Volano le vendite di armi negli Stati Uniti. Guerra in vista? No, semplicemente un anno elettorale. Come in tutte le annate in cui si decide chi entrerà (o resterà) alla Casa Bianca è partita la corsa ad accaparrarsi pistole, fucili e quant’altro. Accade soprattutto quando c’è la possibilità che un presidente democratico prenda il posto di un repubblicano. Una volta in carica potrebbe imporre regole più restrittive al possesso di armi e quindi si compra prima che questo accada. Visto dalla parte di Joe Biden l’incremento delle vendite potrebbe essere quindi persino letto come un buon segnale. Da inizio 2020 sono già stati acquistati 17 milioni di armi, un dato che supera i numeri di un intera annata. Le stime sono della Small Arms Analytics & Forecasting, società di ricerca che monitora le vendite delle armi negli Usa. Quest’anno tuttavia la società di ricerca segnala qualche elemento di preoccupazione in più.

Quest’anno è diverso, comprano tutti – Le associazioni dei rivenditori di armi, infatti, fanno sapere di avere in questi mesi una clientela più ampia, che comprende anche donne, afroamericani e persone che si definiscono politicamente liberal. La corsa all’acquisto delle armi è più generalizzata e dovuta anche al senso di instabilità provocato dalla pandemia e dalle proteste, e contro proteste, che si sono avute per tutta l’estate contro la violenza della polizia ed il razzismo. Che il clima si stia facendo via via più cupo lo dimostra anche il numero di omicidi che, secondo l’Fbi, nella prima metà dell’anno sono aumentati del 15%.

“La gente è incerta, sono preoccupati per la direzione a lungo termine del nostro Paese”, spiega Jay Winton, che lavora in un negozio di armi di Santa Fe, che in questi giorni ha esaurito le scorte di diversi modelli di armi, munizioni ed accessori. “Allo stesso modo in cui fanno incetta di carta igienica, fanno incetta di armi e munizioni”, continua spiegando come nel negozio siano entrati per la prima volta anche elettori democratici che hanno aspettato in fila il loro turno magari gettando un’occhiata ai poster pro Trump appesi alle pareti. Spesso si tratta di pensionati che si sono trasferiti nella città del New Mexico: “si descrivono come liberal alla Berkley che si stanno preparando al crollo della società“, racconta ancora.
A preoccuparli sono le azioni delle milizie di estrema destra, come spiega Inez Russel, scrittrice che vive a Santa Fe: “entrambe le parti pensano che la propria stia perdendo, il Paese sta arrivando ad una fine, ed una parte ha più armi dell’altra”, ha affermato riferendosi al fatto che le milizie di estrema destra sono armate fino ai denti. Lo scenario potrebbe diventare particolarmente rischioso se emergessero contestazione sul risultato elettorale di martedì 3 novembre.

La scelta del gigante della grande distribuzione – Alla luce di questa situazione il colosso Usa della grande distribuzione Walmart ha annunciato che non esporrà più nei suoi quasi 5mila punti vendita munizioni e armi da fuoco, rendendole disponibili solo su ordinazione, nel timore di tumulti. Martedì scorso l’azienda aveva già sospeso la vendita di fucili da assalto dopo che, il mese scorso, in due negozi della catena erano avvenuti omicidi con armi da fuoco. Ultimi episodi di una lunga serie. Fu un Walmart il teatro del massacro avvenuto nell’agosto 2019 a El Paso, quando un uomo armato aprì il fuoco uccidendo 20 persone. E non sono mancati casi surreali, come quello del 31 dicembre 2014, quando in Idaho un bambino di due anni uccise la madre armeggiando con una borsa che conteneva una pistola lasciata senza sicura.

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