Come è successo a me credo sia capitato anche a qualche lettore di porsi una domanda, nella valanga di informazioni che, assieme al virus, ci ha quasi travolto negli ultimi tempi: “Perché nelle scorse settimane poco o nulla è stato suggerito affinché ognuno possa potenziare la risposta del proprio sistema immunitario?” Comprendo che nella furia della pandemia, questo fosse probabilmente un problema secondario rispetto all’urgenza di salvare le vite di chi arrivava in pronto soccorso. Eppure, a bocce un po’ più ferme, mi sembra una domanda sensata visto che, in attesa della conclusione delle sperimentazioni in corso sull’efficacia di vecchi e nuovi farmaci o sui futuri vaccini, l’efficienza del sistema immunitario è al momento l’unico strumento per modulare l’impatto del virus sull’organismo e ridurre il rischio di conseguenze catastrofiche.

Il fatto stesso che la maggioranza dei deceduti in questa epidemia sia costituita da soggetti anziani e/o generalmente già ammalati rende evidente che la capacità dell’organismo di gestire il problema è un aspetto cruciale. E questo vale sia per questa che per altre emergenze sanitarie che è possibile o probabile si presenteranno nei prossimi anni. Senza contare che un buon sistema immunitario rimane cruciale non solo nelle grandi emergenze infettive, ma anche nei confronti di raffreddori, sinusiti e influenze varie che, per buona parte dell’anno, fanno parte della quotidianità di molte persone.

Ecco quindi alcune note sul sistema immunitario. Vedremo come è fatto, come funziona, come mantenerlo efficiente, come si riduce la sua capacità di difendere l’organismo, ecc.

Prima di tutto la cura dell’ambiente – All’origine delle epidemie più o meno grandi che si sono sviluppate negli ultimi due decenni (Sars, A/H1N1, Mers-CoV, Zika) ci sono sempre stati virus che hanno effettuato il cosiddetto “salto di specie”. Cioè sono passati dal serbatoio animale (uccelli, maiali, pipistrelli, ecc.) all’organismo umano. Questo passaggio è grandemente facilitato dalla rottura dell’equilibrio uomo-natura e dalla pratica di aggressione e di distruzione degli habitat naturali che la cosiddetta globalizzazione ha consentito e fortemente accelerato. Se la specie umana invade e compromette la stabilità di ambiti naturali sempre più ampi (niente sembra salvarsi: foreste vergini, terre coltivate, poli nord e sud, laghi, boschi, oceani, cieli, ecc.), il contatto e l’incontro con il selvatico, in cui si annida il virus sconosciuto all’uomo (che quindi non ha ancora sviluppato un’adeguata reazione immunitaria) diventa sempre più probabile. È per questo che qualcuno afferma che il miglior antivirus è una foresta integra. Se poi, oltre ai virus, pensiamo anche ai batteri occorre riflettere sull’enorme questione dell’antibioticoresistenza. Generata anche dalle pratiche usuali negli allevamenti intensivi, con la somministrazione sistematica e preventiva di antibiotici agli animali, semplicemente per farli sopravvivere fino alla macellazione. Pratica che inevitabilmente seleziona batteri resistenti, con rischi epidemici difficilmente prevedibili. In Europa muoiono in un anno 33mila persone a causa dell’antibioticoresistenza, 10mila solo in Italia.

Poi i vaccini e le mascherine – In seconda battuta vengono i vaccini, che però non sono ancora disponibili per il Covid-19. E non lo saranno per almeno circa 12 mesi, se si adottano procedure sbrigative, al posto dei soliti 2 anni normalmente necessari. Sperando che una volta trovati, mantengano la loro efficacia a lungo, visto che i Coronavirus hanno la capacità di mutare molto facilmente e velocemente. Al terzo posto dei provvedimenti che limitano i danni stanno quelli con i quali abbiamo familiarizzato nei mesi scorsi: distanziamento sociale, isolamento dei malati, pulizia degli ambienti con disinfettanti, respiratori per terapie intensive, lavaggio delle mani, ecc. A completamento del cerchio troviamo le mascherine, i guanti, le tute e i grembiuli di plastica. Che ovviamente sono indispensabili, ma dovrebbe essere chiaro che quando abbiamo bisogno di centinaia di milioni di mascherine, di farmaci e di migliaia di posti in terapia intensiva significa che gli altri livelli di prevenzione non sono stati funzionali e hanno ceduto. Il sistema immunitario è una complessa rete integrata fatta da sostanze chimiche (saliva, sistema del complemento, lisozima, anticorpi, ecc.), cellule (neutrofili, basofili, macrofagi, linfociti, ecc.) e alcuni organi speciali (linfonodi, tonsille, timo, milza, midollo osseo, ecc.). Il suo compito è difendere l’integrità dell’organismo da qualsiasi forma di aggressione chimica, traumatica o infettiva.

