Abuso d’ufficio e falso. Sono i reati per cui è indagato Leonardo Alestra, generale dei carabinieri e capo dell’Ispettorato nazionale del lavoro, che nei giorni scorsi, come raccontato dal Fatto quotidiano, ha ricevuto dalla procura di Roma un avviso di conclusione indagini, di solito preludio a una richiesta di rinvio a giudizio. Sotto accusa è finita l’assunzione di un altro generale dei carabinieri, Giuseppe Nucci, finito ai domiciliari lo scorso giugno per induzione indebita. Nucci era entrato come dirigente all’ispettorato nel marzo del 2019, grazie a una procedura di interpello indetta da Alestra. Messo a capo di ben due direzioni centrali (pianificazione strategica e controlli), Nucci era poi diventato anche responsabile anticorruzione. Ma per il pm Antonio Clemente quell’assunzione è stata pilotata da Alestra, senza che ci fossero i necessari requisiti.

Tra i due, scrive il pm nell’avviso di conclusione indagini, c’era un “rapporto stretto”, tanto che nei cinque mesi prima dell’assunzione sono state contate ben “77 telefonate”. Nel pc di Nucci, inoltre, sono state trovate “bozze di riordino dell’ispettorato (elaborate per conto di Alestra) e di atti propedeutici finalizzati alla sua nomina (da parte di Alestra) ben prima della nomina stessa”. Nomina sulla quale Alestra – contesta il pm – non si è astenuto e, anzi, è stata fatta senza rispettare il limite di legge del 15% delle posizioni in pianta organica previsto per gli incarichi dati a dirigenti esterni. Al momento dell’interpello le direzioni centrali erano quattro: affidarne due a Nucci ha significato portare la quota degli esterni al 50% delle posizioni dirigenziali. Di qui l’ipotesi di abuso d’ufficio contestata ad Alestra, a cui si aggiunge il falso per aver sostenuto che i requisiti professionali di Nucci non erano rinvenibili all’interno dell’ispettorato. Cosa per altro smentita dalla nomina di dirigenti interni all’ente per sostituire proprio Nucci, dopo il suo arresto.

È questa l’ultima puntata di una vicenda che da mesi scuote i vertici dell’ispettorato, agenzia mai decollata per davvero dopo essere stata istituita nel 2015 dal jobs act di Matteo Renzi per centralizzare i controlli precedentemente in capo a ispettori del ministero, dell’Inps e dell’Inail. Nei mesi scorsi Nucci era rimasto coinvolto in un’indagine del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del sostituto Clemente, condotta dai carabinieri del comando tutela lavoro operativi nello stesso ispettorato dopo una segnalazione interna e dopo le dichiarazioni rese agli inquirenti da Giuseppe Diana, dirigente a capo della direzione centrale risorse umane e finanziarie tra le cui competenze, al momento dell’interpello, c’era anche il reclutamento del personale dell’ispettorato. Al centro delle indagini era finito un appalto da oltre otto milioni di euro per la digitalizzazione dei flussi operativi dell’ente: Nucci avrebbe fatto pressioni su Ibm, assegnataria dell’appalto, per ottenere un contratto da 200mila euro per un consulente a lui vicino, Paolo Montali, anche lui finito ai domiciliari. Prima di essere arrestato, Nucci aveva subìto una perquisizione in seguito alla quale, ai primi di aprile, si era dimesso. A quel punto Alestra lo aveva salutato con una lettera in cui gli esprimeva “vivo riconoscimento” e “sentito ringraziamento per il lavoro svolto”. La lettera, condivisa con tutti i dipendenti, aveva creato molto imbarazzo all’interno dell’ispettorato.

Ora ad Alestra, nominato alla guida dell’ente due anni fa dall’allora ministro del Lavoro Luigi Di Maio, vengono contestate irregolarità proprio nell’assunzione di Nucci. Oltre ai due generali e al consulente Montali, sono indagati per subappalto illecito la moglie di Montali, una dirigente di Ibm (cui è contestato anche il concorso in induzione indebita) e un dirigente di Grant Thornton, società attraverso cui Ibm aveva affidato la consulenza a Montali.

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