C’è una cosa sola che conta: vincere. Non importa chi, basta che vinca qualcuno. Più la vittoria è netta, meglio è. E’ questo, in sostanza, lo stato d’animo con cui banche d’affari e investitori guardano alle elezioni statunitensi. Il terrore è quello di una conta dei voti incerta, con risultato in bilico fino a quando tutte le schede, anche quelle inviate per posta, non saranno scrutinate. E quindi una fase successiva di ricorsi, incertezza e dubbi. Peggio ancora, di tensioni sociali. Il comun denominatore di tutti i report che stanno circolando a ridosso dell’appuntamento elettorale Usa è questo. Per il resto, liberi tutti. A conferma che Trump o Biden non fa poi molta questa differenza. Oltre ad una buona dose di ovvietà (favoriti i petroliferi se vince Trump, meglio le società di energie rinnovabili se vince il democratico) qualcuno osa di più. Jp Morgan prevede ad esempio un rialzo del 21% a fine anno per l’indice principale di Wall Street, l’S&P500, in caso di riconferma di Donald Trump. Una netta accelerazione dunque rispetto all’attuale + 8%. “Consideriamo la vittoria di Trump come il risultato più favorevole per le azioni“, scrive la banca statunitense.
Nuovi stimoli all’economia arriveranno in ogni caso. Ma quando? In caso di un secondo mandato verrebbe scongiurato il rialzo al prelievo sui profitti aziendali di cui ragiona Biden. Il candidato democratico vorrebbe riportarlo al 28%, dopo che il presidente in carica lo aveva ridotto dal 35 al 21%. Per le grandi multinazionali, che possono agevolmente spostare i loro utili in paesi con aliquote più favorevoli o modellare la loro struttura finanziaria in modo che il fisco abbia poco da addentare, cambia abbastanza poco. Il piatto ricco è quello dei maxi stimoli che il governo metterà in campo per sostenere l’economia colpita dalla pandemia. Tra i due candidati non c’è molta differenza. Trump ha preannunciato un “enorme sostegno”. Biden è entrato un po’ più nel dettaglio ipotizzando un piano di stimoli da 2mila miliardi di dollari. Ecco perché, l’altro grande nome della finanza statunitense Goldman Sachs si sbilancia prevedendo, e soprattutto auspicando, quella che viene definita “blue wave”. L’onda blu, dal colore dei democratici contrapposto al rosso dei repubblicani, che significa una netta affermazione dei democratici con la conquista della Casa Bianca e di entrambi i rami del parlamento. In tal caso, il piano di sostegno all’economia non avrebbe problemi ad essere approvato in tempi rapidi.
A Wall Street piace Trump, a “main street” Biden – In generale una riconferma di Trump viene vista come favorevole per i mercati azionari. Curioso se si pensa ai timori con cui, nel 2016, anche Wall Street guardava alla possibilità di una vittoria del miliardario. Al contrario l’affermazione di Biden sembrerebbe offrire migliori prospettive per l’economia reale. L’agenzia di rating Moody’s stima ad esempio un aumento dell’occupazione da qui al 2024 del 2,8% se vince il democratico e del 2,1% in caso di riconferma del presidente. Il piano economico dei democratici porterebbe infatti alla creazione di oltre 18 milioni di posti di lavoro, 7 milioni in più rispetto a quelli che produrrebbero le strategie di Trump. Allo stesso modo, sia il Prodotto interno lordo, sia i profitti societari dovrebbero andare incontro ad un quadriennio migliore con un inquilino “dem” nello studio ovale. “Le previsioni sull’economia sono più solide nello scenario di una netta affermazione democratica” scrive l’economista dell’agenzia Mark Zandi. All’opposto di Jp Morgan, Moody’s ritiene che una vittoria democratica sarebbe preferibile anche per i mercati azionari.
Il vincitore? Jerome Powell – In realtà non bisogna dimenticare che, ormai da oltre un decennio, la borsa statunitense è alimentata attraverso il cordone ombelicale che la lega alla Federal Reserve. E’ dalla banca centrale, e dal suo immenso potere di azione sui mercati, che soprattutto dipendono alti e bassi dei listini. Non è un caso che il numero della rivista Barron’s dedicato alle elezioni abbia messo in copertina l’immagine del governatore della Fed Jerome Powell con il titolo “il vincitore”. Sottotitolo: “non importa cosa accadrà nelle elezioni, ci pensa Powell a stabilizzare mercati ed economia”. A livello di comparti è piuttosto scontato che l’affermazione di Biden creerebbe qualche problema alle compagnie petrolifere. Non solo per l’intenzione di ritirare parte dei permessi di esplorazione nelle aree più vulnerabili da un punto di vista ambientale, ma anche per un possibile atteggiamento più morbido dell’amministrazione Usa nei confronti dell’Iran. Il paese sciita potrebbe così aumentare la sua offerta di greggio sul mercato, aggiungendo un ulteriore elemento di pressione al ribasso per i prezzi del petrolio. Una vittoria di Biden sarebbe sgradita anche alle case farmaceutiche. Presumibile che il nuovo presidente sarebbe più rigido nella contrattazione del prezzo dei farmaci da acquistare tramite i programmi Medicare.
Il dollaro dovrebbe subire scossoni significativi solo in caso di vittorie risicate e/o contestate. Da segnalare i movimenti di altre valute. La lira turca, già in grave difficoltà, è ulteriormente sotto pressione a causa del vantaggio nei sondaggi di Joe Biden. Il democratico potrebbe varare sanzioni più dure nei confronti di Ankara rispetto al predecessore. Allo stesso modo il rublo russo è tornato sui minimi dal 2014, sia per la discesa del petrolio da cui dipendono gran parte delle entrate di Mosca, sia per i timori di una Casa Bianca più ostile.

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