In trent’anni d’insegnamento capita di ricevere mail da ex alunni. Ieri Giacomo mi ha scritto: “Caro Prof (…) Immagino che al referendum voterà Sì, può dirmi perché? Una sintesi, come quelle di un tempo. (…)”.

Caro Giacomo, è difficile riportare sulla pagina con la chiarezza che esigi le ragioni che mi spingono a votare Sì. Ci provo. Partendo da un dato: il popolo ha desideri, bisogni, aspirazioni, è sbagliato reprimerli etichettando le politiche popolari come “populiste”. L’inganno dei “giornaloni” e di chi li finanzia è evidente: dalla commissione Bozzi (‘83) al programma dell’Ulivo, sono quarant’anni che destra e sinistra parlano di taglio dei parlamentari. Oggi non va più bene perché a proporlo sono i Cinquestelle? I sofisti sostenevano tesi contrarie su ogni argomento (ricordi?), giudica tu, ora, chi cambia idea in base alle circostanze e alle convenienze.

Ma non si tratta solo di questo. Fondamentale è difendere valori e struttura della Costituzione. Occorre proteggerla dagli attacchi, dicevamo al liceo. Bene, il taglio dei parlamentari è un piccolo aggiornamento che adegua la Carta ai tempi senza modificarne l’impianto; seguiranno modifiche procedurali e una nuova legge elettorale, intanto si porta a casa un risultato atteso da decenni.

La verità, caro Giacomo, è che i difensori del No confondono le acque dicendo che la riforma stravolge la Costituzione del ‘48; che il taglio dei parlamentari riduce l’autorevolezza del Parlamento; che rallenteranno i lavori in Commissione. E’ vero il contrario: aumenterà il prestigio degli eletti, e quanto alla lentezza dei lavori “la democrazia non corre – dice Goethe – ma arriva sicura alla meta”. In verità, pochi parlamentari riconoscibili saranno più efficienti (e responsabili) di una pletora di peones che votano su comando. Parlane coi tuoi amici, Giacomo, denuncia le fake news.

Dicono di territori sottorappresentati, di deficit di democrazia. Bugie. Si rifaranno i collegi con circoscrizioni pluri-regionali a vantaggio della Regioni più piccole. Semplice. Ma non vogliono vederlo. Ti sembra giusto? E’ che tanti sostenitori del No usano il referendum per scopi politici. Anche questo devi sapere: che molti predicano l’interesse generale mentre tramano per fini di bottega. Il caso Repubblica secondo me è esemplare: sul taglio dei parlamentari, dopo decenni, ha fatto un voltafaccia micidiale. Micidiale per la sua credibilità.

Ma stavolta l’inganno è evidente e la vittoria del No, stando ai sondaggi, improbabile. Sarebbe stato bello aprire un dibattito al liceo, Giacomo; un dibattito come quelli di un tempo, per confrontarsi, discutere, capire, ma temo che il Covid non lo consenta. Da qui la mia lettera aperta a te e agli studenti del Paese.

Dunque: taglio dei parlamentari per volontà pluridecennale del popolo; modifica degli articoli 56, 57, 59 senza stravolgere la Carta; riconoscibilità e autorevolezza degli eletti; riduzione del potere dei partiti reintroducendo le preferenze (basta liste bloccate!): è questa la via tracciata dalla riforma. Altro che “marchetta ideologica”! Cacciari esagera, e non vede il processo riformista in corso che pure auspica. Mi chiedi perché votare Sì. Quanto detto basterebbe, ma c’è dell’altro.

Da anni – spiega Valerio Onida – ragionando di legge elettorale si parla di “correttivi che favoriscano la governabilità, i quali incidono sulla rappresentanza assai più del numero di parlamentari”. E poi: il taglio è stato approvato in Parlamento da una maggioranza bulgara (capisci?), votare No aggraverebbe la sfiducia dei cittadini verso le istituzioni. Intendiamoci, c’è gente rispettabile nello schieramento del No (anche se talvolta sbagliano i toni, penso a Roberto Saviano durissimo con Zingaretti), ma molti sono coloro che hanno cambiato idea: si chiamano Berlusconi, Boldrini, Orfini, Mulè, Brunetta, eccetera.

Vai nella direzione opposta a questi signori, Giacomo. Il loro No secondo me gronda incoerenza, interessi, giochi politici inconfessabili. Un motivo in più per votare Sì senza voler persuadere chi ha già fatto una scelta di campo. “Anche se mi convincerai, non mi convincerai”, Aristofane aveva capito tutto.

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