È stata convocata per il 15 ottobre l’assemblea per la nomina del nuovo cda e collegio sindacale di Banca Popolare di Bari che dovrà uscire così dall’amministrazione straordinaria. I nuovi vertici raccoglieranno il testimone dai commissari straordinari nominati da Bankitalia lo scorso dicembre Antonio Blandini e Enrico Ajello. A guidare la banca come amministratore delegato sarà d’ora in poi, con ogni probabilità, Gianpiero Bergami, già manager Unicredit e Mps ed attualmente direttore generale della Bari. Un prima convocazione era stata fissata per fine agosto ma poi rinviata poiché il socio di maggioranza, il Mediocredito centrale, che detiene il 97% delle azioni e di cui Bergami è espressione, non aveva indicato le proposte per le candidature.

La delega e il diritto di voto potranno essere esercitati entro il 13 ottobre. Entro il 25 settembre i soci della Popolare di Bari dovranno presentare le liste dei candidati per il nuovo consiglio di amministrazione. E’ quanto si legge nell’avviso di convocazione secondo cui tali proposte, che dovranno anche contenere l’indicazione del nominativo del presidente, saranno pubblicate sul sito internet www.popolarebari.it dal giorno 28 settembre 2020.

Un anno di passione – La Popolare di Bari volterà quindi pagina dopo anni travagliati culminati con il salvataggio pubblico da oltre un miliardo di euro e l’avvio, lo scorso gennaio, dell’ennesima inchiesta della procura di Bari sulla gestione dell’istituto, con l’arresto di Marco e Gianluca Jacobini, e le indagini sull’ex a.d. Vincenzo De Bustis. L’inizio della fine per la Popolare di Bari, la più grande banca del Mezzogiorno, data 2014, anno in cui fu acquisito il controllo di Tercas, banca tecnicamente fallita ma che i vertici della Bari erano convinti di poter rilanciare. Poi una lunga agonia che ha travolto anche molti clienti dell’istitiuto a cui sono state rifilate azioni della banca che nel tempo si sono inesorabilmente deprezzate ma che non si riuscivano a rivendere per assenza di compratori.

I rimborsi per i soci – Pochi giorni fa è stato dato semaforo verde per un pagamento da 2,38 euro per ogni azione della Popolare di Bari comprata con gli aumenti di capitale degli anni 2014 e 2015. Un parziale ristoro che vale complessivamente circa 40 milioni di euro. Passaggio chiave prima di procedere alla trasformazione in Spa della banca popolare. Il cambio di forma giuridica non comporterà comunque il disimpegno del Mediocredito centrale. Nonostante si tratti di una banca pubblica, l’Unione europea ha dato il suo benestare al sostegno statale poiché avviene in un’area economicamente depressa. Una volta in carica i nuovi vertici dovranno provvedere alla redazione del bilancio da sottoporre a Banca d’Italia. Se approvato, la banca potrà iniziare ad operare in una condizione di relativa normalità.

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