Un nuovo disegno di legge che regolamenta il mercato interno verrà presentato al parlamento britannico. Corre voce che la legge imporrà modifiche alle regole doganali e a quelle sugli aiuti di stato previste dal protocollo sull’Irlanda contenuto nell’Accordo di Recesso della Gran Bretagna dall’Unione Europea, stipulato solo qualche mese fa.

In Parlamento, il conservatore Sir Bob Neill, presidente del Justice Select Committee, rivolge una domanda diretta a Brandon Lewis, Segretario di Stato per l’Irlanda del Nord: “Il Segretario di Stato ha detto di essere impegnato a rispettare il principio di legalità e che lo è anche il Governo. Riconosce che il rispetto del principio di legalità non è negoziabile? Ciò considerato può assicurarci che nulla di quanto prevede questa legge viola o potrebbe potenzialmente violare gli obblighi legali internazionali o gli accordi legali internazionali che abbiamo stipulato?”

Il Segretario dell’Irlanda del Nord (che non è Woody Allen) risponde: “Direi al mio onorevole amico che sì, questo viola il diritto internazionale in un modo molto specifico e limitato. Ci prendiamo la libertà di disapplicare il concetto Ue di effetto diretto richiesto dall’articolo 4 in determinate circostanze molto ben definite”.

Certamente tutti gli avvocati difensori del Regno Unito prendono subito nota. Per i casi più spinosi è già pronta la magica formula: “Il mio cliente ha sì infranto la legge, ma soltanto in modo specifico e limitato”.

La prende invece molto male Jonathan Jones, il capo del servizio legale del governo britannico, al quale è affidato il compito di verificare che l’attività di governo si svolga su solide basi giuridiche per difenderne il lavoro da eventuali azioni legali. Dopo qualche ora – ma dopo mesi di frustrazioni – arrivano infatti le sue dimissioni.

Chi potrebbe dargli torto? Come potrebbe difendere un governo che si ispira al Marchese del Grillo e dichiara esplicitamente di voler infrangere la legge?

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