La prima ondata della pandemia non era stata aggressiva. Ma dai quasi zero casi all’inizio di giugno, il numero dei contagi in Svizzera è aumentato lentamente ma costantemente prima di esplodere ad ottobre. Un’impennata che ha fatto registrare 8.593 nuovi positivi nella Confederazione elvetica e nel Liechtenstein (totale della popolazione 8,5 milioni di abitanti). Una situazione che ha portato il governo ad adottare nuove restrizioni per limitare al minimo i contatti fra le persone: da domani in tutto il Paese bar e ristoranti dovranno chiudere alle 23, i corsi universitari si svolgeranno solo online e gli incontri privati nella cerchia familiare o di amici non dovranno riunire più di dieci persone con la mascherina. Quest’ultima viene resa obbligatoria e sono vietati gli eventi pubblici con più di 50 persone. Campania, Liguria, Sardegna e Veneto non sono più nella lista svizzera delle regioni a rischio di coronavirus, con obbligo di quarantene per i viaggiatori. Da domani solo Belgio, Repubblica Ceca, Andorra e Armenia e tre aree della Francia saranno nella lista rossa.

Secondo il bollettino quotidiano dell’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp), ci sono stati altri 24 decessi che portano a 1.954 morti dall’inizio dell’epidemia. I tamponi eseguiti sono stati 30.772 mentre i nuovi ricoveri sono 149, il che porta le ospedalizzazioni a 6.413. L’incidenza ha raggiunto i 1.580,6 casi ogni 100mila abitanti. Dall’inizio della pandemia i test svolti per rilevare il SARS-CoV-2 sono 1.859.945 , di cui il 7,9% è risultato positivo. Il tasso di positività odierno è del 28%.

“Situazione critica” – Numeri che preoccupano il consigliere federale e ministro della salute Alain Berset, che alla Radio svizzera italiana (Rsi) parla ormai di una situazione “critica”. “L’aumento dei nuovi casi di coronavirus è esponenziale – ha detto mentre si trovava in visita all’ospedale di Losanna -. I casi raddoppiano e ci aspettiamo che pure il numero di ricoveri raddoppierà giorno per giorno”. Ed evidenziando come la Svizzera oggi sia uno dei Paesi in Europa con la situazione più grave, anche qui l’obiettivo è quello di non sovraccaricare il sistema sanitario.

Terapie intensive e medici – Intanto, secondo gli ultimi dati della Società svizzera di medicina intensiva (Ssmi) del 22 ottobre, le capacità di terapia intensiva nel Paese sono “attualmente sufficienti per curare tutti i pazienti in condizioni critiche” e “sono disponibili tra 950 e 1000 posti letto nelle 82 unità di terapia intensiva. Se necessario il numero di letti può essere temporaneamente aumentato in diversi di questi reparti. Quanto agli ospedali, chi denuncia già carenza di medici sono gli ospedali di Ginevra, dove per fronteggiare il picco di contagi di coronavirus è stato lanciato un appello ai volontari, che abbiano ricevuto un training ospedaliero, e dottori in pensione. Domenica erano 296 i pazienti Covid negli ospedali di Ginevra, quasi il triplo rispetto a 13 giorni fa.

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