di Stella Saccà

Ha aspettato le sette di sera, il presidente Trump, per rompere un silenzio durato due giorni. Orario non scelto a caso, ovviamente.

Ha aspettato le sette di sera per prendere a pugni lo stomaco di ogni americano, ma anche quello di ogni cittadino del mondo che ha sempre guardato agli Stati Uniti d’America come un simbolo della democrazia. Perfino gli stomaci repubblicani, ha preso a pugni. Che magari sono un po’ più forti, ma pur sempre fatti di carne.

Il presidente ha mentito, ma questa non è una novità. La novità è che facendolo ha accusato di corruzione il paese che lui stesso ha guidato per quattro anni. Ha accusato la Pennsylvania di essere lo stato più corrotto (c’è da chiedersi cosa sia cambiato in questi quattro anni in cui è stato al potere, visto che nel 2016 la Pennsylvania lo ha preferito alla Clinton).

Bernie Sanders aveva previsto tutto: a Trump non tornano i conti, i voti per posta secondo lui non sono validi, e alcuni suoi sostenitori tuonano che, nonostante abbia basato la sua campagna sul boicottaggio del voto per posta (incurante tra l’altro del fatto che sarebbe stato un metodo di voto più sicuro durante una pandemia) non sia possibile che abbia preso così pochi ‘mail in ballots’.

Stephen Colbert, con le lacrime agli occhi, si è rivolto ai repubblicani citando Burke, invitandoli ad agire contro gli insostenibili deliri di Trump “perché per avere successo, tutto ciò di cui ha bisogno il male è che gli uomini buoni non facciano nulla”.

E alle 5 di mattina l’invito è stato accolto dal repubblicano Al Schmidt, Philadelphia City Commissioner, che alla Cnn ha rassicurato tutti gli elettori su un limpido processo di scrutinio dei voti, smentendo quindi l’ennesima bugia del presidente Trump, descritto da Anderson Cooper come “una tartaruga obesa sdraiata sulla pancia che, sapendo di essere finita, vuole trascinare tutti sul fondo, compreso il proprio Paese”.

Un presidente ha diritto a invocare il riconteggio dei voti, ciò che non dovrebbe fare però è accusare deliberatamente di corruzione il suo paese. Questo non è solo pericoloso ma è terribilmente triste.

Una conferma del fatto che queste elezioni non sono più una partita tra democratici e repubblicani. Non lo sono mai state, in effetti. Ecco perché New York Times e Cnn (e non solo) si sono schierati esplicitamente. Perché siamo nel 2020, e l’economia di un paese non deve, e non può, essere l’unico metro di giudizio per decretare il successo di un leader politico.

Questa volta si è stati chiamati a votare contro i pericolosi deliri di un uomo che per quattro anni hanno minacciato e graffiato profondamente i principi democratici degli Stati Uniti d’America.

Il presidente, in una stanza della Casa Bianca, che non è sua, ma degli americani, si è accartocciato su se stesso, come un foglio di carta buttato in un camino che cessa di essere, una volta completamente bruciato.

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