La campagna tutt’intorno, le Alpi già parzialmente innevate a nord e a ovest, a cento metri una delle più belle abbazie cistercensi lombarde, quella di Morimondo. I monachelli che la fondarono, nel lontano 1134, arrivavano dall’abbazia di Morimondo, nella zona dell’attuale dipartimento dell’Alta Marna. Le sei vetture pronte alla prima presa di contatto – tre i30 e tre i10 – arrivano da più lontano ancora, dagli stabilimenti della Hyundai nella Repubblica Ceca e in Turchia. Per la piccoletta i10, l’appuntamento alle porte di Milano – ma in mezzo al verde – riguarda solo la N Line, visto che gli altri allestimenti sono già nelle concessionarie italiane da inizio anno. La i30 è invece alle prese con un face lift che riguarda anche gli allestimenti non-N Line.

Partiamo con la rappresentante coreana del segmento C perché è più grande (4,34 metri di lunghezza per la cinque porte, la più bella del terzetto che comprende pure la familiare e la fastback) e anche la prima su cui salgo. Siccome è una “N”, e “N”, nel marketing code della marca asiatica significa “Nurburgring”, il design non può che fare l’occhiolino al concetto di sportività, ed ecco quindi i nuovi fari a led a “V”, sia davanti che dietro, i cerchi in lega da 17”, l’imponente griglia a nido d’ape, la pedaliera con le finiture in metallo. All’interno spiccano il volante a tre razze, il visore da 7 pollici del cluster dietro il volante e lo schermone da 10 pollici abbondanti al centro del cruscotto, dove divertirsi con il nutrito pacchetto di accrocchi legati alla connettività.

A spingere l’esemplare oggetto della scampagnata tra Bereguardo e Besate, Motta Visconti e Rosate (su strade battutissime dai ciclisti che aborrono le salite) è il mille tre cilindri a benzina da 120 cavalli abbinato al sistema ibrido a 48 volt. Corroborato da un cambio manuale a 6 marce iMT, ribattezzato “intelligente” da Hyundai (in pratica, scollega il motore quando il guidatore alza il piede dall’acceleratore, o lo fa lavorare proprio al minimo…), il motore “elettrificato” della i30 non marcia mai in modalità puramente elettrica, visto che a fornire trazione è solo il propulsore termico. Però, come un buon amico che ti dà sempre una mano senza dare nell’occhio, il sistema mild hybrid a 48 volt si basa su un alternatore-starter e una batteria di piccole dimensioni, che si ricarica durante le fasi di rilascio, e supporta il motore termico in varie fasi, come l’avviamento, la partenza da fermo, l’accelerazione, contribuendo a ridurre emissioni e consumi del 7% circa. La tecnologia mild hybrid piace parecchio oggi ai costruttori, perché grazie ad essa si contengono i consumi e si allunga la vita a molti motori, soprattutto diesel. Anche sulla i30, ovviamente, c’è un motore a gasolio con mild hybrid.

Ma non divaghiamo e torniamo al nostro millino-con-aiutino. Sulle bassaiole strade formicolanti di attività agricole e industriali non si può pazzìare, ma qualche curvotta veloce e sorpasso birichino sono sufficienti a fa venire fuori il brillante carattere di questo allestimento della i30 dedicato a chi ama guidare spedito e non pensa solo ai display dei prezzi esposti alle stazioni di servizio.

Naturalmente ci sono motorizzazioni più adatte ai cattivoni, specie quella da 250 cavalli che si paleserà l’anno prossimo, ma il nostro millino è un buon compromesso tra sportività, morigeratezza e ambientalismo, visto che può fare anche quasi 20 km con un litro, sfiora i 200 orari di punta e ha un cambio rapido e preciso. La vettura da cui scendo per salire sulla i10 è zeppa di optional per la sicurezza e l’edonismo e costa 30 mila euro. L’allestimento N Line, sulla cinque porte, va da 27.450 a 30.950 euro, ma se rottami, paghi a rate con finanziamento Hyundai – insomma se ordini per intero il piatto del giorno coreano – la porti a casa con una rata da 199 euro mensile e un “vantaggio cliente” (furbissimo neologismo molto in voga tra i produttori di vetture) di 6.950 euro.

Basta adesso pensare ai soldi, dai. Accendo il millino che, sulla piccola i10 N Line, non ha l’aiutino, e il sound che ne esce è molto più allegro di quello del fratello che ho conosciuto poco prima, impegnato sulla i30 ibridizzata. Lunga appena 3,675 metri, la i10 N Line è leggera ma ben piantata a terra e sta bene incattivita ad arte con tocchi tipo i vetri posteriori oscurati i logo N Line, l’emblema i10 in rosso, come la piastra paramotore ; oppure, dentro, volante e pomello del cambio marchiati N, le bocchette dell’aria contornate di rosso e le impunture e gli inserti rossi dedicati N Linesi sugli avvolgenti sedili dal look sportivo.

Sfreccio davanti alla casona di Besate dove un tempo c’era “Lisa dagli occhi blu”, il locale che Mario Tessuto chiamò come la sua indimenticabile hit, attraverso il centro di Bereguardo, cerco tutte le strade senza traffico per strapazzare un po’ il cambio a cinque marce e dar libero sfogo ai 100 cavalli della citycar coreana, che risponde con entusiasmo. E’ il 7 ottobre 2020, tutte le radio serie del mondo sono in lutto per la scomparsa di Eddie Van Halen, che amava così tanto le auto da inserire il suono del motore V12 della sua Miura in un brano. Tra una curva e una scalata, alzo al massimo il volume quando su Capital si scatena la chitarra dell’Eddie in “Ain’t talk ‘bout love”. Avesse voluto aggiungere la i10 N Line alla sua infinita collezione, a Van Halen avrei detto che questa macchina su cui siamo io e il suo rock viene 18.650 euro. Ma che, rottamando un’auto con più di 10 anni, avrebbe ottenuto un “vantaggio cliente” di 3.450 euro.

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