Lo sfondo bianco e una foto fino al naso. Gli occhi, il centro occupato da un berretto di lana e l’inconfondibile montatura nera di Lucio Dalla sistemata sopra. Con questa semplice copertina “Dalla”, uscito nel settembre 1980, ha segnato un solco nella storia della musica italiana. Tra gli otto brani contenuti nel disco, canzoni indimenticabili come “La sera dei miracoli”, “Cara”, “Meri Luis” e “Futura”. A quarant’anni dall’uscita, Sony Music (Legacy Recordings) celebra Lucio Dalla ripubblicando l’album “Dalla”, in un’edizione limitata rimasterizzata. Ad accompagnare il cofanetto un libretto con tante curiosità e le fotografie scattate da Camilla Ferrari a Bologna. Il disco era uno spartiacque tra il precedente “Banana Republic” del 1979, esperienza unica con Francesco De Gregori che gli ha aperto le porte degli stadi, e “Lucio Dalla” uscito l’anno successivo nel 1981. “Dalla” è stato registrato al Castello di Carimate in provincia di Como negli Stone Castle Studios, dove hanno inciso anche Fabrizio De André, Antonello Venditti, i Pooh, la PFM, Patty Pravo e Pino Daniele, solo per citarne alcuni. Poi il “castello della musica” nel 1990 si è trasformato in un hotel di lusso fino a quando è stato messo all’asta.

“Dalla è il disco della solitudine, dell’intimità, delle canzoni che nascono dalle emozioni forti come la vita e la morte, – ci racconta Ricky Portera, il chitarrista che ha lavorato al fianco dell’artista per 33 anni -. In ogni canzone sia il senso di solitudine che l’appartenenza alla condizione morale della vita. È un disco fantastico, nato in una situazione magica al Castello di Carimate dove se credi ai fantasmi ne vedi di continuo. Lucio scriveva nella sala del camino”. Ecco tre curiosità legate al disco.

Il muro di Berlino e le sigarette con Phil Collins
“Futura” è nata prima come una vera e propria sceneggiatura e poi come canzone: la storia di due amanti, uno di Berlino Est, l’altro di Berlino Ovest, divisi dal muro, che progettano di fare una figlia che si chiamerà Futura. Il brano esprimeva sia la voglia di sperare in qualcosa di bello per il futuro e che il concetto che qualsiasi tipo di regime sia offensivo per l’umanità. L’idea è nata a Lucio Dalla una notte, quando si era fatto portare al Check Point Charlie, punto di passaggio tra Berlino Est e Berlino Ovest. Lucio Dalla è salito sulla torretta per guardare Berlino Est e lì si è accorto di non essere da solo. C’era Phil Collins che con i Genesis avrebbe poi tenuto un concerto proprio in città. I due non si sono parlati, hanno fumato una mezz’oretta e poi si sono persi di vista. “Non ho voluto spezzare la magia di quel momento”, dichiarerà qualche anno dopo l’artista.

“La canzone più vera che abbia scritto”
Lucio Dalla era particolarmente legato al brano “Meri Luis”. Non a caso in diverse occasioni e interviste l’ha sempre ritenuta “la canzone più vera e autentica che abbia scritto e inciso”. L’inizio strumentale è deliberatamente ispirato a “Milestones” di Miles Davis. Il brano elenca diverse persone, umanità varia. Un inno alla vita. L’artista canta del regista “che aspettava la star al ristorante”, ci sono anche il barista, il dentista, il taxista, la ragazza “con le grandi tette” che tutte le sere prende l’autobus fino alla conclusione quasi mistica: “Adesso, mio dio, dimmi cosa devo fare se devo farla a pezzi questa mia vita oppure sedermi e guardarla passare. Però la vita com’è bella e come è bello poterla cantare”. Il brano è stato ricantato in duetto, con la benedizione dello stesso Lucio Dalla, da Marco Mengoni nel 2011 ed è contenuto nell’album “Questo amore”.

A Roma in motorino di notte senza meta
La sera dei miracoli” è nata d’estate, dopo un giro in motorino di notte a Roma, in quei giorni l’artista si trovava a Trastevere. Lucio Dalla amava molto girare per le città d’Italia e all’estero di notte. Si sentiva più “protetto” e sicuro. Una dedica speciale e magica alla città eterna raffigurata come fosse un film felliniano: “Si muove la città, con le piazze e i giardini e la gente nei bar, galleggia e se ne va, anche senza corrente camminerà. Ma questa sera vola, le sue vele sulle case sono mille lenzuola”. Quello tra il cantautore e la città eterna è sempre stato un legame unico: “Mi meraviglio sempre più del rapporto che c’è tra me e Roma, – aveva dichiarato – una città unica al mondo, un palcoscenico straordinario che unisce tutte le classi sociali, in cui non c’è contrasto, c’è voglia di stare insieme”.

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