Questo virus è ancora in parte sconosciuto, ma, tra gli altri aspetti, ci rendiamo conto che tende a dividerci“. Un nuovo appello all’unità e alla coesione, delle istituzioni come della comunità, è arrivato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Intervenendo davanti alla platea dell’Associazione nazionale comuni italiani, il capo dello Stato ha ribadito l’importanza che si abbandonino le “polemiche scomposte” per pensare al bene della Nazione. E questo mentre anche oggi i casi di Covid registrati sono 32mila e i morti in 24 ore sono 731. L’Italia si trova a dover affrontare la seconda ondata della pandemia e secondo il presidente della Repubblica è fondamentale che ci sia “una leale collaborazione tra le istituzioni”. Un appello che Mattarella ha fatto più volte, proprio rivolto alle forze politiche, ma che finora non si è concretizzato nella realtà.

Mattarella si è rivolto direttamente ai sindaci, ribandendo l’importanza del loro ruolo in vista della progettazione necessaria dei prossimi mesi: “L’Unione europea si sta assumendo responsabilità importanti in questo passaggio storico e finalmente si mostra, come in altri momenti di crisi del Continente, all’altezza dei suoi compiti. Il Recovery Plan segnerà i prossimi anni. I Comuni dovranno essere parte importante di questa ripartenza che può restituire alle giovani generazioni opportunità che rischiavano di venir meno”. E, ha chiuso: “Stiamo fronteggiando una grave epidemia. Ma abbiamo davanti a noi anche una sfida storica e l’opportunità di ripensare quel che vogliamo essere. All’impresa di riprogettare l’Italia siamo chiamati tutti, senza esclusioni. I Comuni, di questa impresa, rappresentano motore essenziale“.

“Il virus tende a dividerci” – Secondo Mattarella è uno dei problemi della pandemia: di fronte al virus non stiamo rispondendo in modo coeso. Anzi ci dividiamo, “tra fasce di età più o meno esposte ai rischi più gravi, tra categorie sociali più o meno colpite dalle conseguenze economiche, tra le stesse istituzioni chiamate a compiere le scelte necessarie – talvolta impopolari – per ridurre il contagio e garantire la doverosa assistenza a chi ne ha bisogno. Il pluralismo e l’articolazione delle istituzioni repubblicane sono e devono essere moltiplicatori di energie positive, ma questo viene meno se, nell’emergenza, ci si divide”.

Per questo, ha continuato il capo dello Stato: “Dobbiamo far ricorso al nostro senso di responsabilità, per creare convergenze e collaborazione tra le forze di cui disponiamo perché operino nella stessa direzione. Anche con osservazioni critiche, sempre utili, ma senza disperderle in polemiche scomposte o nella rincorsa a illusori vantaggi di parte, a fronte di un nemico insidioso che può travolgere tutti. La libertà rischia di indebolirsi quando si abbassa il grado di coesione, di unità tra le parti. E’ questa la prima responsabilità delle istituzioni democratiche, a tutti i livelli, e questa è la lezione che la pandemia ribadisce con durezza”.

Sempre rivolgendosi ai rappresentanti delle amministrazioni locali di tutta Italia, Mattarella ha parlato proprio delle incomprensioni che si sono create a più livelli: “Le difficoltà hanno provocato incomprensioni, che talvolta hanno reso ruvide le relazioni tra i diversi livelli di governo. Il principio di leale collaborazione istituzionale, che i Comuni conoscono bene e praticano – a partire dalla stessa Anci – resta la direttrice su cui ricostruire costantemente le linee efficaci per superare la crisi in atto, rifuggendo dalla tentazione di lasciare ad altri le responsabilità delle decisioni più difficili. La cooperazione e l’assunzione di responsabilità sono apprezzate dai cittadini e generano fiducia, perché tutti sanno che una partita come questa si vince solo insieme e nessuno può pretendere di avere ragione da solo”.

Mattarella ha però ringraziato i sindaci per come hanno affrontato gli ultimi mesi: “I Comuni hanno affrontato – e stanno affrontando – un sovrappiù di sfide, di aggravi e di responsabilità. Nei confronti di chi li guida, e di chi svolge ruoli di opposizione, desidero manifestare sentimenti di riconoscenza, che so essere condivisi dai nostri concittadini”. A questo proposito, proprio i Comuni “possono ricorrere al potere sindacale di ordinanza prevedendo disposizioni più puntualmente legate alle condizioni del loro territorio rispetto a quelle nazionali o regionali. La salute è un diritto fondamentale. Il dovere di tutelarla richiede che non si esiti ad assumere le decisioni necessarie. Proprio muovendo da questa esigenza si manifesta il bisogno di un più stretto raccordo fra i livelli di governo impegnati a fronteggiare l’emergenza; così da non pregiudicare la coerenza complessiva delle azioni e delle strategie poste in essere”.

