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Coronavirus, lo studio: “Nessuna mutazione sembra aumentare la trasmissibilità nell’uomo”

Coronavirus, lo studio: “Nessuna mutazione sembra aumentare la trasmissibilità nell’uomo”
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La premessa è che il coronavirus, che a oggi ha infettato quasi 60 milioni di persone e ne ha uccise oltre un milione e 400mila nel mondo, ha fatto il salto dall’animale, tuttora ignoto, all’uomo alla fine del 2019 e per questo “”potrebbe non essere ancora completamente adattato al suo ospite umano”. Ma al momento “nessuna delle mutazioni attualmente documentate nel virus Sars-CoV-2 sembra aumentare la sua trasmissibilità nell’uomo”. La buona notizia arriva da uno studio pubblicato su Nature Communications, coordinato dall’University College di Londra (Ucl) e condotto analizzando genomi virali provenienti da 46.723 persone Covid-positive in 99 Paesi del mondo, raccolti sino a fine luglio. Gli scienziati hanno osservato che le mutazioni più comuni hanno un effetto neutro sulla trasmissibilità del nuovo coronavirus, compresa una mutazione nella proteina Spike chiamata D614G, che si sospettava potesse rendere il virus più trasmissibile. Così non è, concludono i ricercatori che in base ai risultati ottenuti si dicono ottimisti sull’efficacia dei vaccini in arrivo contro Covid-19.

“Le notizie sul fronte vaccini sembrano ottime”, afferma Francois Balloux dell’Ucl Genetics Institute, autore principale del lavoro. Se è vero infatti che l’introduzione dei ‘prodotti-scudo’ potrebbe esercitare una pressione selettiva sull’agente patogeno, in seguito alla quale “il virus potrebbe acquisire mutazioni per cercare di sfuggire al sistema immunitario umano” attivato dal vaccino per riconoscere il nemico, “siamo fiduciosi che saremo in grado di segnalarle prontamente – confida lo studioso – permettendo se necessario di ‘aggiornare’ i vaccini” in modo da conservarne le virtù protettive. “Fortunatamente abbiamo scoperto che nessuna mutazione” al momento acquisita da Sars-CoV-2 “sta portando a una diffusione più rapida di Covid-19 – dichiara Lucy van Dorp dell’Ucl Genetics Institute, prima autrice della ricerca – ma dobbiamo rimanere vigili e continuare a monitorare le nuove mutazioni, in particolare quando i vaccini verranno introdotti” sul mercato e somministrati alla popolazione.

L’abstract dello studio

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