È morto Diego Armando Maradona. Il calcio perde il suo più grande interprete, il suo numero 10. Il Pibe de Oro, la Mano de Dios, leggenda di Napoli e del Napoli, un Dio terreno in Argentina. È stato il più amato e il più discusso, nel bene e nel male. Il quotidiano argentino El Clarin è stato il primo a diffondere la notizia: “Un arresto cardiorespiratorio” mentre era nella sua casa di Tigre, vicino Buenos Aires, dove si era sistemato in seguito all’operazione alla testa. L’intervento per rimuovere l’edema cerebrale, del 3 novembre, era andato bene, ma l’argentino era rimasto sotto osservazione, anche per alcuni episodi di confusione. Il 30 ottobre scorso Maradona aveva compiuto 60 anni, se ne va lo stesso giorno di George Best (2005) e dell’amico Fidel Castro (2016). Per la sua scomparsa il governo argentino ha decretato tre giorni di lutto nazionale. Anche Napoli ha proclamato il lutto cittadino. La camera ardente sarà aperta nella Casa Rosada, il palazzo della presidenza argentina.

La morte di Diego – Il primo a tentare di aiutare Maradona è stato un vicino, membro dello staff medico del Delta Rugby Club. Inutili i tentativi di rianimarlo anche dai medici delle nove ambulanze che sarebbero accorse sul posto. Dinanzi all’abitazione è stato messo un nastro di circa 50 metri per isolare ed evitare assembramenti. “Si tratta della morte di un simbolo, che ha varcato le barriere dell’Argentina con un pallone da calcio per diventare una leggenda mondiale”, scrive la Nacion sul proprio sito. Il primo ad arrivare nella casa in cui Diego è spirato è stato il suo avvocato Matías Morla, seguito dalla ex moglie, Claudia Villafañe, e dalle figlie Dalma e Giannina che vivono nello stesso quartiere. Subito dopo sono arrivate le sorelle di Maradona. Tutta l’Argentina e tutto il mondo del calcio piange la scomparsa del più forte giocatore di sempre. Fra i primi ad esprimere il suo cordoglio c’è stato Pelè, il suo grande amico e ‘rivale’: “Che notizia triste. Ho perso un grande amico e il mondo ha perso una leggenda. C’è molto da dire, ma ora possa Dio dare la forza alla sua famiglia. Un giorno spero che potremo giocare insieme in cielo”.

Dalla periferia al tetto del mondo – Dalla periferia polverosa di Buenos Aires al tetto del Mondo: la dimensione di Maradona è stata il talento, la sua cifra la sregolatezza. Solo che gli eccessi non sono mai riusciti a dissipare il suo talento, al contrario lo hanno distillato e amplificato. Un dio pagano che per tutta la vita ha provato a dimenticare la povertà di partenza. I trofei più importanti sono i due scudetti conquistati con il Napoli, nel 1987 e nel 1990. Poi ovviamente il Mondiale del 1986. Ha vinto pure con il Boca Juniors e con il Barcellona. In totale sono 9 i titoli vinti in carriera, ma i titoli non servono a nulla per descrivere la grandezza del calciatore. Per quello ci sono il gol del secolo, segnato all’Inghilterra pochi minuti dopo quella rete di pugno diventata poi la Mano de Dios. Il suo genio è racchiuso tutto in quei memorabili tre minuti del secondo tempo del quarto di finale del 22 giugno 1986.

L’arrivo a Napoli – Fisico minuto ma compatto, tecnica sopraffina e un piede sinistro che non troverà eguali: Maradona era fantasia e intelligenza tattica, era pure finalizzatore, nonché artista dei calci piazzati. Nato a Lanús, il 30 ottobre 1960, debutta da professionista nell’Argentinos Juniors a soli 16 anni nel 1976. Passa quindi al Boca Juniors, la squadra per la quale tifava il padre e di cui lui stesso resterà sempre tifosi, con cui vinse un Campionato di Apertura 1981. L’anno dopo arriva lo sbarco in Europa, nel Barcellona, con cui vinse una Coppa del Re. Vittima di un grave infortunio per un brutto fallo, Maradona non legò mai con l’ambiente catalano e nel 1984 dopo una complessa trattativa passò al Napoli per 13 miliardi e mezzo di lire. Alla presentazione ufficiale allo stadio San Paolo c’erano circa 80mila persone.

I trionfi sotto il Vesuvio – Maradona trascinò il Napoli alla vittoria del suo primo storico scudetto nel 1987. Nel 1990, quando ormai i rapporti con il presidente Corrado Ferlaino si erano già rotti, il Pibe de Oro guidò gli Azzurri alla conquista anche del secondo scudetto. Con il Napoli, Maradona ha vinto anche una Coppa Uefa, una Coppa Italia e una Supercoppa. Fuggito dall’Italia dopo la positività alla cocaina, nel 1992 tornò a giocare nel Siviglia in Spagna. Quindi il ritorno in Argentina nel Newell’s Old Boys e infine ancora nel Boca Jr, con cui giocò la sua ultima partita in Superclásico contro il River Plate il 25 ottobre 1997.

La nazionale – In Nazionale, Maradona debuttò nel 1977 e dopo la delusione per la mancata convocazione per i Mondiali in casa del 1978, guidò l’Albiceleste nelle successive quattro edizioni. Nel 1986 trascinò quasi da solo l’Argentina alla vittoria in Messico, mentre nel 1990 portò la squadra in finale contro la Germania, dopo aver battuto in semifinale l’Italia in un San Paolo diviso fra tifosi degli Azzurri e di Maradona. Nel 1994, suo ultimo Mondiale, stava trascinando ancora l’Argentina quando venne fermato per una positività al doping.

La vita privata e i problemi legali – Padre di cinque figli, da quattro donne diverse, i problemi extra-calcistici di Maradona diventarono pubblici a Napoli: l’uso di sostanze stupefacenti, le foto in compagnia di noti esponenti della Camorra. In realtà Diego iniziò a fare uso di cocaina già a Barcellona, poi sotto il Vesuvio la sua divenne una vera e proprio tossicodipendenza. Negli anni successivi al suo ritiro, a causa degli eccessi con alcol, cibo e cocaina la sua salute peggiorò progressivamente, costringendolo a diversi ricoveri ospedalieri, interventi chirurgici, oltre a piani di riabilitazione e disintossicazione. In Italia è stato coinvolto in diversi problemi con la giustizia e controversie legali, in particolare con il fisco che l’ha accusato di evasione per 39 milioni di euro.

Il Maradona ‘politico’ – Figura carismatica, non ha mai nascosto le sue idee politiche. È stato grande amico del leader cubano Fidel Castro, del presidente venezuelano Hugo Chávez, nonché ammiratore di Ernesto ‘Che’ Guevara. Fu invece nemico giurato del presidente degli Stati Uniti George W. Bush e di quelli della Fifa, da Joao Havelange a Sepp Blatter. Battaglie che lo hanno reso idolo ed eroe della gente, sia in Argentina che a Napoli. Un amore che durerà per sempre.

Il Fatto di Domani - Ogni sera il punto della giornata con le notizie più importanti pubblicate sul Fatto.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Inter-Real Madrid, 22 anni fa l’ultimo canto di Simoni e Baggio in nerazzurro: il 3 a 1 al Meazza che regalò l’accesso ai quarti

next
Articolo Successivo

Diego Armando Maradona morto, Pelé: “Perdo un grande amico e il mondo una leggenda. Un giorno spero che potremo giocare a pallone insieme in cielo”. Franco Baresi: “È stato un onore affrontarti”

next