria. Cominci a fare una cosa e ti chiamano sempre a rifare la stessa. Forse perché ho quel volto e quella voce un po’ particolare”. Dotata di uno humor non da poco Nicolodi spiegò che forse il sangue, la morte, l’orrore si stagliavano nel suo destino professionale fin dagli esordi quando interpretò a teatro con Ronconi regista, il testo Il candelaio, scritto nel 1582 nientemeno che da Giordano Bruno, poi finito ad ardere sul rogo. Su Instagram Asia Argento ha ricordato la madre così: “Riposa in pace mamma adorata. Ora puoi volare libera con il tuo grande spirito e non dovrai più soffrire. Io cercherò di andare avanti per i tuoi amati nipoti e soprattutto per te che mai mi vorresti vedere così addolorata. Anche se senza di te mi manca la terra sotto i piedi, e sento di aver perso il mio unico vero punto di riferimento. Sono vicina a tutti quelli che l’hanno conosciuta e l’hanno amata. Io sarò per sempre la tua Aria”.

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