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Covid, conclusa la prima fase dello studio di sieroprevalenza: “Giovani meno suscettibili a infettarsi e sviluppano forme meno gravi”

Secondo il nuovo studio del dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche Luigi Sacco, meno del 10% dei bambini sotto i dieci anni sarebbe stato colpito dal Covid. "Questo dato è importante e in parte rassicurante in merito al rischio della diffusione dell’infezione tra i più piccoli dopo la riapertura delle scuole", ha dichiarato il professor Massimo Galli
Covid, conclusa la prima fase dello studio di sieroprevalenza: “Giovani meno suscettibili a infettarsi e sviluppano forme meno gravi”
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Si è conclusa la prima parte dello studio di sieroprevalenza SARS-CoV-2 che ha visto coinvolti i quattro comuni lombardi di Castiglione d’Adda, Carpiano, Vanzaghello e Suisio e circa 10mila cittadini. A realizzarlo il dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche Luigi Sacco, in collaborazione con Medispa, azienda che sviluppa tecnologie per la prevenzione e la salute. Nello svolgimento dello studio sono stati utilizzati i test rapidi immuno-cromatografici di PrimaLab, azienda impegnata nello sviluppo e nella produzione di dispositivi diagnostici in vitro.

“In un primo breve contributo scientifico, già pubblicato sul Journal of Infection, che riguarda solo i dati di Castiglione d’Adda, abbiamo potuto descrivere come l’infezione abbia colpito in modo selettivo le diverse fasce d’età, interessando oltre il 40% dei novantenni, ma meno del 10% dei bambini al di sotto dei 10 anni, mentre le persone tra i 45 e i 50 anni sono state interessate in circa il 20% dei casi – dichiara il professor Massimo Galli – Questa osservazione suggerisce che i più giovani non solo sviluppano più raramente il Covid in modo grave, ma che sono anche meno suscettibili ad infettarsi. Questo dato, che deriva da un contesto in cui il virus ha potuto diffondersi prima che se ne riconoscesse la presenza nel nostro Paese, e quindi senza alcun ostacolo, è importante e in parte rassicurante in merito al rischio della diffusione dell’infezione tra i più piccoli dopo la riapertura delle scuole”.

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