Entrambi a cavallo come in un far west ma sullo sfondo c’è una Milano apocalittica, quasi come fosse distrutta dalla pandemia. Emis Killa e Jake La Furia sulla copertina del loro album “17” sono complici e amici con oltre 15 anni di carriera alle spalle e hanno deciso di unire le loro forze per raccontare le loro storie e ritratti impietosi della società e del mondo dei social. Tanti amici e colleghi hanno collaborato con loro: Salmo, Fabri Fibra, Lazza, Massimo Pericolo e Tedua, per citarne alcuni. Emis Killa e Jake La Furia sono i primi a riprendere la prassi degli instore, incontri tra fan e artista, dopo il lockdown dal 21 settembre. Naturalmente si svolgerà tutto in massima sicurezza, secondo i protocolli sanitari. Un modo per ricominciare e soprattutto spingere l’acquisto del disco, dopo l’impennata dello streaming degli ultimi mesi. “Non abbiamo fatto un ragionamento capire cosa la gente avrebbe voluto da noi piuttosto abbiamo seguito il nostro gusto sulla musica del momento. – racconta subito Jake La Furia – Ci siamo concentrati su cosa ci sarebbe piaciuto fare. Sono diciassette tracce omogenee che abbiamo scelto, ascoltando tutto quello che ci è arrivato senza alcun pregiudizio. Ci sono grandi nomi ma anche qualche esordiente”,

“La prima volta che ho visto Emis Killa era piccolo, arrogante e lampadato!”, ha ricordato Jake. Ma in “Broken Language” Emis risponde “La Furia c’ha un ghepardo al guinzaglio come un emiro”. Il diretto interessato risponde, ridendo: “La verità è che siamo tutti e due gran tamarri!”. A proposito di moda e tamarri (“ma per me è un gran complimento”, specifica Emis Killa) una delle canzoni si intitola “No Insta” ed entrambi prendono le distanze da alcuni rapper della nuova generazione, troppo concentrati all’immagine. “Mi sembra di capire dai social – spiega Jake – che c’è gente che fa musica solo per diventare famoso e ricco. Per loro la musica è l’ultimo gradino delle cose che realmente interessano. Quindi la conseguenza è che c’è una nuova generazione che produce cose inascoltabili, che abbaia quando canta e si spaccia per trapper. Invece ci sono persone che fanno musica di livello senza l’ansia di apparire su tutti i costi su Instagram, dove peraltro ormai c’è di tutto”. “La penso allo stesso modo – interviene Emis – ci sono certi volti della musica rap e trap soprattuto negli ultimi anni che si atteggiano a rapper di strada coi soldi, ma tutti fashion, bellini, curati e strafighi. Poco credibili. Anche io sono attento all’estetica, lo ammetto, ma rimango un tamarro e cerco sempre di essere credibile in qualsiasi cosa io faccia”.

Il discorso si sposta sugli haters. “Ho visto su Netflix l’altra sera un docu-film molto bello intitolato ‘The Social Dilemma’ – dice Jake – che sostanzialmente conferma, come ho sempre pensato, quanto fosse pericoloso il mondo dei social che ormai schifo perché è una specie di far-west. Chiunque si sente in diritto di dire qualcosa ed è assurdo dare spazio a un gruppo di adolescenti impazziti. Se a loro dai uno spazio virtuale si crea un cortocircuito perché brriva l’insulto facile. Chi usa i social per insultare ha una fascia di età molto bassa e si creano facilmente shitstorm verso gli stessi rapper o trapper che ascoltano. Insomma non credo che sotto i post di Renato Zero troveremo mai la stessa violenza verbale dei commenti contro un rapper”.

Emis Killa è bersagliato per qualsiasi cosa scriva, specialmente su Twitter, dove scatena spesso polemiche di qualsiasi tipo con la sua ironia e il suo sarcasmo: “In Italia sono un capro espiatorio perfetto – spiega Emis – perché sono arrogante, molto sincero e dico anche le cose come stanno. Ammetto che non mi regolo molto su Twitter soprattutto perché sono molto ironico e forse non credo nemmeno io nelle cose che scrivo. Mi prendo le mie responsabilità, sia chiaro, ma diciamo pure che in Italia, come in tutto il mondo c’è tanta ipocrisia. Sono convinto che alla base delle persone che ti rispondono male ci siano solo persone incazzate e frustrate che devono, in qualche modo, sfogarsi contro il personaggio noto”.