Come funziona – Il sistema immunitario è normalmente in grado di distinguere le strutture proprie dell’organismo o esterne al corpo e presenti nell’ambiente (per esempio i pollini e gli alimenti) ma che normalmente non costituiscono un pericolo. Queste strutture dunque possono o devono essere preservate. Esistono al contrario strutture interne o esterne al corpo (tumori, sostanze inquinanti, alcuni microrganismi) che invece si dimostrano nocive per l’organismo. Nei confronti di queste ultime il sistema immunitario attiva processi di neutralizzazione o di eliminazione, generalmente basati sullo sviluppo di fenomeni infiammatori. Fenomeni, quelli infiammatori, che sono assai utili quando hanno una durata breve e un’intensità rapportata alla capacità di “gestione” dell’organismo, ma che possono rivelare aspetti problematici quando l’intensità è eccessiva (è capitato a coloro che sono deceduti in questa pandemia) o durano troppo a lungo. Inoltre, l’infiammazione cronica a bassa intensità, presente nell’organismo senza produrre sintomi significativi e in larga misura prodotta da uno stile di vita non salutare, è alla base di quasi tutte le patologie croniche e degenerative oggi più frequenti: cardiovascolari, articolari, allergiche, neurologiche, tumorali, ecc.

Quando funziona bene? Un sistema così complesso e articolato dipende, per il suo corretto funzionamento, non da un singolo fattore ma dalla coesistenza e dall’interazione reciproca di diversi elementi e condizioni. In particolare e principalmente da un’alimentazione sufficiente per quantità e di buona qualità, composta da alimenti naturali e completi (integrali); da una permanenza sufficiente all’aria aperta che consente, tra l’altro, una normale produzione di vitamina D; da una quantità di riposo e di sonno adeguati, anche per compensare e bilanciare situazioni stressanti eccessivamente prolungate. È noto infatti che lo stress oltremodo prolungato e, soprattutto, non opportunamente prevenuto e/o compensato da comportamenti e pratiche adatte (oltre al riposo e al sonno, anche l’attività fisica non agonistica, la meditazione, la preghiera, le tecniche di rilassamento, ecc.) incide negativamente sull’efficienza immunitaria.

Quando funziona male? Potremmo semplicemente dire: quando non si verificano le condizioni precedenti. Ossia quando la dieta è carente come apporto energetico totale, ma anche quando (evenienza ben più frequente dalle nostre parti) il fabbisogno di micronutrienti non è soddisfatto. Quando mancano cioè vitamine, minerali, enzimi, flora batterica, sostanze protettive presenti soprattutto negli alimenti vegetali, ecc. Attenzione, però: anche una dieta eccessivamente abbondante e/o sbilanciata da un eccesso di calorie e di proteine animali (carne, formaggi) interferisce con l’efficienza del sistema immunitario. Non aiuta nemmeno passare troppo tempo al chiuso, per lavoro o studio, ma spesso anche semplicemente per pigrizia quando preferiamo utilizzare il tempo disponibile davanti a uno schermo. Di fatto, nei Paesi sviluppati, è noto da tempo che l’obesità, l’alcolismo e l’uso di droga sono le cause più comuni di una funzione immunitaria carente (The American Journal of Clinical Nutrition, agosto 1997).

*Medico nutrizionista e fitoterapeuta

Articolo a cura di Paolo Pigozzi

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