L’appello per “senso di responsabilità verso gli altri e verso se stessi” – Mattarella però non si è solo rivolto agli attori istituzionali. Ma si è anche appellato al “senso di responsabilità” di ciascuno: “Nessuno si lasci ingannare dal pensiero ‘a me non succederà'”, ha detto. “Questo modo di pensare si è infranto contro innumerevoli casi di disillusione, di persone che la pensavano così e sono state investite dal coronavirus. Abbiamo dovuto – e dobbiamo tuttora – purtroppo piangere la morte di tante persone; di ogni età, anche tra i giovani. E non dobbiamo dimenticarcene, per rispetto nei loro confronti”.

Serve quindi, ha detto Mattarella, una “responsabilità personale”: “Vi sono norme, ordinanze, regole dettate e applicate dalle istituzioni. Ma, insieme, è necessario l’impegno convinto di ciascuno di noi. La responsabilità personale; che in larga misura abbiamo apprezzata nei mesi scorsi. Dobbiamo, tutti, adottare i comportamenti di prudenza suggeriti: le mascherine, l’igiene, il distanziamento, la scelta di fare a meno di attività e incontri non indispensabili. Non per imposizione, non soltanto per suggerimento o per disposizione delle pubbliche autorità ma per convinzione. Liberi e, proprio per questa ragione, responsabili. Con senso di responsabilità verso gli altri e anche verso se stessi. Per convenienza se non si avverte il dovere della solidarietà”.

E fondamentale, ha continuato il capo dello Stato, è rendersi conto della gravità della pandemia: “In questa occasione, desidero dunque rivolgere – questa volta attraverso i sindaci – un nuovo appello ai nostri concittadini affinché ci si renda conto, tutti, della gravità del pericolo del contagio; che sta investendo l’intera umanità, ovunque, mettendo in difficoltà e bloccando la normalità della vita in gran parte dei paesi di tutti i Continenti”.

“La pandemia ha cambiato i ritmi di vita, non subiamoli” – Serve responsabilità, ma il capo dello Stato è il primo a riconoscere i tanti sacrifici che gli italiani sono costretti a fare. “La pandemia ha modificato i ritmi della nostra vita, ha inciso su tempi e luoghi di lavoro e con essi sull’uso di spazi e infrastrutture, pensati e costruiti per altre esigenze”, ha detto il presidente della Repubblica nella parte iniziale del suo discorso. “Appartiene alla Repubblica saper leggere i segni dei mutamenti, e saper creare i percorsi affinché gli obiettivi di libertà, giustizia, coesione sociale, che la Costituzione ci affida, trovino applicazione nel tempo nuovo. Dobbiamo essere protagonisti del cambiamento, e non succubi”. “Stiamo fronteggiando una grave epidemia. Ma abbiamo davanti a noi anche una sfida storica e l’opportunità di ripensare quel che vogliamo essere. All’impresa di riprogettare l’Italia siamo chiamati tutti, senza esclusioni. I Comuni, di questa impresa, rappresentano motore essenziale”.

La pandemia, ha ribadito il Capo dello Stato, “ci sta abituando a nuove modalità di lavoro e produzione, che pongono in discussione il modello degli addensamenti urbani per come li abbiamo conosciuti. In discussione è l’alta concentrazione di risorse umane, intellettuali e finanziarie in spazi relativamente ristretti, per passare a una riorganizzazione residenziale su basi diverse che può interessare altri territori. Anche l’offerta di servizi, pubblici e privati, cambia con il mutare della domanda. I nostri centri abitati sono, in realtà, creature viventi: nel corso del tempo crescono, si espandono, si assottigliano; si modifica la loro stessa vocazione prevalente. Da quanto sta avvenendo possiamo trarre la spinta per un rilancio e per un miglioramento del nostro modello sociale”. I Comuni, evidenzia Mattarella, “sono la frontiera di questa sfida che riguarda tutto il Paese. Le nuove economie, i nuovi modi di produzione e distribuzione, la rete dei servizi ai cittadini possono essere ripensati per rispondere ai nuovi bisogni sociali, evitando le diseconomie che ereditiamo da modelli precedenti”.

Quindi il capo dello Stato si è soffermato sul necessario rafforzamento della medicina territoriale e sul superamento del divario digitale: “L’innovazione coinvolge, e coinvolgerà sempre più, anche i centri maggiori, le metropoli che sono agli snodi delle reti principali. Sempre più la qualità della vita, dell’aria che respiriamo, del lavoro che facciamo nostro, del tempo che liberiamo, incideranno sugli stessi indici di sviluppo. Così come già accade per la tutela della salute, che richiede rafforzamento della medicina territoriale, sostegno alla ricerca, crescita nella cultura della prevenzione e stili di vita più sani”. Quindi, ha aggiunto: “Decisivo per la ripartenza del Paese, e per quell’idea di sviluppo sostenibile che l’Unione Europea ha deciso di porre al centro delle sue politiche, è ovviamente la digitalizzazione della Pubblica amministrazione, e dunque il potenziamento delle infrastrutture di comunicazione tra territori, tra enti, tra cittadini e servizi. Superare il divario digitale è oggi condizione per rispettare quel principio di uguaglianza e quei diritti di cittadinanza, che sono garantiti dalla Costituzione. Sarà la premessa di un rilancio anche economico, e una opportunità per tanti territori”.

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