Ci sono due brani nel disco “17”, dove entrambi cantano da soli un brano, che riguarda la loro vita e il loro passato. In “Amore Tossico” Jake La Furia racconta di un rapporto malato: “Uso la metafora dell’amore come fosse eroina, un relazione malata in cui la vittima non riesce a far nulla per smettere. Ci si distrugge fino all’ultimo. Naturalmente ho tratto spunto da una mia vecchia relazione e penso che scriverne, alla fine, sia un antidoto. Siamo abituati a scrivere cose super tamarre ma anche tante cose personali. Quando capita lo faccio più che volentieri”.

Se Jake La Furia parla di un amore tossico, Emis Killa in “La mia prigione” racconta dei suoi inizi e del successo che gli ha portato via gli affetti (“farsi in 4 per gli amici per poi essere tradito sul finale”). “Negli ultimi tre anni ho preso delle batoste piuttosto forti – ammette Emis – e quando ci sono i soldi di mezzo purtroppo le cose non vanno mai bene. Si innescano una serie di comportamenti che hanno alla base la disonestà. Quando sei ragazzino rimani deluso ma vai avanti, le delusioni invece si fanno più cocenti quando sei adulto e più maturo. È nel normale corso delle cose”. Sempre nella stessa canzone Emis canta: “Sono uscito dalla melma con le mie ambizioni”. “Intendiamoci – aggiunge – le ambizioni erano quella di diventare un musicista, non volevo diventare un cantante di successo come Vasco, per intenderci. Ero un ragazzino, pieno di conflitti interiori, di sogni, e di talento, anche se allora non lo sapevo ancora, alla fine volevo solo produrre e fare musica”.

In “Sparami” si parla anche dell’ultimo Festival di Sanremo: “Torno a casa duro nudo sembro un Morgan tutto fatto che non trova il Bugo”. “Specifico subito che in questo brano ci sono anche Salmo e Fabri Fibra e quella frase non la canto io, nemmeno l’ho scritta io quella frase (ride, ndr) però sono a favore di Bugo tutta la vita. Ho avuto modo di conoscerlo perché facevamo entrambi parte della mia vecchia etichetta (Carosello Records, ndr) e l’ho sempre trovato irresistibile e simpatico”.

“Spero proprio di andare in tour con Emis – conclude Jake -, ma come sappiamo tutti si naviga a vista. Ho riflettuto molto sul discorso dei lavoratori dello spettacolo che hanno vissuto e stanno vivendo mesi di difficoltà a causa del lockdown e dei Live rimandati al prossimo anno. In generale se il sistema lavoro si ferma per mesi e la gente muore di fame c’è qualcosa di sbagliato. Detto questo, io sono fortunato ho altre attività che mi hanno permesso di guadagnare ma ci sono famiglie che versano in gravi difficoltà economiche. La pandemia ha devastato tutti i sistemi e sovvertito le priorità di questo Paese, ad iniziare dalla scuola che è tornato un tema da mettere al primo posto”.

A proposito del futuro Emis Killa ha partecipato anche ad alcuni programmi televisivi da “Yo Mtv Raps” a “The Voice 2016”, fino a smentire un suo coinvolgimento nell’edizione 2020 di “X Factor”. “Sì e vero, come ho scritto sui social mi sono proposto una volta ma non mi han cagato – racconta il rapper -. Mi piace molto tutto quello che è talent, format televisivi che hanno a che fare con la musica. Io ad ‘Amici’? Non mi hanno contattato per far parte della trasmissione, ho partecipato come ospite e devo dire che mi è piaciuto”. In “666” senza peli sulla lingua canta: “La fortuna non mi bacia però me lo suca”. “Non ho avuto bisogno della fortuna – conclude ridendo -. Ho costruito la mia fortuna, non credo nemmeno nella sfiga. Fortuna e sfortuna alla fine sono fatalità e coincidenze”.

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