Alla luce degli ultimi avvenimenti, i seguaci del Movimento Cinquestelle dovrebbero riconsiderare la quantità di invettive che in passato lanciarono contro chi proponeva una valutazione disincantata del loro oggetto di fede. A partire dal profeta idealizzato Beppe Grillo, che ormai si è dato alla macchia mentre è in atto una mutazione profonda della sua creatura.

Anche perché non saprebbe cosa dire al riguardo, in mancanza del contributo di un suggeritore; appartenendo con Maurizio Crozza alla tipologia dei comici genovesi che danno il meglio nell’interpretazione di testi predisposti da ghost writers professionali. Funzione che per il vate di Sant’Ilario è stata svolta da svariati suggeritori, fino all’incontro della vita con Gianroberto Casaleggio; il softwerista che operava nell’advertisement e aveva maturato una visione esoterica di Internet, come magia liberatoria di una nuova società dis-intermediata.

L’idea ingenua di sostituire i partiti con una piattaforma informatica su cui far esercitare la politica a non professionisti. Mentre nel frattempo i “signori del silicio” californiani e cinesi recintavano il web, trasformandolo nel panopticon che estrae pezzi di biografia a scopo commerciale dagli inconsapevoli utenti captive.

Da qui una visione palingenetica che la prova finestra della realtà si è fatta carico di spazzare via. Mentre ben più significativa è stata l’intuizione originaria – assolutamente in anticipo – che andava crescendo uno spazio critico verso gli aspetti liberticidi/suicidi della finanziarizzazione del mondo: la questione ambientale, la questione post-democratica, la questione partitocratica.

Temi già presenti nella kermesse grillina di Bologna-2007; esplosi a livello planetario solo nel 2011, a New York (Zuccotti Park) o a Madrid (Puerta del Sol): il movimento degli indignati, che avrebbe figliato i soggetti politici anti-establishment europei (Podemos, Syriza, Barcelona en Comù, il Partito Socialista portoghese rinnovato da Antonio Costa); avrebbe rivitalizzato l’esanime Left americana con nuovi protagonisti, che vanno da Bernie Sanders ad Alexandra Ocasio Cortez, testate fuori mainstream come Jacobin.

Spiace dirlo, ma l’ondata del decennio scorso è finita da tempo nel riflusso, in parte delegittimata dall’insistente campagna di demonizzazione – orchestrata dal coro all’unisono di media potenti e dei propri banditori – dell’indignazione per le politiche anti-popolari; anche mediante l’uso linguistico mistificatorio del termine “populismo”, ridotto a fantoccio polemico (per inciso, pare che perfino una pervicace anti-populista come Nadia Urbinati abbia iniziato a prendere le distanze da tale campagna ingannevole nel suo ultimo saggetto). In parte riorientata dalla capacità attrattiva, sulla base più oscurantista del fu-Movimento indignato, della propaganda sovranista/suprematista di Lega e dei neo-fascio-nazionalisti.

Fu-Movimento – quello 5S – che ora deve scegliere come evolvere in vista della maturità. Nodo che i suoi Stati Generali non hanno sciolto, dato che per ora le ipotesi strutturali espresse si riducono all’antinomia tra il neo-doroteismo di scuola napoletana (Gava family), impersonato per contiguità ambientale e culturale da Luigi Di Maio, e il guevarismo dell’Agro Pontino (intriso di umori destrorsi) di Alessandro Di Battista. Forse occorrerebbe ascoltare il premier neo-moroteo Giuseppe Conte, quando spiega ai suoi scavezzacolli pentastellati che le persone e i movimenti responsabili sanno rivedere i propri assunti.

E magari prendere spunto da esperienze affini; come quelle iberiche, dove Podemos, formazione programmaticamente anti-establishment, può stare al governo senza troppe remore con un partito della sinistra storica che, per retaggio di antichi vissuti, addiviene a sostenere l’attuale disegno, di stampo egualitario, per aumentare le tasse su redditi di oltre 300mila euro.

Insomma, il percorso per diventare a tutti gli effetti un soggetto riformatore (preciso: non riformista), in grado di mettere a frutto il suggerimento di Ada Colau, leader di Barcelona en Comù: “fare sinistra senza dichiararla”. Mentre potenti forze reazionarie si coalizzano per liquidare l’esperienza governativa 5Stelle. E a tale proposito non ci si riferisce certo a iniziative sul cabarettistico, come le trentamila baionette sguainate contro il governo dal manifesto di Luca “Hume” Ricolfi, quello cui schifa qualunque sentore di popolo, e del forza-leghista Giuseppe Valditara.

Secondo quanto riporta un foglio pregiudizialmente anti-governativo – quale Libero – armi improprie impugnate da valenti intellettuali. Nientepopodimeno che Mariastella Gelmini, Guido Crosetto, Carlo Calenda e Vittorio Sgarbi, con l’accompagnamento di Susana Tamaro, Dino Cofrancesco e Renato Mannheimer. Un vero Parnaso in armi!

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