Una finale. Così aveva detto Antonio Conte. Ma non era vero, era solo una partita di girone, che l’Inter ha perso come tante altre partite di questa Champions League e di questo inizio stagione. Con i propri errori, i propri limiti tecnici, psicologici e forse, comincia a venire il dubbio, proprio strutturali. Inutile prendersela con l’arbitro, che ha espulso Vidal quando magari poteva non farlo, che non ha fischiato un rigore quando forse si poteva concedere, ma in fondo ha fatto solo il suo. La verità è che il Real Madrid ha passeggiato a San Siro: 0-2, reti di Hazard e Rodrygo, in una partita dominata e indirizzata ben prima della folle reazione di Vidal, che probabilmente mette fine al cammino europeo dei nerazzurri.

Una sconfitta netta, per certi versi una figuraccia, che non si può spiegare solo con l’inferiorità numerica per oltre un’ora. Contro Il Real meno “galactico” di sempre, ulteriore aggravante per la banda di Conte. Senza Sergio Ramos e Benzema, i due ultimi pilastri di una formazione che annaspa al quarto posto in Liga. Se non una passeggiata era quantomeno un’occasione d’oro per raddrizzare il girone. Invece l’Inter di quest’anno ha l’abilità straordinaria di complicarsi ogni partita, sempre allo stesso modo, sempre con i propri errori. Così come contro il Borussia, o il Torino, o il Parma, un’ingenuità stavolta di Barella regala un rigore e l’immediato vantaggio agli avversari. Dopo il gol a freddo di Hazard, gli spagnoli che già erano venuti a giocare per il pareggio, possono fare anche di meglio.

La capacità di palleggiare, addormentare la partita, irretire gli avversari non si dimentica in un momento di crisi. Così gli spagnoli si divertono e i primi venti minuti dei nerazzurri diventano un calvario. Vazquez colpisce un palo a Handanovic immobile, ancora più clamoroso il gol divorato da Mendy sull’ennesima palla persa in uscita. Ma non basta. L’Inter non si accontenta di aver schivato il colpo del ko. Si nega anche la possibilità di rimettersi in carreggiata quando il peggio sembrava passato, mentre timidamente prova a cominciare a giocare. Proprio su un episodio che poteva cambiare la gara: un rigore reclamato da Vidal, molto simile a quello concesso al Real, che però probabilmente non c’è, e su cui il cileno pensa bene di protestare tanto da farsi ammonire due volte in una manciata di secondi. Sotto di un gol e di un uomo, la partita è compromessa. E così la Champions.

Alla ripresa Conte si sistema con uno scolastico 4-4-1, dove il sacrificato è Lautaro per inserire Perisic a sinistra. Peggio di così non si può fare e infatti l’Inter va leggermente meglio. Si scuote, protesta per un altro rigore che potrebbe anche starci (ma non per l’inflessibile arbitro Taylor). Sembra crederci in maniera quasi commovente, se non fossero le classiche lacrime di coccodrillo. Inutile versarle. Al primo affondo il Real passa di nuovo, facilmente, con lo stesso gioco fra le linee che aveva provocato il rigore e che stavolta porta Rodrygo al raddoppio. Il 2-0 chiude il match. L’ultima mezzora serve solo al ritorno in campo di Sensi e, per una manciata di tristi, insignificanti minuti, persino di Eriksen, con cui Conte ormai sembra avere una questione personale più che tecnica. L’Inter è ultima. Teoricamente non è ancora eliminata: con due vittorie contro Borussia e Shakhtar e una combinazione molto favorevole di risultati (due vittorie anche del Real che però potrebbe già essere qualificato) può ancora passare. Ma dopo aver fatto due punti in quattro partite in un girone non impossibile non è lecito nemmeno sperarci.

Twitter: @lVendemiale

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