Una boccata d’aria fresca. Questo è Contatto, il decimo album in studio dei Negramaro e prodotto proprio dal tastierista della band ‘Andro’ Mariano. Parole e musica si rincorrono e si confondono in un guizzo di energia già dall’incipit Noi resteremo in piedi, un vero e proprio manifesto che si chiude con le voci campionate dei manifestanti durante le proteste del movimento Black Lives Matter. Devi solo ballare è dedicata alla figlia Stella con l’invito ad essere felici, dieci anni dopo il duetto con Elisa Basta così, la band ha chiamato la talentuosa Madame per collaborare in Non è vero niente (“ho molta fiducia nelle nuove generazioni e Madame nella scrittura si è dimostrata molto matura” ha detto Sangiorgi), ne La terra di nessuno c’è una citazione di Lucio Dalla con un riferimento alla canzone Anna e Marco e infine in Dalle mie parti ci sono le orchestrazioni arrangiate dal Maestro Stefano Nanni, storico collaboratore di Pavarotti, che ha diretto per l’occasione l’Orchestra Roma Sinfonietta del Maestro Morricone. Il brano si chiude con una lunga coda orchestrale ispirata alle atmosfere dei film di Sergio Leone. “Contatto” è un bel disco combattente.

“Abbiamo iniziato a scrivere questo disco più di un anno e mezzo fa e la parola contatto ci risultava già la più importante e ambita – racconta Giuliano Sangiorgi a Fqmagazine – Un titolo che raccontava quello che stava succedendo nel pianeta nell’era digitale, dove non c’era più il concetto di fisicità e auspicavamo tornasse. In questi mesi incredibili questa parola ha fatto un triplo salto ‘vitale’ e ha assunto un altro significato, quello onirico in un’epoca di distanziamento fisico. Avevamo scritto tantissimo poi ci siamo spaventati per quello che stava accadendo e si è arenato per un momento il nostro sogno. Anzi non riuscivo nemmeno più a sognare. Poi Ermanno (Carlà, il bassista, ndr) un giorno ha scritto nella nostra chat comune: ‘Giuli ma stavamo facendo un disco…’, lì mi sono risvegliato e abbiamo ricominciato da casa a recuperare i pezzi lasciati in sospeso”.

Questo è un disco che invita al coraggio e alla speranza. “Non bisogna solo sognare, dobbiamo sopravvivere in vista del contatto che avverrà – continua Giuliano – La mancanza del contatto fisico aumenta la diffidenza dei confronti dell’altro e se penso al futuro mia figlia deve amare le persone e non deve avere paura di incontrarle. La mascherina serve ed è sacrosanta però spero, quando la pandemia sarà finita, che i bambini la dimenticheranno”.

“I politici devono considerare la cultura bene primario”
“I concerti in streaming sono una delle tante opportunità, uno stimolo per chi ha voglia di dare una continuità agli spettacoli che per ora sono fermi. Sono progetti che mettono in moto i tanti lavoratori che hanno bisogno di lavorare. Noi nel nostro piccolo lo stiamo facendo. Ma è necessario che si mobilitino le istituzioni per una riforma del settore e per ripensare a tutto. Vorrei uno Stato e dei politici in Italia che inizino a considerare l’arte, la cultura, i dischi non un bene di lusso. Sono beni di necessità primaria. Vanno considerati alla stregua di necessità primaria. L’anima va alimentata come un corpo”. Dalle parole ai fatti. La band ha tenuto uno show live in streaming il 12 novembre alle 21 sulla piattaforma A-Live, la stessa dell’evento “Heroes” all’Arena di Verona. L’evento è stato gratuito ed esclusivo per tutti coloro che hanno preordinato l’album “Contatto” e solo per alcuni di quelli che lo hanno pre-salvato. Inoltre lunedì 16 novembre suoneranno alla “Suite 102.5 Prime Time Live”.

“Se la musica si ferma altri due anni cambio mestiere”
“Il futuro non può essere così, con la musica live in streaming e senza concerti: se tra due anni la situazione sarà ancora questa, cambio mestiere. Intendiamoci è una provocazione con me stesso, se non facessi questo di mestiere in qualche modo scriverei ma il concetto è sempre mettere al primo posto l’esigenza del contatto, della musica e del sudore. Sopravvivremo tutti, dobbiamo solo avere tanta pazienza”.

“Sono stato male un mese, rinato grazie alla mia compagna”
“Dopo l’ultima data del tour in Sicilia sono tornato a casa. Dopo tutto quello che abbiamo passato per Lele, sono stato male per un mese. Ho temuto di avere un grande problema. Grazie alla mia compagna Ilaria e alla musica piano piano sono rinato. Avevo ancora un po’ di febbriciattola, Ilaria ad un certo punto mi ha detto ‘esci con le tue gambe e vai in studio’. Appena arrivato lì ho iniziato a scrivere una frase, quella che poi sarebbe stata una delle canzoni del disco: ‘Noi resteremo in piedi, porca puttana’”.

“I commenti social sono inutili, sono come armi”
“Durante il lockdown ho fatto delle riflessioni shakespeariane. Sulla falsariga dell’ormai celebre ‘essere o non essere’ mi sono chiesto se volessi essere solo un cantante riferito alla band o anche un cantante che ha una opinione e che vuole esprimere quello che pensa. Ormai ho più di 40 anni e sono stanco di essere sempre educato perché l’educazione non c’è più. Per questo ho deciso di dire quello che penso ma non sotto un post sui social, che evito accuratamente perché lì si riversa la bestialità umana. Io parlo di razzismo, del ritorno al medioevo di questi tempi, di libertà attraverso le mie canzoni. Io mi esprimo con le parole e se qualcuno vorrà rispondermi non lo faccia con i social ma con la musica. I commenti sui social inutili, non mi interessa nulla perché sono come delle armi e quindi in quanto tali le odio”.

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