La necessità per il Tesoro di vendere entro il prossimo anno la partecipazione del 68% nel Monte dei Paschi di Siena, acquisita nel 2017 a valle della ricapitalizzazione precauzionale, rischia di diventare un nuovo nodo per la maggioranza. Nei giorni scorsi il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha preparato la bozza di decreto per la vendita, in base al calendario concordato con la Ue. Ai corsi attuali, però, lo Stato rischia una minusvalenza di 7,5 miliardi rispetto all’investimento fatto all’epoca. Per questo Carla Ruocco, presidente M5s della Commissione di inchiesta sulle banche, insiste da giorni sulla necessità di dividere l’istituto in due vendendo filiali e sportelli a un gruppo italiano (“ad esempio alla Popolare di Bari per creare la banca del Sud”, ha ipotizzato intervistata dal Sole) e trasformando quel che resta “in una bad bank nazionale“, vale a dire una società specializzata nel gestire i crediti difficili o impossibili da recuperare. Fondendola con Amco, anch’essa del Tesoro.

La bozza preparata da Gualtieri, secondo quanto riportato da Repubblica, lascia aperte diverse strade: prevede la “dismissione in una o più fasi, mediante modalità e tecniche di vendita in uso sui mercati, attraverso il ricorso singolo o congiunto a un’offerta di vendita rivolta al pubblico dei risparmiatori in Italia, ivi compresi i dipendenti del gruppo, e/o a investitori istituzionali italiani e internazionali ad una trattativa diretta da realizzare attraverso procedure competitive trasparenti e non discriminatorie, ad una o più operazioni straordinarie, ivi inclusa un’operazione di fusione”. Nessun accenno allo scorporo di una bad bank: a fine giugno Mps ha già ceduto 8,1 miliardi di crediti deteriorati ad Amco, con il via libera della Bce.

Secondo Ruocco, “non è il momento di svendere un’importante realtà bancaria come il Monte dei Paschi, men che mai a concorrenti Ue o extra Ue. Nessun Paese europeo svende le sue banche a istituti stranieri”. Ma “Banca Mps, a oggi, capitalizza in Borsa circa 1,65 miliardi di euro” e “lo Stato con la sua partecipazione incasserebbe dalla cessione circa 1 miliardo a fronte di un investimento complessivo di quasi 8,5 miliardi. Il rendimento per lo Stato sarebbe pari a -90% dell’investimento“. E allora la soluzione indicata dalle pagine del quotidiano di Confindustria è che “l’Italia prenda esempio dalla Spagna (il riferimento è alla possibile fusione tra Bankia e Caixa, in discussione in questi giorni, ndr) e riapra il dossier con l’Europa”.

Tesi ribadita anche mercoledì mattina, dopo l’audizione dell’ad di Mediobanca, Alberto Nagel che ha sostenuto la necessità di rivedere le richieste della Bce sulla progressiva svalutazione dei crediti deteriorati fino al 100% in quanto “applicata nel post Covid è come una bomba atomica” che determinerebbe “un disastro nel bilancio delle banche, non solo nostre”.”Probabilmente tra 2-3 anni – o anche prima – ci troveremo nella situazione di dover ricapitalizzare le banche per l’impatto di questo tipo di crisi”, ha sottolineato Nagel. “Sono sempre più convinta”, ha commentato Ruocco, “della necessità di creare una bad bank nazionale in quanto la mole di moratorie e nuovi finanziamenti, pari a circa 400 miliardi, con molta probabilità si trasformerà in nuovi crediti deteriorati, stimabili in circa 130 miliardi”. Tradotto: nella fase di ripresa post Covid molte aziende non saranno in grado di ripagare i debiti e scatterà un effetto domino che rischia di travolgere il sistema bancario, come ai tempi della crisi del 2008.

I sindacati non ci stanno. “La Segreteria Nazionale Uilca e il Coordinamento Uilca del Monte dei Paschi di Siena sono fermamente contrari alle proposte avanzate nei giorni scorsi dalla presidente della Commissione d’inchiesta sulle banche, Carla Ruocco”, ha fatto sapere Massimo Masi, Segretario Generale della Uilca. “La storia del Monte dei Paschi di Siena non può finire con una vendita a spezzatino. L’ipotesi prospettata da Carla Ruocco appare contraddittoria e potenzialmente pericolosa per l’interesse del Paese e per i lavoratori”, ha commentato dal canto suo il segretario generale di First Cisl Riccardo Colombani. D’accordo, però, su altri punti: “La privatizzazione di Mps nei tempi stabiliti dalla Bce determinerebbe per lo Stato azionista una perdita ingente”, oltre al fatto che “il sistema bancario verrebbe privato di un attore rilevante al fine di attuare le politiche creditizie che il governo ha il dovere di definire”.

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