Questo è il Paese dell’ipocrisia e dei sepolcri imbiancati in cui forse qualcuno, facendo servizio pubblico, reputa che il presidente di commissione Antimafia, piuttosto che essere severamente esaminato dai giornalisti, come è doveroso fare, debba essere semplicemente escluso dalla partecipazione ad una trasmissione. Il servizio pubblico può tranquillamente intervistare il figlio di Totò Riina e Salvatore Buzzi, però il presidente della commissione Antimafia non può essere scartavetrato dai giornalisti“. Così il presidente della commissione Antimafia, Nicola Morra, ospite di ‘Omnibus’ su La7, commenta la bufera in cui è stato protagonista ieri per le parole su Jole Santelli e per l’annullamento all’ultimo minuto della sua partecipazione alla trasmissione ‘Titolo V’, su Rai Tre.

Morra spiega che ha ricevuto la notizia sulla cancellazione della sua ospitata alla trasmissione di Rai Tre negli studi Rai di Napoli, mentre veniva microfonato nel camerino: “Ci sono testimoni che possono provarlo. Io accetto di essere scartavetrato dai giornalisti, perché questo è il compito del giornalismo. Credo che ci sia una riflessione da fare sullo stato della democrazia in alcune aziende che un tempo erano le prime aziende culturali del Paese e lo dico sapendo che la mia forza politica è stata in qualche modo chiamata a governare l’amministrazione della Rai, facendo delle scelte, perché il Consiglio di amministrazione è figlio dell’esperienza di governo in cui il M5s è stato forza di governo”.

E rincara: “Fare un passo indietro e dimettermi da presidente della Commissione Antimafia? Piacerebbe a tanti. Io invece penso che anche quello che è avvenuto ieri sia un episodio di una certa strategia, perché quando dai fastidio, Cosa nostra, la ‘ndranghetra ci hanno insegnato che bisogna poco alla volta sporcare, infangare, delegittimare. Le parole scritte da Alessandro Di Battista sul non dialogare con il letame (Forza Italia, ndr)? A me sembra il minimo sindacale

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