Corre, suda, sbaglia e vince 2-0 la prima del girone Champions a Kiev, contro la Dinamo, la strana Juventus di Andrea Pirlo. Strana sì, perché è’ una Juve forse più sarrista di quella di Sarri se non nel gioco e negli schemi nella mentalità: operaia. L’impeto giovanile di Chiesa e Kulusevski infatti porta la squadra di Pirlo a tentare la carta della velocità, dell’agonismo: un atteggiamento lontano sia da quello degli anni di Allegri, con l’iperesaltazione del pragmatismo, sia dall’ultimo anno di Sarri. Sebbene, probabilmente, l’ex Napoli l’avrebbe sicuramente gradito questo atteggiamento. Poco gradevole resta in ogni caso la difesa a tre, per quanto con Chiesa e Cuadrado sia possibile schierarla e per quanto la Dinamo Kiev sia ben lontana da quella che con Rebrov e Sheva e il compianto Lobanovsky in panchina faceva sudare la Juve più di vent’anni fa.

Per ora va bene però: Chiesa ha gioco facile a sinistra e la sua esplosività favorisce il primo gol di Morata su tap in, in apertura di secondo tempo. Sempre dalla fascia, stavolta dalla destra arriva il raddoppio: Cuadrado crossa dalla trequarti, Morata fa fall’area il suo salotto di casa col “prego, si accomodi” dei difensori ucraini e all’80esimo la partita è bella e chiusa. È un modello, quello di sfondare sugli esterni, che la Juve cerca spesso e forse sempre, come dimostra anche Crotone: sia il gol buono di Morata che quello annullato allo spagnolo arrivano da lì. Che sia un segnale di forza sugli esterni è evidente, che possa essere anche una debolezza vista la quasi monotematicità della soluzione in due match contro squadre non irresistibili è da vedere.

Di sicuro è una Juve nuova: quasi antitetica rispetto a quelli che da calciatore erano i tratti peculiari del suo mister, regali, altro che operai. E ad oggi le indicazioni che arrivano, dopo le perplessità per quanto visto in campionato dicono che il mister bianconero può essere soddisfatto. Soddisfazione che arriva in un match particolare per Pirlo: di fronte a lui da allenatore Lucescu, il Melquìades del calcio, che a Brescia lo vide 16enne, intuendone il potenziale e il futuro. Dal primo maestro e dalla sua figura affascinante, simile appunto all’alchimista di Cent’anni di solitudine, Pirlo potrà imparare che per l’alchimia ci vuole pazienza, Lucescu d’altronde è ancora lì a cercarne, e allena da 41 anni. Una dote però Pirlo mostra già di averla da mister: l’autorevolezza, lasciando Dybala comunque in panchina ignorandone i lamenti della settimana.

L’argentino entra nel secondo tempo e dà ragione al suo allenatore: non è pronto e la cosa è del tutto evidente. Insomma, la Juve fa il suo contro una Dinamo tignosa, ma priva di talento e ben al di sotto dei bianconeri: 3 punti che instradano la qualificazione agli ottavi. Si deciderà in quale posizione tra Juventus e Barcellona, ma appare difficile immaginare che la Dinamo vista stasera o Ferencvaros possano fare da concorrenti per il passaggio del turno. Bene così, resta la curiosità di vedere quali saranno le sorti di un progetto, ma anche di un’idea che rappresentano una novità: una Juve operaia. E se la Juve operaia andrà in paradiso, poi, è tutto da vedere.

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